Forlì: anziani, una guida per "imparare a non cadere"

Forlì: anziani, una guida per "imparare a non cadere"

FORLI' - Il rischio cadute è uno dei problemi principali legati all'invecchiamento: un terzo degli ultrasessantacinquenni ne registra una all'anno e una su dieci risulta avere conseguenze disastrose. Nelle persone con più di 70 anni, poi, l'incidenza dell'evento traumatico aumenta esponenzialmente.

 

E' per questa ragione che, nell'ambito delle attività per la Non Autosufficienza, sviluppate congiuntamente dai Comuni del Distretto di Forlì, dall'U.O. di Geriatria e dai Servizi di Integrazione socio-sanitaria dell'Ausl di Forlì, si è reso necessario un intervento di sensibilizzazione sulla popolazione anziana per ridurre tale fenomeno. E' così nato l'opuscolo "Impariamo a non cadere", distribuito in 4mila copie agli ultrasessantenni per suggerire, in maniera sintetica e immediata, alcuni provvedimenti pratici diretti a evitare il rischio cadute. Il libretto, finanziato grazie alle risorse del Fondo regionale per la Non Autosufficienza, si configura come un vademecum illustrato - i disegni sono stati realizzati da Lucia Centolani - con alcune indicazione circa i comportamenti corretti da seguire: mantenere uno stile di vita attivo, evitare una dieta ipercalorica, rendere più sicura la propria abitazione, utilizzare ausilii corretti, ecc. . Nelle ultime pagine sono invece contenute le informazioni utili, coi numeri di telefono dei servizi, di Comune e Ausl, che si occupano di anziani.

 

«La frattura del femore riduce l'aspettativa di vita degli ottantenni da 7,2 a 4,2 anni, mentre, dopo dodici mesi, il recupero dell'autonomia funzionale prefrattura viene raggiunto solo dal 30-40% dei pazienti, con un 20% di casi in cui la disabilità deambulatoria è permanente - illustra il dottor Giulio Cirillo, direttore dell'U.O. di Geriatria dell'Ausl di Forlì - nella sola Ausl di Forlì, da marzo 2006 a dicembre 2007, sono stati sottoposti a intervento chirurgico 552 soggetti ultrasessantacinquenni con frattura del femore, più 6 trattati a livello conservativo in considerazione dell'elevato rischio operatorio».

 

Per seguire passo passo l'anziano con femore fratturato, l'Ausl di Forlì ha poi predisposto un apposito percorso orto-geriatrico, costruendo attorno al paziente un team multidisciplinare di professionisti chiamati a valutarlo e indirizzarlo nel modo più appropriato, così da costruire iter assistenziali personalizzati. Tale percorso è stato varato a partire dal marzo 2006, grazie all'integrazione fra le U.O. di Geriatria, Ortopedia-Traumatologia e Recupero e rieducazione funzionale. Il programma, coordinato dalla dottoressa Federica Boschi, dell'U.O. di Geriatria, è quasi un unicum in Emilia-Romagna, dal momento che solo l'Ausl di Ferrara può contare su una simile organizzazione.

 

«Gli obiettivi del percorso ortogeriatrico sono molteplici - prosegue il direttore - da un lato si mira a migliorare l'assistenza e ridurre le complicanze internistiche post intervento, dall'altro si vuole ottimizzare il trattamento ponendo come obiettivo primario il recupero delle condizioni funzionali precedenti l'evento, attraverso scelte appropriate derivanti non solo dalla valutazione della qualità dell'osso, del tipo di frattura e dello stato di salute, ma anche delle capacità cognitive, funzionali e sociali, delineando percorsi individualizzati». E' per questo che sono diverse le figure e le strutture coinvolte nel processo: dal medico all'infermiere professionale, dal servizio di nutrizione clinica al centro per le malattie metaboliche dell'osso. «La collaborazione con le U.O. di Traumatologia e Fisiatria - commenta Cirillo - ci permette di integrare le diverse competenze, ottimizzando l'assistenza».

 

Una delle principali innovazioni del percorso è l'ingresso del medico geriatra nel reparto di Traumatologia subito dopo l'intervento chirurgico. «In questo modo - spiega il direttore - è possibile garantire la valutazione internistica del paziente e programmare insieme al fisiatra e all'ortopedico l'iter di cura più appropriato per il recupero delle capacità funzionali del soggetto, decidendo a quali strutture destinarlo». Se i professionisti medici sono chiamati a tracciare il quadro clinico, è invece l'Unità di Valutazione Multidimensionale a stabilire il carico assistenziale e gestire in modo programmato il percorso assistenziale individuale.

 

«Al fine di completare il percorso assistenziale - aggiunge Cirillo - viene scelto anche il luogo di cura ottimale per il paziente: l'infermiere dell'unità di valutazione multidimensionale s'interfaccia con l'unità di valutazione geriatrica territoriale, composta da medico geriatra, infermiere, e assistente sociale, per concordare, insieme ai parenti, il setting assistenziale territoriale più appropriato per proseguire le cure. In questo modo, si realizzano percorsi individualizzati e modellati sulle esigenze di ciascun caso». Nel 2007, su 317 anziani operati per frattura del femore, ben 171, pari al 54%, sono stati trasferiti in Geriatria, 18 sono approdati al servizio di riabilitazione di Forlimpopoli, mentre i rimanenti sono stati accolti nei vari luoghi di cura territoriali di post-acuzie.

 

«Da quando è stato attivato questo tipo di organizzazione - illustra il direttore - si è rilevata sia una riduzione della degenza media sia in Traumatologia, scesa a 8 giorni, sia di quella complessiva in Geriatria, che oggi si aggira sui 17,6 giorni».

 

 

 

 

 

 

  

  

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