Forlì, Bruno Pizzul al San Luigi: "Chi si dopa non è uno sportivo"

Forlì, Bruno Pizzul al San Luigi: "Chi si dopa non è uno sportivo"

Forlì, Bruno Pizzul al San Luigi: "Chi si dopa non è uno sportivo"

FORLI' - Appuntamento di prestigio giovedì scorso, nella sala multimediale "San Luigi": per il ciclo di incontri "Alleanza Educativa" è intervenuto Bruno Pizzul. Saranno stati la pioggia e il freddo, ma per il noto telecronista sportivo, invitato a parlare di "Sport e promozione del benessere" insieme al presidente del Centro Sportivo Italiano di Cesena Luciano Morosi, non c'è stato l'atteso bagno di folla.  L'appuntamento è stato promosso dall'Opera Salesiana di Forlì

 

LE FOTO DELL'INCONTRO (di Cristiano Frasca)

 

col patrocinio del Comune di Forlì, della Provincia di Forlì- Cesena e della Diocesi di Forlì-Bertinoro, la serata ha comunque rappresentato una tappa gradevole e qualificante del ciclo "Alleanza Educativa", otto incontri a cadenza mensile dedicati a tematiche socio-educative, con il coinvolgimento di insegnanti, psicologi ed esperti del settore. Pizzul, friulano di Cormons classe 1938, prima che telecronista Rai degli incontri della nazionale italiana di calcio dal 1986 al 2002, è stato buon calciatore professionista ("non percepivo certo gli ingaggi odierni"), giocando da centrocampista fino alle serie B e finendo anzitempo la carriera per un grave infortunio al ginocchio. Nel 1968 è divenuto giornalista Rai, chiudendo il suo rapporto con l'emittente pubblica nel 2002.

 

Introdotto dal direttore dell'imponente presidio salesiano forlivese, don Emanuele Cucchi, e moderato dal dottor Denis Ceccarelli, coordinatore del ciclo "Alleanza educativa", Pizzul ha intrattenuto i presenti con la sua voce inconfondibile, rimasta inalterata negli anni, partendo da una disamina generale sulle origini e le finalità dello sport, per poi entrare nel dettaglio personale di oltre 30 anni trascorsi a commentare eventi sportivi, soprattutto calcistici. "Lo sport è un percorso educativo efficace, basta praticarlo nella giusta maniera". Non sono mancate battute ilari, del tipo: "Scusate la logorrea, ma quando vedo un microfono aperto, avverto l'impulso irresistibile a parlarci dentro". Anche nell'antichità lo sport era gradito dalla gente. Ma già a quei tempi c'erano delle degenerazioni. Gli atleti migliori diventavano idoli, acclamati, adorati e coperti d'oro. "Quando il risultato sportivo ti dà grandissime gratificazioni di carattere materiale, è chiaro che scattano dei meccanismi perversi come quello del doping". Nell'antica Grecia venivano trovati atleti che, di nascosto, si mangiavano la loro proibitissima dose di carne.

 

 "Era un modo come accade oggi, di imbrogliare per modificare la prestazione". Pizzul dichiara convinto che "gli educatori sportivi onesti, corretti con sé stessi e con gli allievi, soprattutto se si tratta di minori, devono continuare ad insegnare il rispetto dei propri limiti personali". Lo sport, se praticato nel rispetto delle regole, è l'unica attività dell'uomo che consente di stabilire gerarchie di valori e classifiche certe. Su qualsiasi altra attività resta invece il dubbio. Il doping è un problema angoscioso anche per i danni irreversibili che può arrecare al fisico di chi ci casca. "Per quale motivo - chiede uno spettatore in sala - il giornalista sportivo non condanna apertamente chi fa uso di sostanze proibite? Salvo poi prendere a caso e processare pubblicamente il Pantani di turno" "La nostra condanna degli atleti dopati è sistematica e indiscutibile - risponde Pizzul - ma è anche vero che i processi per verificare il doping sono confusi. Per quanto riguarda il povero Pantani, nella sua triste vicenda ha prevalso la debolezza di uomo". In definitiva, se lo sport è praticato nella giusta maniera "rimane uno dei percorsi educativi più attraenti ed efficaci".

 

Piero Ghetti


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