Forlì, basta pagare e i controlli sui laboratori cinesi sono inefficaci

Forlì, basta pagare e i controlli sui laboratori cinesi sono inefficaci

Forlì, basta pagare e i controlli sui laboratori cinesi sono inefficaci

FORLI' - I controlli sulle aziende cinesi che lavorano nel comparto del mobile imbottito sono in larga parte inefficaci. E' quanto si può dedurre dalla relazione di Carla Castellucci, direttrice dell'Inail provinciale di Forlì-Cesena. Nel corso della commissione conoscitiva in municipio, giovedì pomeriggio, sono arrivati i numeri delle attività ispettive e quanto è emerso, in particolare, è che tutti i provvedimenti di sospensione dell'attività nei confronti delle aziende cinesi sono state sanate con multe modeste.

 

Nel 2009 gli ispettori di Inps, Inail e Dpl (Direzione provinciale del lavoro) per contrastare il lavoro nero in tutta la provincia hanno effettuato ispezioni su 1.956 imprese, sentendo 4.753 lavoratori, di cui trovati con varie forme di irregolarità, dalla clandestinità al "fuori busta", sono stati 1.888 (il tasso di irregolarità ufficiale tra i lavoratori è del 25%, riferito solo ai dati Dpl). Nel primo quadrimestre 2010 le aziende visitate sono state 563, i lavoratori interrogati 1.150 e gli irregolari a vario titolo 580 (con un'irregolarità del 37%, con riferimento ai soli dati Inps).

 

Tutto questo con una dotazione di ispettori decisamente sotto organico: "La Dpl ha 18 ispettori, l'Inps ne ha 8 sui 16 previsti in organico, l'Inail nessun ispettore, ma solo due che vengono da Bologna e garantiscono la vigilanza", sempre Castellucci. Nel settore del mobile imbottito, le imprese presenti sul territorio sono 249, di cui 46 con titolari cinesi.

 

Nel 2009, 7 di queste 46 imprese sono state controllate dagli ispettori, con 60 lavoratori sentiti, di cui 49 trovati irregolari per vari motivi (non solo la clandestinità): tutte e 7 le attività sono state sospese, ma tutte "sanate" in poco tempo pagando le multe. Stesso copione nel primo quadrimestre del 2010: controllate 5 aziende, con 69 lavoratori sentiti, di cui 52 trovati irregolari e 5 provvedimenti di sospensione, ancora una volta tutti risolti con una multa, come ne dà possibilità la legge. "L'azienda committente viene sanzionata per solidarietà- continua Castellucci-, ma risulta che i cinesi paghino anche i contributi del committente".

 

La direttrice dell'Inail non si scoraggia, nonostante i dati: "Aspettiamo segnalazioni, le consideriamo tutte purché non siano anonime". E a continuare a dipingere il quadro della situazione è Paride Amanti della Cgil, in commissione comunale in rappresentanza dei sindacati: "In questo settore siamo passati dal lavoro nero assoluto al lavoro grigio, per esempio con lavoratori che lavorano anche 10-12 ore, ma sono registrati con contratti part-time: basta che il lavoratore dichiari che ha iniziato a lavorare in quel momento che è impossibile perseguire l'irregolarità".

 

Uno strumento efficace per scovare l'illegalità, per Amanti, potrebbe essere un incrocio di dati tra fatturato e numero delle ore lavorate, così come un impegno "delle associazioni di categoria a espellere la comparto le aziende che non sono etiche". Ma intervenire e sanzionare dopo l'incrocio dei dati, spiega Castellucci, non è "competenza degli organi ispettivi, ma tutte le anomalie vengono segnalate alla Guardia di Finanza per gli accertamenti fiscali".

 

Molto peculiare la posizione di Confindustria: l'inchiesta di Report sui contoterzisti cinesi ha prodotto "un grave danno di immagine sul settore del mobile imbottito forlivese, ora quando un imprenditore si presenta come di Forlì dall'altra parte arricciano il naso e dicono ‘Siete in mano ai cinesi' e temono di finire al centro di qualche campagna di stampa": è stata la dichiarazione di Loris Lugaresi, giovedì  pomeriggio in commissione consigliare in rappresentanza di Confindustria. Sono associate alla Confindustria provinciale molte delle imprese capofila del comparto che esternalizzano la produzione verso i laboratori cinesi.

 

"E dire che il comparto è nelle mani dei cinesi è un'esagerazione, ad essere terzializzato è la fase del cucito, che pesa per il 10% sui fatturati, quindi il fenomeno vale solo qualche punto percentuale", sempre Lugaresi. Che respinge poi l'idea di rendere il committente compartecipe dei controlli: "Hanno difficoltà gli ispettori, come possiamo appurare noi che i terzisti rispettano al cento per cento la normativa? Non si può delegare ai privati i controlli, a stiamo andando al di là di una buona prassi che si può chiedere ad un privato".

 

E ancora, una frase che ha provocato alcune contestazioni dai banchi dei consiglieri comunali: "E poi, se i terzisti devono avere i capelli biondi e gli occhi azzurri scriviamolo, queste aziende sono iscritte alla Camera di commercio, non ci possono essere pregiudizi", sempre Lugaresi, che precisa: "I cinesi hanno sopperito ad una carenza di manodopera". In ogni caso, è la conclusione di Lugaresi: "Il rispetto della legalità deve restare la stella polare e la Confindustria sta facendo la sua parte, per esempio espellendo chi non denuncia le estorsioni della mafia".

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