Forlì, 150°. Per la rievocazione storica anche il libro "Il Risorgimento in Romagna"

Forlì, 150°. Per la rievocazione storica anche il libro "Il Risorgimento in Romagna"

FORLI' - Fra le molteplici iniziative celebrative dei 150 anni dell'Unità d'Italia programmate a Forlì e provincia, spicca l'ultimo libro di Paolo Cortesi "Il Risorgimento in Romagna". Il volume, edito da "Il Ponte vecchio", è stato presentato martedì 15 marzo al "Circolo della Scranna" di Forlì. Oltre all'autore, sono intervenuti Gabriele Zelli, Roberto Casalini e Marco Viroli.

 

"L'apporto dato dai romagnoli al movimento risorgimentale italiano, è stato determinante su tutti i fronti" la presentazione ufficiale dell'ultimo libro di Paolo Cortesi "Il Risorgimento in Romagna", edito da "Il Ponte Vecchio", ha confermato alcune sensazioni aleggianti da tempo fra gli studiosi: la nostra regione, "terra rude, energica e passionale", ha dato braccia ma anche cervelli alla lotta per l'Unità nazionale. Non solo: "Delle congreghe carbonare e mazziniane non fecero parte soltanto nobili e borghesi. Da noi - continua Cortesi - si spesero anche contadini, artigiani e persino donne".

 

 In apertura, lo studioso di tradizione locale Gabriele Zelli aveva rievocato le celebrazioni per il Centenario dell'Unità d'Italia, nel 1961: "Fu tutto molto sobrio, non c'erano i mezzi odierni, però passò il Giro d'Italia di Ciclismo, vinto dal concittadino Pambianco" In più, "già 50 anni fa la Romagna era consapevole dell'apporto dato alla causa unitaria e allo sviluppo immediatamente successivo". Un nome su tutti, Carlo Matteucci. Da Ministro della Pubblica Istruzione nel governo Rattazzi, il forlivese aumentò di almeno un terzo la dotazione di scuole elementari nel Meridione, convinto che "molti mali di un popolo vengono dall'ignoranza".

 

Zelli va a ritroso, alle vicende pre-unitarie, ricordando che "nel 1849 i romagnoli furono decisivi pure nella leggendaria ‘Trafila' di Giuseppe Garibaldi, sottraendo l'Eroe dei Due Mondi alle grinfie degli Austriaci". E se Roberto Casalini, nel suo intervento, ha ricordato come scrittori e osservatori dell'era pontificia abbiano lasciato giudizi impietosi sui romagnoli, definiti "assassini, violenti e barbari", lo scrittore Marco Viroli ha riportato la riflessione sul piano delle impressioni personali: "Sono convinto che l'energico e vitale Risorgimento avutosi in Romagna nell'Ottocento, sia figlio legittimo del Rinascimento artistico di tre secoli prima". I romagnoli, animi liberi, si sono sempre distinti nella lotta all'oppressore: "E' successo anche nel ‘900, al termine del secondo conflitto mondiale, con il fenomeno della Resistenza partigiana".

 

Ma ecco lo "scrittore" Paolo Cortesi: "Ho raccontato la storia di un'intera popolazione che credette ad un'utopia. Nella nostra regione i moti risorgimentali furono trasversali, proprio perché il potere temporale della Chiesa aveva soffocato tutto: cultura, arte, politica, persino l'iniziativa commerciale. Da qui la rabbia e la violenza, ma anche l'anticlericalismo". Ad un certo punto è esploso un sogno, l'idea di una nuova società in cui poter esprimere il proprio pensiero e le energie positive in tutti i campi. Questo fu il Risorgimento in Romagna. Che si sia tratto di un'utopia è facilmente desumibile dalle disgrazie in cui incorsero tutti coloro che avevano sperato in una nuova Italia sotto egida Savoia. "Dopo l'ubriacatura generale - scrive Cortesi - vennero ben presto a galla le nuove grandi difficoltà. I principi reali Umberto e Amedeo, nel loro viaggio in Romagna, datato 21 settembre 1861, furono accolti con freddezza in una silente Faenza. Il 5 dicembre a Forlì vennero arrestati coloro che avevano gridato ‘Viva Mazzini'. L'incanto era spezzato".

 

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Piero Ghetti

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