Forlì: a scuola di identità romagnola

Forlì: a scuola di identità romagnola

FORLI' - "Conoscere il passato per crescere nel futuro" è l'ambizioso progetto di recupero dell'identità e dell'idioma romagnolo presentato ieri mattina a Forlì. Partita pressoché in sordina quattro anni fa in tre classi della scuola elementare "Manzoni" grazie all'intuizione dell'assessore comunale Liviana Zanetti, del presidente della Circoscrizione n. 3 Lucia Benelli e degli esperti Marino Monti, Gabriella Valentini e Nella Servadei Cioja, la riscoperta in grande stile della romagnolità coinvolgerà quest'anno la cifra record di 97 classi primarie, per un totale di almeno 1.600 bimbi.

 

"Forti dell'esperienza maturata sul campo - dichiara l'assessore Zanetti - siamo riusciti nell'intento di suscitare l'interesse di gran parte del mondo della didattica elementare forlivese e fare breccia proprio sulle ultime leve generazionali". Per non parlare dei tanti artisti che hanno aderito al progetto, tutte figure di grido e tutti volontari a costo zero: il poeta Aurelio Angelucci, in arte "Tugnaz", fondatore-presidente de "Il Cinecircolo del Gallo" che scende in campo assieme alla Compagine di San Tomè, alla "Cumpagnì dla Zercia", al "E' Carador" e a "Qui de' mi paes", i musicisti Alessandra Bassetti, Livio Camorani, Matteo Mazzoni, Wilmer Massa, la stessa Nella Servadei Cioja direttrice del Coro "Città di Forlì" e infine i pittori Maria Grazia Frattini, Anja Giannelli, Alvaro Lucchi, Paola Montanari e Davide Sarasini. I percorsi didattici proposti, con un'ingerenza decisa nel cuore dei programmi di ciascuna classe, concordata direttamente con gli insegnanti, riguardano la storia delle tradizioni romagnole, la poesia dialettale, lezioni di musica e di pittura, nonché drammatizzazioni con il coinvolgimento degli attori di diversi Compagnie dialettali forlivesi.

 

"L'obiettivo primario - dichiara Graziella Valentini, coordinatrice didattica del progetto e portavoce dell'Associazione "E' sdaz (Il setaccio)", costituitasi proprio fra i volontari che condividono l'impegno organizzativo dell'iniziativa - e gettare uno sguardo sulla società romagnola di fine Ottocento e inizio Novecento per conoscerla nei suoi molteplici aspetti". "Ritenuto ormai una lingua del passato - interviene Lucia Benelli - il dialetto può diventare una via per apprendere un modo di vivere non troppo lontano cronologicamente, anche se agli antipodi come mentalità". Altro che operazione nostalgica, come ipotizzato in origine da molti: trattasi piuttosto di "un progetto - come ha incalzato l'assessore Zanetti - che parla di storia e rafforza l'identità culturale dei nostri stessi giovani".

 

Non solo: l'incontro con la multiforme varietà di etnie che, neanche troppo lentamente, stanno popolando le città italiane, può essere affrontata dai nostri figli grazie proprio alla conoscenza delle proprie radici e del territorio forlivese, con particolare riferimento alla realtà rurale. Sorprende sempre meno vedere e sentire alle elementari bimbi cinesi che si esprimono perfettamente in romagnolo durante una rappresentazione teatrale: "E' la riprova - conclude la Zanetti - che lavorare coi più piccoli premia proprio perchè trattasi delle menti più agili e recettive". E poi si integrano facilmente: i giovani stranieri assimilano l'italiano unitamente alla conoscenza dei nuovi ambienti di vita. Aurelio Angelucci ha riportato un aneddoto che la dice lunga sulle potenzialità dei nuovi cittadini. Lo scorso anno, durante una sua incursione in una classe del centro cittadino, Tugnaz ha sentito con le sue orecchie un cinesino dire, papale, papale: "E' Paradis l'è fat come la Rumagna". Benvenuti in Romagna, la terra del Sangiovese dell'ospitalità.


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Piero Ghetti

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