Firme false: nuova condanna per Gallina, ex presidente della Provincia

Firme false: nuova condanna per Gallina, ex presidente della Provincia

FORLI’ – Ultimo atto del processo a Piero Gallina per due presunte firme false. E anche questa volta, ma in abbreviato, la sentenza è stata di condanna. Il giudice Rita Chierici, sia per l’ex Presidente della Provincia sia per l’allora segretaria Patrizia Fiori, a cui Gallina aveva chiesto di apporre quelle firme, ha deciso per otto mesi di carcere, pena sospesa. A questo si aggiunge, sempre sospesa, anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Da una parte, questa mattina, c’era il pm Filippo Santangelo, che ha seguito anche il primo processo a carico dei due imputati, conclusosi a metà giugno con tre condanne in primo grado (insieme a loro era coinvolto anche Tolmino Giunchi, ex dirigente del settore ambientale di Piazza Morgagni 2);dall’altra gli imputati e i loro avvocati, Giorgio Fabbri e Alessandra Fontana, che avevano chiesto il rito abbreviato.

Il primo caso riguardava la giunta del 31 luglio del 2003, indetta all'ultimo minuto, in cui doveva essere votata la delibera riguardante il calendario venatorio. L’accusa ipotizzava un accordo tra la segretaria di Gallina e lo stesso Giunchi, in modo da farlo comparire (attraverso una firma sui documenti, necessaria per rendere la votazione valida) come presente al voto.

Simile il reato contestato in questa seconda “tranche”, riguardante una presunta firma che sarebbe stata apposta da Fiori al posto del suo capoufficio e di Maria Luisa Bargossi (non coinvolta nella vicenda), che all'epoca era vice Presidente ed assessore all'agricoltura della Provincia. A chiederglielo sarebbe stato lo stesso Piero Gallina, che in quei giorni era in vacanza sulle Dolomiti. La questione è emersa grazie alle intercettazioni telefoniche del cellulare dell’ex Presidente della Provincia, durante la maxi-indagine di "Rifiutopoli 1", in cui non è stato coinvolto.

Gli avvocati della difesa, durante le scorse udienze, avevano puntato proprio a questo, sollevando un'eccezione sull'utilizzabilità delle intercettazioni come prova, dato che erano state richieste ed ottenute dal pm Santangelo per accertare delle ipotesi di reato diverse da quelle per cui i loro clienti sono poi finiti nei guai. Stessa eccezione era stata sollevata anche per il primo procedimento, ma era stata rigettata da giudice. Oltre a questo quadro probatorio, però, ci sarebbero comunque anche le perizie sulle firme contestate.

“Il mio cellulare - aveva commentato Piero Gallina a metà giugno, dopo la fine del primo processo - è stato sottoposto ad intercettazioni da fine giugno a fine dicembre 2003. Alla fine sono stato accusato di due reati di falso ideologico (entrambi riguardanti presunte firme false, ndr). Rivendico perciò, attestato dalle intercettazioni stesse, la mia onestà personale e quale amministratore. Tra l'altro nessuno sarebbe stato avvantaggiato o svantaggiato da quei fatti”.

lisa tormena

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