Forlì, cento candeline per la filiale Unicredit di Piazza Saffi

Forlì, cento candeline per la filiale Unicredit di Piazza Saffi

Forlì, cento candeline per la filiale Unicredit di Piazza Saffi

FORLI' - Si è tenuta questo pomeriggio a Forlì la cerimonia di celebrazione del centenario della storica filale UniCredit di Piazza Saffi, nata come Credito Romagnolo nel 1909. Nel loggiato antistante la filiale è stata allestita per l'occasione una mostra fotografica che illustra i passaggi cruciali della storia della banca in città.Sono intervenuti il Presidente di UniCredit Banca Aristide Canosani e il Direttore Commerciale Stefano Rossetti.

 

Tra gli ospiti anche Giampaolo Venturi, autore del volume "Storia del Credito Romagnolo".

Il primo accenno d'una sede a Forlì, in documenti dell'archivio storico centrale, è già del 1897, quando il "Piccolo Credito Romagnolo" di Bologna aveva solo un anno. Poi se ne parlò nel 1898 su proposta del marchese Lodovico Almerici e del conte Giovanni Grosoli, presidenti dell'istituto dopo il fondatore Giovanni Acquaderni.

Almerici, proprio perché romagnolo, conosceva bene la piazza; in ogni caso, restava il fatto che Forlì era capoluogo di provincia. Avervi una sede voleva dire avere influenza su tutta la provincia, quindi su una parte importante della regione. Ma, proprio per questo, occorreva andare cauti.

Sul fronte ecclesiastico, va anche detto che a Bologna era cardinale Domenico Svampa, già vescovo di Forlì dal 1887 al 1894, il quale dopo aver dato spinta all'azione della Chiesa forlivese facilitò, insieme alla sua nomina a presidente della regione ecclesiastica Flaminia, i contatti e gli sviluppi all'interno dell'impegno regionale complessivo.

Come curiosità si può ricordare che il capitale sociale, alla fine del 1902, era di poco superiore alle 90 mila lire, ma risultò già raddoppiato nel 1903, per salire a 264 mila lire nel 1904 e a 365 mila nel 1905: dunque quadruplicato in tre anni! Va sempre tenuto a mente il legame fra la banca e le iniziative sociali locali (prima di tutto, Casse Rurali e Popolari).

Quanto a Forlì, proprio nel 1905 si registra un ulteriore sollecito dai cattolici della zona: è agli atti una lettera del 10 Novembre con la quale il Segretariato cattolico diocesano «domanda colà l'apertura di uno stabilimento della Banca».

Ma contrariamente alle aspettative, se ne riparla solo nel gennaio 1907. E il mese seguente - con la Banca in buona salute e gli affari in crescita - si poté formulare l'ipotesi di aprire. Interessante e illuminante, il dibattito in Consiglio Superiore (oggi diremmo Cda), come riassunto in un verbale di febbraio: «la Banca penserà alla costituzione di uno stabilimento a Forlì e a Cesena, non appena la Sede di Ravenna e la Succursale di Lugo cesseranno dal pesare sul bilancio generale, ma non prima». E siccome era «ferma convinzione» che quei due "stabilimenti" avrebbero chiuso in pareggio con l'esercizio dello stesso anno, si riteneva che l'attesa non dovesse essere lunga. Convinto che non si poteva aspettare oltre è il deputato Chiozzi, ma il Segretario generale notava «la ruggine che esiste fra Forlì e Faenza e crede che difficilmente si potrà ottenere che l'Agenzia di Forlì sia sottoposta a Faenza», mentre il consigliere Girolamo Lega «dichiara constargli che adesso i Forlivesi non fanno difficoltà alcuna a lasciare dipendere l'Agenzia dalla Sede di Faenza». Il Sindaco Bussetti è favorevole ad aprire a Forlì, ma raccomanda «di stare assai limitati nella spesa», così il segretario generale riteneva che il personale possa essere ridotto ad un agente, un cassiere e un fattorino «che funzioni anche da amanuense» (testuale).

Nell'ottobre 1907, finalmente, il Consiglio della "Banca del Piccolo Credito Romagnolo" approva all'unanimità un ordine del giorno che istituisce la succursale di Forlì, «direttamente dipendente dalla Sede di Faenza». Una scelta, quella di far dipendere Forlì da Faenza, che, come qualcuno paventava, avrebbe creato non pochi problemi, con attriti fra dirigenti, dimissioni minacciate, interventi del Consiglio Superiore. Le prime difficoltà però, in novembre, riguardarono la sede, tant'è che si rinviò tutto al maggio 1908 con previsione di aprire in autunno.

Di fatto, come oggi sappiamo, l'inaugurazione arrivò il 30 marzo 1909, quando furono definite le nuove circoscrizioni.

Nel prosieguo dell'attività, l'agenzia forlivese seguì com'è naturale le sorti dell'istituto, con gli alti e i bassi di quei primi anni del XX secolo. Poi il "Piccolo Credito Romagnolo" cresce, perde l'aggettivo diminutivo e diventa, nel 1914, "Credito Romagnolo", passando anche da società cooperativa a società anonima (così si chiamavano allora le attuali Spa). Nel '95, l'OPA del "Credito Italiano" e di "Carimonte" diedero vita alla Rolo Banca. Il resto - con l'ultimo cambio d'insegne che nel 2002 ha visto la nascita di UniCredit Banca - è storia di oggi.

 

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