Forlì, aperto il sipario su Silvestro Lega

Forlì, aperto il sipario su Silvestro Lega

FORLI’ - Un’altra giornata epocale per la cultura forlivese. Sabato 13 gennaio 2007 passerà agli annali per l’inaugurazione al San Domenico della mostra “Silvestro Lega: i Macchiaoli e il Quattrocento”, seguito ideale della rassegna su “Marco Palmezzano, il Rinascimento nelle Romagne”, capace di portare a Forlì 50mila visitatori da tutt’Italia.


E se il 4 dicembre 2005 toccò all’allora vice premier Pier Ferdinando Casini togliere la maschera alla voglia dei forlivesi di uscire dalle secche del provincialismo, il compito di aprire la rassegna dedicata al grande modiglianese è stato assolto con piglio quasi istrionico dal Ministro ai Beni Culturali Francesco Rutelli. Facendo il verso all’incredibile cromatismo del maestro “macchiaiolo”, la cronaca della lunga giornata d’inaugurazione è stata una tavolozza di colori. Al grigiore atmosferico che ha avvolto senza scampo la città sino a sera, ha fatto da contrasto la sorprendente vivacità delle tele del Lega, pittore tanto introverso quanto prorompente nell’ardore risorgimentale e nella cura delle 71 opere esposte al san Domenico.


La “vernice” mattutina della mostra ha portato all’esordio sulla scena cromatica di una tinta nuova di zecca: l’avio lega. Come ha spiegato uno degli ideatori, l’architetto Alessandro Lucchi, membro del comitato scientifico promotore, si tratta dell’azzurro-grigio che caratterizza i pannelli esplicativi e l’allestimento dell’intera esposizione. Ma è anche un colore mutuato dalla “media” dei cromatismi leghiani. Il “vernissage” è stato dominato dall’austera conferenza del presidente del comitato scientifico Antonio Paolucci. Lo studioso ha rivelato che “l’accostamento del Lega ai maestri del quattrocento italiano, sta nel desiderio di esplicare la fonte d’ispirazione degli stessi Macchiaioli”.


Nel pomeriggio, al teatro “Diego Fabbri”, si è tenuto l’incontro di presentazione dell’evento, moderato dal giornalista Gianfranco Brunelli con l’intervento dello stesso Francesco Rutelli, del presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, del sindaco Nadia Masini, del presidente della Fondazione Carisp Pier Giuseppe Dolcini, e del presidente del comitato scientifico Antonio Paolucci. Degna di rilievo la considerazione di Errani: “Questa mostra può veramente consentire a Forlì di ricollocarsi nel grande sistema culturale italiano”. Ma neppure Rutelli scherza, impegnandosi a fare avere a Forlì i finanziamenti necessari al completamento della grande operazione del San Domenico”. Non solo: “Fate bene ad investire sulla cultura. Da parte mia, cercherò di riportare nelle scuole l’insegnamento della storia dell’arte. I nostri giovani devono capire che sono nati in un paese unico al mondo per cultura, arte e tradizione”.


Il “clou” del definitivo impatto dei forlivesi con il verismo del grande pittore romagnolo-toscano, coincide con il taglio virtuale del nastro operato da Rutelli. L’esponente del Governo Prodi è stato anche protagonista di un gustoso siparietto col sindaco di Forlì Nadia Masini. Giunti all’ingresso del San Domenico, la “prima cittadina” ha brevemente illustrato il complesso lavoro di recupero del monumentale complesso, sorto nel Duecento per iniziativa dei “Padri Predicatori”. Rutelli chiede ironicamente: “E lei ci ha messo settecento anni per restaurarlo?”. E la Masini: “Sì, ma li porto bene”.


Una volta salito nei locali dell’ex biblioteca domenicana, la stessa che lo scorso anno ha ospitato il Palmezzano, il ministro ha manifestato grande ammirazione per la qualità della pittura leghiana. Una paio di signore esprimevano commenti al passaggio di Rutelli: “Bell’uomo, ma lo scorso anno, alla prima di Casini c’erano più donne”. “Sì, ribatte l’altra, ma perché c’era anche Vittorio Sgarbi”. Giunto nella saletta ovale, deputata ad ospitare l’Ebe del Canova, il ministro ha indicato una delle tele esposte, chiedendo a Paolucci a chi appartenesse. Per tutta risposta, il presidente del Comitato ha fatto notare due tavole adiacenti del Beato Angelico, esclamando compiaciuto: “Guardi che opere possiede il museo forlivese”.


Non appena il corteo ministeriale si è dissolto in piazza Guido da Montefeltro, il San Domenico è stato sommerso dalla piena dei primi duecento visitatori ufficiali della mostra, entrati gratuitamente ma su invito prenotato da tempo. Se il buon giorno si vede dal mattino, Lega ha tutte le carte in regola per eguagliare il consenso di pubblico e di critica di messer Palmezzano.

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Piero Ghetti

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