Forlì, calcolosi urinaria: cosa fare e nuove prospettive

Forlì, calcolosi urinaria: cosa fare e nuove prospettive

Forlì, calcolosi urinaria: cosa fare e nuove prospettive

FORLI' - Calcolosi urinaria: cosa fare e nuove prospettive di cura. Sabato 28 maggio, a Casa Artusi di Forlimpopoli, è in programma un convegno di approfondimento su tale patologia, con l'intervento di tutti i maggiori esperti dell'Emilia-Romagna, e non solo. I lavori si apriranno alle 8.30 per chiudersi intorno alle 15. Presidente del congresso è il dott. Teo Zenico, responsabile dell'U.O. di Urologia di Forlì, mentre il coordinatore scientifico è il dott. Andrea Turci, responsabile dell'U.O. di Urologia di Cesena.

 

Alla discussione interverranno numerosi medici dell'Ausl di Forlì e Cesena. Inoltre, saranno presenti i responsabili delle U.O. di Urologia di Rimini, dott. Ernesto Aiello; di Ravenna, dott. Salvatore Voce; di Imola, dott. Emilio Emili; di Bologna, dott. Diego Ettore Cuzzocrea, prof. Giuseppe Martorana, dott. Giuseppe Severini, dott. Pierfrancesco Buli; di Guastalla, dott. Antonio Frattini; di Ancona, prof. Giovanni Muzzonigro; di Fano, dott. Valerio Beatrici; e di Torino, dott. Cesare Scoffone.

 

«La calcolosi dell'apparato urinario, conosciuta da molti secoli col nome di male della pietra, era già presente tra babilonesi ed egiziani, come testimoniano le mummie arrivate ai giorni nostri con calcoli renali e vescicali - illustra il dott. Teo Zenico, responsabile dell'U.O. di Urologia dell'Ausl di Forlì - oggi, ne sono interessati i paesi con maggior benessere economico quali Europa, Nord America e Australia, nei quali l'incidenza è in crescita». In Italia, vi e una prevalenza del 5-10%: ciò significa che da 3 a 5 milioni di italiani possono sviluppare uno o più episodi di calcolosi renale durante la propria vita. Le regioni più colpite sono quelle adriatiche, in particolare Marche, Abruzzo, e Puglia. I ricoveri per calcolosi reno-ureterali, nel nostro paese, ammontano a circa 80.000 l'anno; il 50% dei pazienti presenta una seconda recidiva entro 10 anni, il 75% entro i 20 anni. A contrarre la patologia sono soprattutto maschi, con una prevalenza di 2 a 1 rispetto alle donne.

 

L'aumento dell'incidenza comporta costi molto alti per trattamento e prevenzione. Proprio per questo, sono state sviluppate nuove tecnologie in grado di eseguire indagini strutturali, biochimiche e radiologiche sempre più raffinate, agevolando così l'individuazione, la sede e il trattamento dei calcoli reno-ureterali. «La corretta anamnesi e la familiarità indirizzano verso la diagnosi con l'ausilio sia di indagini di laboratorio, ad esempio urine, funzionalità epato-renali, e studio metabolico, sia radiologiche, quali ecografia ed urotac, con o senza contrasto - prosegue il dott. Zenico - Accanto al trattamento della colica renale con farmaci tradizionali, nella calcolosi reno-ureterale possono essere utilizzate le onde d'urto (ESWL), già introdotte a metà anni ‘80 e in grado, oggi, con le moderne apparecchiature, di raggiungere una precisione balistica». La calcolosi ureterale ostruente può prevedere la rimozione diretta del calcolo, anche mediante laser (ureterolasertrissia), con eventuale posizionamento di stent. La calcolosi renale, invece, ovvero quella che presenta calcoli di dimensioni maggiori ai 2 millimetri, viene trattata mediante accesso percutaneo (PCNL) nelle diverse posizioni (prona, supina e combinata ), con ottimi risultati, anche perchè gli strumenti a disposizione dell'urologo hanno raggiunto oggi un'ottima affidabilità. «La diagnostica per immagini ha cambiato l'approccio alla calcolosi reno-ureterale - chiosa il dott. Zenico - permettendo una diagnosi sempre più accurata e precisa: queste nuove tecnologie e metodiche hanno reso la chirurgia a cielo aperto ampiamente residuale».

 

Oltre alle tecnologie, la calcolosi urinaria si previene e combatte con un corretto regime alimentare. «L'alimentazione riveste un ruolo importante nella patogenesi delle forme più diffuse di nefrolitiasi, quali la calcolosi calcica (ossalato e fosfato di calcio) e la calcolosi da acido urico - illustra il dott. Zenico - Di conseguenza, le misure dietetiche rappresentano il primo livello di intervento nella prevenzione primaria e in quella secondaria delle recidive». Uno squilibrio alimentare o una particolare sensibilità a vari nutrienti da parte dei pazienti produttori di calcoli può, infatti, instaurare alterazioni urinarie che nel tempo concorrono alla formazione o riformazione dei calcoli renali. «I punti fondamentali dell'approccio nutrizionale al trattamento della nefrolitiasi idiopatica sono tre: il volume urinario, il peso corporeo e la dieta - spiega il dott. Zenico - Il trattamento medico tradizionale prevede l'uso di analgesici, antinfiammatori e antibiotici nella fase acuta. I supporti fitoterapici ed alimentari sono complementari. Le acque minerali, ad esempio, sono utilizzate da anni nel trattamento e nella prevenzione dell'Urolitiasi, con particolare attenzione alla calcolosi organistica: quelle di più frequente impiego sono le oligominerali, le mediominerali e, nella calcolosi pratica, le bicarbonato». I meccanismi d'azione delle acque minerali, soprattutto oligominerali, in ragione della bassa mineralizzazione e del peculiare contenuto in oligoelementi e in fattori antiprecipitanti, sono ritenuti, nei più recenti studi, di grande rilievo in fisiologia e patologia umana. Non a caso, sono da anni in corso ricerche riguardanti struttura, composizione, proprietà fisico-chimiche delle acque minerali utilizzate nel trattamento e nella prevenzione dell'Urolitiasi.

 

 

 

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