Forlì, all'opera il robot chirurgico contro l'obesità

Forlì, all'opera il robot chirurgico contro l'obesità

Forlì, all'opera il robot chirurgico contro l'obesità

FORLI' - Il luminare francese Jean Gughenheim all'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì per insegnare ai chirurgi italiani come operare col robot chi soffre di obesità. Lunedì e martedì, il docente dell'Universités-Praticien Hospitalier, Chirurgie Digestive, che vanta la più vasta casistica europea in chirurgia robotica bariatrica, sottoporrà a by-pass gastrico col "Da Vinci" tre pazienti dell'ospedale forlivese, preventivamente e attentamente selezionati.

 

Lunedì e martedì, il docente dell'Universités-Praticien Hospitalier, Chirurgie Digestive, e direttore del Centre de Transplantation Hèpatique dell'ospedale de l'Archet II di Nizza, parteciperà infatti al corso internazionale in "Robot-assisted laparoscopic Roux-en-Y gastric bypass. Live Surgery", organizzato dal Dipartimento di Chirurgia generale dell'Ausl di Forlì, diretto dal prof. Domenico Garcea, e dall'U.O. di Chirurgia Endocrina, diretta dal dott. Alberto Zaccaroni.

 

A supportarlo negli interventi, l'equipe dell'U.O. di Chirurgia endocrina del dottor Alberto Zaccaroni. Al corso parteciparanno gli esponenti delle principali scuole chirurgiche bariatriche italiane (Pisa, Firenze, Aosta e Milano), che, grazie alla formazione pratica e teorica acquisita a Forlì, cercheranno poi di ripetere l'esperienza nelle loro strutture.

 

«Si tratta di un'iniziativa per addetti ai lavori - illustra il dottor Alberto Zaccaroni, direttore del corso - l'abbiamo organizzata a Forlì in quanto, oltre alla posizione geografica favorevole, qui l'uso del robot è quotidiano e il personale infermieristico già addestrato al suo impiego».

Consistenti i benefici che i pazienti obesi possono ricavare da interventi di questo tipo. «Rispetto alla chirurgia laparoscopica sin qui praticata, diminuiscono in maniera considerevole le complicanze post-operatorie, in particolare le deiscenze delle anastomosi - dichiara il dott. Zaccaroni - inoltre, per il chirurgo è più facile lavorare, perché può effettuare movimenti a 360 gradi e ha a disposizione una visione a tre dimensioni».

 

Vista la crescente diffusione dell'obesità, i progressi in chirurgia bariatrica sono più che mai necessari. «A livello mondiale un miliardo di persone adulte è in sovrappeso e 310 milioni obese - rivela il dott. Zaccaroni - In Europa, tale patologia è aumentata di tre volte nelle ultime tre decadi, mentre nel nostro paese registriamo un 35% di popolazione in sovrappeso e un 10% obesa, con prevalenza nelle donne e nel meridione». Numeri che, messi in rapporto con le conseguenze dell'obesità, destano forte preoccupazione. «Negli Stati Uniti, quest'ultima ha già raggiunto il tumore al polmone come prima causa di morte - prosegue il dott. Zaccaroni - in generale, le persone obese hanno un'aspettativa di vita di 15-20 anni inferiore a quelle normali, senza contare le tante malattie associate, dall'Osas al diabete, sino alla pressione alta». La chirurgia offre una risposta importante a tali problematiche. «Bisogna far capire che queste operazioni  non sono estetiche ma salvano la vita - precisa il dott. Zaccaroni - La terapia chirurgica, infatti, è l'unica forma di trattamento che consenta la guarigione duratura. Ciò non toglie che l'obeso resti un paziente cronico e come tale vada seguito per tutta la vita». Oltre al by-pass gastrico, per il quale il robot è particolarmente indicato, le altre opzioni chirurgiche prevedono il bendaggio gastrico, la rimozione di una sezione di stomaco, e, nei grandi obesi, la diversione biliopancreatica.

 

«L'importante è scegliere la soluzione migliore per ogni singolo caso - dichiara il dott. Zaccaroni - è per questo che nella nostra Ausl, è attivo, da due anni, un apposito team bariatrico, con all'interno il chirurgo, il nutrizionista, il dietista, lo psicologo e lo psichiatra». In stretta sinergia col team operano molti altri specialisti (endocrinologo, gastroenterologo, cardiologo, anestesista, pneumologo), ognuno dei quali segue il paziente per la parte che lo riguarda, nell'ambito di un vero e proprio percorso. «Ogni caso viene discusso collegialmente da tutti i professionisti coinvolti - spiega il dott. Zaccaroni - attualmente sono 40 i pazienti presi in carico e studiati, in larga maggioranza donne, al di sotto dei 140 chilogrammi». Di solito, le persone che accedono al percorso sono quelle che non hanno ottenuto alcun risultato attraverso le altre terapie, quali diete, uso di farmaci ad hoc, ecc. . «La chirurgia rappresenta l'"ultima spiaggia", e l'obeso vi viene destinato solo dopo un'attenta selezione - prosegue il dott. Zaccaroni - il soggetto viene valutato dal chirurgo bariatrico, dal nutrizionista, dallo psicologo e dallo psichiatra e, nel caso vi siano i requisiti, indirizzato al trattamento chirurgico».

 

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