Forlì, Asaps racconta 150 anni di regole della strada in un libro

Forlì, Asaps racconta 150 anni di regole della strada in un libro

Forlì, Asaps racconta 150 anni di regole della strada in un libro

FORLI' - Un viaggio nei Centocinquant'anni dell'Unità d'Italia con una prospettiva particolare: quella delle regole della strada, dal calesse del XIX secolo alle automobili superaccessoriate di oggi. Lo propone Asaps, Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale, uno dei punti di riferimento a livello nazionale per la sicurezza sulle strade, con oltre 25 mila soci tra tutte le forze di polizia e la gente comune. Il 150esimo dell'Unità d'Italia coincide con il 20esimo compleanno dell'associazione.

 

Il volume dal titolo "Centocinquant'anni di Storia dell'Italia Unita visti attraverso le regole della strada dai regolamenti di fine '800 ai codici del '900" curato dall'esperto Giuseppe Franco, Sostituto Commissario della Polizia Stradale, verrà stampato e distribuito gratuitamente ed è una delle iniziative messe in campo per il ventennale dell'Associazione. «I 150 anni dall'Unità d'Italia - dice il presidente Giordano Biserni - coincidono infatti esattamente con il nostro ventesimo anniversario. Un motivo in più, per noi che ci occupiamo da due decenni di sicurezza stradale e delle regole della strada in generale, per pubblicare un tracciato storico dei Regolamenti e Codici della Strada che hanno arbitrato in questo secolo e mezzo la mobilità dell'Italia unita». Il libro è pubblicato dall'editore Sapignoli.

 

Gli anni delle Moto Guzzi azzurre e poi rosse e delle case cantoniere

Scorrendo il libro, ricco di immagini d'epoca, si scopre che fino agli anni Venti del XX secolo la circolazione veniva regolamentata per tipo di veicolo, distinguendo quindi le norme tra velocipedi, carrozze a cavalli ed automobili. Fino al 1899, del resto, in tutta Italia erano registrati appena 111 veicoli a motore. Nel 1923 nasce il primo codice della circolazione e, con esso, un primigenio organo di polizia stradale, la "milizia della strada". Erano tempi pionieristici, fatti di missioni di una settimana per controllare la tenuta delle strade. Si viaggiava per giorni in Moto Guzzi di colore azzurro poi diventate di colore rosso, e si dormiva nelle case cantoniere. In assenza di gravi difficoltà di traffico uno dei problemi era quello di fare rispettare la circolazione a destra: è solo nel 1923, infatti, che viene tolta ai singoli Comuni la possibilità di derogare in favore di una mano "all'inglese", cioè viaggiare a sinistra.

 

Dalle carrozze a cavalli alla motorizzazione di massa

I successivi codici della strada del 1928 e del 1933 contenevano ancora un ampio capitolo sulla circolazione degli animali. È solo negli anni del dopoguerra che si giunge alla motorizzazione di massa, grazie alla diffusione di mezzi ormai mitici come le prime Vespa, Lambretta e la Fiat 600 (1955). Nello stesso anno nasce il CAPS (Centro Addestramento Polizia Stradale) di Cesena, tutt'ora attivo, che presto diventa un modello didattico e organizzativo apprezzato in tutto il mondo. Dal 1959 al 1992 entra in scena il quarto codice della strada, il più longevo.

 

Sono anni in cui il fenomeno degli incidenti stradali diventa un'emergenza sociale e sanitaria di assoluta priorità. Se all'inizio degli anni Cinquanta il numero dei morti per incidenti stradali era inferiore a 5.500 l'anno, nel 1972 la cifra superava le 12 mila unità, massimo storico per il nostro Paese.

 

Con il codice del 1992, tuttora in vigore, si assiste prima a una stagnazione del numero di vittime e quindi, da metà degli anni Novanta, a una progressiva riduzione, grazie soprattutto all'adozione di strumenti di pianificazione e programmazione della sicurezza stradale.

 

Nonostante ciò i numeri rimangono allarmanti. Nel 2009 gli incidenti stradali rilevati in Italia sono stati 215.405, causando il decesso di 4.237 persone, mentre altre 307.258 hanno subito lesioni di diversa gravità.

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