Forlì, arrivano i negozi "a km zero". Ascom: "Nasce il commercio moderno"

Forlì, arrivano i negozi "a km zero". Ascom: "Nasce il commercio moderno"

Forlì, arrivano i negozi "a km zero". Ascom: "Nasce il commercio moderno"

FORLI' - Dopo i mercatini degli agricoltori, i "farmers' market", arrivano i negozi di vicinato "a chilometro zero", i "farmers' store". A presentare la novità è la Confcommercio di Forlì. Illustra Luciano Santarelli, direttore della Confcommercio forlivese: "Con questa iniziativa nasce a Forlì il commercio moderno, dopo la crisi economica si inaugura una nuova stagione in cui il commercio non si misura più in superfici di vendita e a metri quadri". Il progetto intende creare una rete di negozi di vicinato collegati alla produzione locale, il cosiddetto 'chilometro zero'.

 

Di fatto i negozi di prodotti alimentari, ma per esempio anche i ristoranti, che li somministrano, potranno aderire ad un progetto, ottenendo un marchio di certificazione e la possibilità di utilizzare un 'layout' (allestimenti secondo certi standard che rendano subito riconoscibile il marchio). Il marchio prende il nome di 'Tipicità' con le ultime lettere 'ita' che prendono i colori della bandiera italiana. "Saranno negozi di vicinato contigui alla produzione locale, il 'chilometro zero' non sarà solo nell'approvvigionamento delle merce, ma sta anche tra i rivenditori e i clienti finali, visto che questi negozi sono nelle zone residenziali", sempre Santarelli.

 

Alberto Zambianchi, presidente della Camera di Commercio, vede nell'iniziativa "un sogno per il commercio al dettaglio, veniamo da cali nel 2009 del 3-3,5%". Tra i sostenitori dell'iniziativa ci sono anche la Fondazione Carisp e Cariromagna. Così il presidente di Cariromagna Sergio Mazzi: "Con l'accoglienza positiva dei mercatini dei produttori, questo è un passo aggiuntivo, ma ad un patto: quello di non barare, una sola eccezione al 'chilometro zero' diventerebbe un boomerang". D'altra parte lo stesso Santarelli promette massimo rigore nell'assegnare il marchio, nell'effettuare i controlli e "a ritirare il marchio se il commerciante non dimostra serietà". D'altra parte, "i consumatori che vogliono comprare le ciliege a gennaio non vengano in questi negozi, perché non le troveranno".

 

Le forniture per questi negozi di 'frutta e verdura', macellerie e salumerie saranno effettuate dagli agricoltori, che hanno già creato una piccola piattaforma per la distribuzione. Un "accordo di filiera", come la definisce l'assessore provinciale all'Agricoltura Gianluca Bagnara, che ha collaborato al progetto. L'idea, per Bagnara, non è solo vendere prodotti, "ma anche fare educazione alimentare" con i 'farmer store'. E le manifestazioni di interesse da parte dei commercianti già ci sarebbero.

 

La richiesta, a sentire la Confcommercio, c'è tra i consumatori. Secondo un'indagine realizzata il mese scorso, con 1.500 intervistati tra Forlì e comprensorio, nonostante il 57% usi le grandi superfici di vendita (superiori ai 250 metri quadri) per i loro acquisti di alimenti, la percentuale cala al 50% per i prodotti freschi e al 34% per l'ortofrutta, con un rapporto che si ribalta a favore dei negozi di prossimità (usati dal 53% dei consumatori di ortofrutta fresca). La propensione all'ortofrutta 'a chilometro zero' (quantità inferiore a fronte di una maggiore qualità-freschezza-prezzo) è del 74% secondo la ricerca di Confcommercio (15% è il 'no', 11% il 'non sa'). I giudizi favorevoli schizzano all'83% per la fascia di età 25-39 anni, mentre si ferma al 62% per gli ultrasessantenni.

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