Forlì, carcere che scoppia. "Un contatto con l'esterno" tramite la scuola

Forlì, carcere che scoppia. "Un contatto con l'esterno" tramite la scuola

Forlì, carcere che scoppia. "Un contatto con l'esterno" tramite la scuola

"Anno scorso hanno preso il diploma di scuola media in nove. Noi siamo un punto di contatto con l'esterno perchè dentro, a causa del sovraffollamento, diventa difficile fare qualche attività". Parla Giovanna Tarantola, 36 anni, che da 5 insegna ai detenuti del carcere di Forlì. Un'insegnante di scuola media che dedica il suo tempo anche a questo, tramite il Centro territoriale permanente educazione adulti. "Spesso si tratta di persone che sono nate nel posto sbagliato al momento sbagliato".

 

Nella casa circondariale di Forlì vengono organizzati corsi per il conseguimento della licenza media nella sezione maschile, di italiano per stranieri in quella maschile, femminile ed in quella protetta ed anche un corso per ragionieri. Inoltre laboratori, ad esempio di 'arteterapia'. "Noi non facciamo parte del sistema - spiega Tarantola a Romagnaoggi.it - non siamo guardie e non siamo detenuti, siamo un'apertura sul mondo esterno. Un contatto. Diamo un'opportunità per potere costruire qualcosa".

 

Sì, perchè il sovraffollamento si percepisce, "dai racconti dei detenuti della sezione maschile, dentro la quale noi non accediamo - continua l'insegnante - mentre in quella femminile vediamo le celle molto piccole ed affollate". Questo provoca anche un'impossibilità, o in ogni caso l'opportunità ma con tempi lunghissimi, di fare qualunque attività lavorativa. Il disagio viene manifestato".

 

Ai corsi la maggior parte dei partecipanti è straniera. "A volte sono più determinati e riescono meglio. Gli italiani che partecipano si trovano spesso in condizioni estremamente disagiate e quindi per loro diventa più difficile riuscire a conseguire un risultato".

 

"Io ho iniziato per caso - racconta Tarantola - poi la cosa è diventata interessante. Bisogna capire che in moltissimi casi non si tratta di persone diverse da noi. C'è qualcuno che è abituato alla delinquenza, altri che sembrano arrivati qui per caso e che prima avevano una vita normale. Sono solo nati nel posto sbagliato al momento sbagliato".

 

Chiara Fabbri

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