Forlì, accadde 71 anni fa: il caso Bustelli

Forlì, accadde 71 anni fa: il caso Bustelli

Forlì, accadde 71 anni fa: il caso Bustelli

FORLI' - Una data precisa: 19 novembre 1939. Nel tempio dell'espressione culturale di Forlì, il Teatro Comunale, esplode il caso "Bustelli". La vicenda sconvolse talmente l'opinione pubblica che lo spettacolo del mago Bustelli e della Compagnia d'arte Maresca rimarrà uno degli ultimi eventi profani dati nel glorioso "Comunale" prima della sua distruzione, all'1,45 del 9 novembre 1944. Quella notte, in un raggio di poche decine di metri e in beffarda sincronia fra loro, rovinarono al suolo, minati dai tedeschi in ritirata, il campanile del Duomo, la torretta del Palazzo degli Uffici Statali e la Torre civica.

 

Quest'ultima travolse anche il sottostante Teatro, ferendolo mortalmente: non sarà mai più ricostruito. L'ultima manifestazione artistica in assoluto data fra quelle mura rimarrà il "Barbiere di Siviglia" del 23 marzo 1944. Anche se, come anticipato poc'anzi, la fine delle rappresentazioni profane era già stata decretata, nel novembre 1939, dal clamoroso diverbio con i Bustelli, menzionato anche da Antonio Mambelli nei suoi Diari. Quella gelida sera, la locandina degli spettacoli posta sotto i portici del Municipio, annunciava l'arrivo in città del Mago Bustelli e della Compagnia d'arte Maresca. Ranieri Bustelli è fra i primi in Italia a proporre l'illusionismo in modo completo, con intermezzi comico-artistici di vario tipo.

 

La sua immagine, alle prese con la classica palla di vetro che predice il futuro, apparirà persino in una scena del film di Vittorio De Sica "Ladri di Biciclette", girato a Roma nel 1948. La clamorosa lite in terra forlivese è sintetizzata in una lettera di Aurelio Massari. "Illustrissimo signor podestà - scrive il direttore artistico del "Comunale" - mi sono convinto dell'opportunità di far giungere anche la mia voce nel caso che qualcun altro, toccato dalla mia sincerità fascista, abbia voluto travisare i fatti". In pratica, Massari aveva invitato l'ispettore del teatro Augusto Cagnani a scendere nell'intervallo nella zona dei camerini per controllare la grande caldaia a carbone, imputata di non fare il suo dovere contro il grande freddo di quei giorni.

 

Non aveva però fatto i conti con la moglie del Bustelli, che interpretò l'iniziativa del Cagnani come il tentativo di spiare il coniuge per impadronirsi dei suoi trucchi. Seguirono parolacce e ingiurie veramente grossolane. La signora Bustelli accusò l'ispettore di "civettare" con le donne in palcoscenico. Quello rispose rozzamente: "Io parlo con le donne perché sono un uomo con due c... grossi così". La "gentildonna" non ci pensò su due volte e ribatté: "Queste cose andatele a dire a vostra moglie e a vostra sorella". La lite sfociò nello scontro fisico fra gli inservienti del teatro e gli assistenti del Bustelli. Già l'indomani i contendenti furono chiamati a rapporto dal podestà di Forlì, l'avvocato Luigi Panciatichi.

 

"Perché - chiese nell'occasione Bustelli a Cagnani - non vi siete subito qualificato a mia moglie?". Ma Massari s'intromise spavaldamente nel discorso fra i due, continuando a difendere a spada tratta il Cagnani: "Nel mio teatro non devo rendere conto di niente a nessuno". E la spuntò. Non era la prima volta che Bustelli s'esibiva a Forlì, ma fu sicuramente l'ultima. Anche perché, di lì a poco, del Teatro Comunale si sarebbe definitivamente persa ogni traccia. La gioia dei forlivesi per la liberazione della città si stemperò bruscamente alla vista delle ultime distruzioni perpetrate dai tedeschi.

 

Nella notte del 24 ottobre 1944, quattro mine anticarro avevano già disintegrato il grande campanile di Fornò, danneggiando gravemente anche l'attiguo santuario quattrocentesco. La mattina del 9 novembre, in un raggio di pochi metri giacevano a terra il campanile del Duomo, la torretta del Palazzo degli Uffici Statali e la Torre civica. Quest'ultima aveva trascinato nel baratro anche il Teatro Comunale. Apparve invece incolume la secolare torre di San Mercuriale, salvata, secondo "vox populi", dall'astuzia di monsignor Giuseppe Prati, per tutti il grande don Pippo.

  

Piero Ghetti

Commenti (2)

  • Avatar anonimo di P.Kc.
    P.Kc.

    Su Paolone non essere incontentabile,il comune finanzia le scuole private, in gran parte del clero, e questa giunta ha persino deciso che in queste scuole il comune paga ma la scuola privata si fa le proprie graduatore graduatorie.

  • Avatar anonimo di paolone
    paolone

    Cosa vedrebbe oggi Bustelli nella sua sfera di cristallo se ritornasse a Forlì? Una Giunta Balzani nella più completa deriva laicista, farcita di assessori cattolici che hanno già bellamente venduto i propri valori sull'altare della poltrona. Macchè sfera, la realtà parla chiaro. Perché il professor Balzani non s'è rivelato prima per quello che era? Un professore, non certo un amministratore della cosa pubblica

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