Forlì, Capacci (Prc): "Raccolta di massa del referendum dell'acqua pubblica"

Forlì, Capacci (Prc): "Raccolta di massa del referendum dell'acqua pubblica"

FORLI' - C'è un detto che afferma che se un albero cade e la TV non trasmette l'evento è come se non fosse mai caduto, eppure con il referendum sull'acqua pubblica le cose sono andate diversamente. 1.400.000 cittadini hanno chiesto coi referendum di abrogare la Legge n.133/08 (Decreto Ronchi) ed alcuni articoli del D.Lvo 152/06 (Decreto ambientale)


A queste firme bisogna poi aggiungere quelle del referendum che Di Pietro ha voluto farsi per conto suo, anch'esso pare superi le 500.000 firme. L'albero dell'ideologia del libero mercato, dove tutto diventa merce e quindi bisogna privare le comunità dei lori beni essenziali e collettivi per venderli sul mercato, nelle coscienze di molti cittadini sta cadendo, anche se non c'era la TV a riprendere l'evento.


Il mercato non è più visto come un dio benefico che dispensa beni ai suoi adoratori, ma talvolta appare come un Moloch, il dio fenicio che nella sua fornace perennemente accesa consuma i sacrifici umani che continuamente pretende. Detto in modo meno aulico la cittadinanza comincia a vedere gli effetti nefasti di molte privatizzazioni.


Il successo dei referendum non è frutto del supporto mediatico, non deriva da una potente organizzazione messa in campo, è vero che si sono mobilitati numerosi volontari, ma erano privi di risorse e soprattutto di autenticatori (a Forlì c'era quasi esclusivamente la consigliera Pirini che pur prodigandosi allo spasimo non aveva il dono dell'ubiquità). Se ci fossero stati più consiglieri ad autentificare (è nelle loro funzioni) è indubbio che le firme sarebbero state ancor più numerose. Nessuno dei partiti presenti in parlamento ha sostenuto i quesiti referendari (Di Pietro è un caso a sè), ma è evidente che questo successo si è avuto grazie al fatto che molti dei loro elettori ed attivisti hanno firmato e lavorato per i referendum a cominciare da diversi dei loro rappresentanti nelle istituzioni si sono resi disponibili ad autenticare le firme.


Sta cambiando l'orientamento della pubblica opinione, questo non significa che la spinta alle privatizzazioni dei beni e servizi essenziali per l'intera comunità sia terminata, tutt'altro, perché il mondo della finanza lo pretende più che mai, questi sono beni e servizi che danno profitti sicuri, ed è più facile fare profitto sull'acqua piuttosto che affrontare i nodi della crisi economica. La battaglia per l'acqua pubblica sarà lunga, il referendum sarà un passaggio cruciale.

 

Palmiro Capacci

Resp Commissione ambiente PRC- SE

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