Forlì, cena di vip raccoglie settemila euro per l'Irst

Forlì, cena di vip raccoglie settemila euro per l'Irst

FORLI' - Anche la buona tavola e il buon vino possono contribuire alla lotta ai tumori. In occasione della decima edizione de "Il Gusto per la ricerca", tradizionale manifestazione di beneficenza organizzata, nei giorni scorsi, al ristorante "Le Giare" di Montiano, sono stati raccolti oltre 7.000 da devolvere all'Irst, l'Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori di Meldola.

 

Quest'anno, infatti, dopo un attento vaglio del comitato promotore, formato dal padrone di casa Claudio Amadori, da Maurizio e Patrizio Neri da Mauro Casadei, e da Mario Emiliani, si è deciso di premiare il lavoro svolto dall'Istituto di Meldola, considerato un'eccellenza dell'intero territorio nazionale.

 

L'incontro conviviale, tenutosi per il sesto anno consecutivo al ristorante "Le Giare", si è svolto seconda la consueta formula, rodatata negli anni, offrendo "Una grande serata per un grande scopo", in cui l'alta cucina, attraverso un menù degustazione abbinato a vini straordinari, si mette a disposizione e a sostegno della ricerca scientifica. I duecento invitati, tutti esponenti dei maggiori gruppi imprenditoriali romagnoli, hanno avuto l'occasione di gustare prima lo small-food in corner tematici a bordo piscina, poi le altre prelibatezze preparate dallo chef, con piatti tipici della Romagna rielaborati in chiave creativa.

 

A seguire, si è tenuta un'asta, sempre di beneficenza, in cui sono state battute oltre 100 bottiglie "Magnum" delle etichette più prestigio. Battitore d'eccezione, nonché presentatore della serata, Antonio Paolini, giornalista del Messaggero e gastronomo di fama nazionale.

 

«Per noi, i 7.000 euro raccolti rappresentano un contributo importante - commenta il prof. Dino Amadori, Direttore scientifico dell'Irst - la ricerca scientifica, determinante per arrivare a terapie contro il tumore sempre più efficaci, ha un costo, e iniziative di supporto come questa sono fondamentali». Proprio la ricerca, d'altronde, è il cuore pulsante dell'Irst. «Prima della nascita del nostro istituto, nel 2007, l'oncologia romagnola si trovava in una situazione apparentemente ottimale - illustra il prof. Amadori - la sopravvivenza per tumori maligni dal momento della diagnosi era la più alta in Italia e, per carcinoma della mammella e del colon retto, addirittura del mondo. Strutture e percorsi funzionavano alla perfezione, perché, allora, cercare altro? Perché senza l'inserimento in questo tessuto di una maggior attenzione alla ricerca sarebbe stato impossibile compiere passi avanti, al massimo si sarebbero ottimizzati gli aspetti diagnostici e assistenziali. La ricerca è il motore del futuro».

 

Ecco, quindi, il bisogno di un istituto come l'Irst che, sin dall'inizio, ha previsto uno spazio di primo piano per i laboratori. «Andiamo verso una medicina rigenerativa, che ci consentirà di estrarre cellule, modificarle geneticamente e re-impiantarle per curare i danni creati dal tumore - prosegue il direttore scientifico dell'Irst - ugualmente, la sempre maggior conoscenza del genoma umano permetterà di sviluppare terapie intelligenti, in grado di produrre agenti biologici che colpiscano solo i bersagli tumorali. Su entrambi questi fronti il nostro istituto è fortemente impegnato: la sua mission è condurre una ricerca che porti a risultati immediatamente applicabili sui malati».

 

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