Forlì-Cesena, 73mila donne occupate: tasso di occupazione al 58,5%

Forlì-Cesena, 73mila donne occupate: tasso di occupazione al 58,5%

Forlì-Cesena, 73mila donne occupate: tasso di occupazione al 58,5%

CESENA - Stando ai dati Istat 2009, nella provincia di Forlì-Cesena le donne occupate sono 73mila (contro i 96mila uomini), con un tasso di occupazione del 58,5%, più basso di quello regionale (61,5%), anche se più elevato di quello nazionale. Analizzando il flusso di assunzioni nell'ambito circoscrizionale del Comune di Cesena relativo al 2010 scopriamo che il dato è favorevole per la componente femminile, con 25.675 donne assunte contro 19.882 uomini.

 

Le donne sono impiegate soprattutto nei settori dei servizi (5.602 donne), della pubblica amministrazione (3.701), dell'agricoltura (3.123).

 

"Molti si chiedono se ha ancora senso celebrare l'8 marzo, cogliendo di questa data solo l'aspetto più folcloristico e commerciale: mimose fiorite, locali invasi da gruppi di sole donne, ecc. Peggio ancora, c'è chi pensa che l'8 marzo appartenga solo a una certa parte politica e che per questo, nella logica degli schieramenti contrapposti, chi non vi appartiene debba ignorarla o, addirittura, osteggiarla". Lo ha dichiarato il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, nel celebrare l'8 marzo.

 

Lucchi, insieme all'Assessore alle Politiche delle Differenze, Elena Baredi, prosegue:  "Noi crediamo che non sia così, e la nostra convinzione scaturisce dal ricordo delle 129 operaie morte nel 1908 nell'incendio di una fabbrica di New York, mentre protestavano per ottenere condizioni di lavoro più umane; e ancora, dalle molte battaglie che le donne hanno condotto in tutti questi anni per combattere la discriminazione, rivendicare pari diritti e opportunità, esigere rispetto nel nome della loro dignità di persone".

 

"Ed è proprio la dignità il tema fondamentale di questa giornata. Non solo quella delle donne, ma dell'intera società, perché se viene calpestata la dignità di una sua componente fondamentale, l'intera società ne risulta mortificata e sminuita. A questo dobbiamo fare particolare attenzione in una fase tanto difficile come quella che stiamo attraversando, affinchè non siano le donne a pagare il conto più alto, ad esempio nel mondo del lavoro".

 

"Ma c'è anche l'altra faccia della medaglia. Le donne risultano essere le più coinvolte per quanto riguarda i lavori atipici e nella stragrande maggioranza dei casi vengono loro offerti contratti a tempo determinato. Sempre nel 2010 le donne che hanno perso lavoro sono state 14.101 contro 11.049 uomini; se si prende in considerazione l'intero bacino del Centro per l'impiego di Cesena il quadro è ancora più pesante, con 25.584 cessazioni di contratti femminili contro i 20.029 maschili e un incremento delle cessazioni di contratti rispetto al 2009 dell'11,7%. Al 31 dicembre, infine, le donne disoccupate iscritte al Centro per l'Impiego nel territorio cesenate risultano essere 7164 contro i 4917 uomini, con un aumento del 6,3% rispetto al 2009. Dunque, nonostante la crescita di opportunità lavorative e delle effettive assunzioni, sono ancora tanti gli elementi di divario fra lavoratori e lavoratrici, in termini di contrattualistica, di retribuzione, di rischio di perdita del lavoro. E tutto ciò non può che incidere negativamente sul lavoro femminile, che pure costituisce una parte rilevantissima nell'economia delle famiglie. Meno opportunità per le donne significa un impoverimento per tutti. E non solo in termini economici."

Commenti (2)

  • Avatar anonimo di miky
    miky

    (continuo) Credo che la parità vera, sarà raggiunta quando, passando la sera davanti ai bar, vedremo un uguale numero di donne e di uomini. Per il momento, tutti, anche noi genitori che continuiamo ad educare i nostri figli secondo canoni antichi, dobbiamo ammettere che su questo discorso c'è ancora molta strada da fare, purtroppo.

  • Avatar anonimo di miky
    miky

    E così, come ogni anno, l'8 marzo parliamo di donne. Poi dal 9 marzo, ritorniamo alla normalità. Invece di fare tante analisi e tanti discorsi, bisognerebbe cominciare a cambiare una "cultura" che è e rimane profondamente maschilista. Le donne sono quelle che maggiormente sostengono il carico di una società che, da secoli, è a misura di uomo. A cominciare dal menage familiare, che "culturalmente" è a loro carico. Per finire nell'organizzazione del lavoro, che per richiesta di orari e dedizione è a misura di "uomo senza famiglia". Questa società ci chiede di essere madri, di essere lavoratrici, di essere casalinghe, poi però, sul lavoro, per essere competitive, ci dobbiamo misurare con gli uomiini, che possono pemettersi orari assurdi, perchè a loro non è demandata in prima istanza la cura dei figli e della casa. Quando le giovani donne, oggi, si presentano per una assunzione si sentono proporre solo contratti a tempo determinato perchè i datori di lavoro hanno timore che facendo un contratto a tempo indeterminato, poi la ragazza comincerà a fare progetti per il futuro e inevitabilmente farà un figlio. Fino a quando questa società non prenderà atto della funzione peculiare delle donne, fino a quando non verrà modificata la cultura dei "ruoli" che ancora purtroppo è radicata, e fino a quando la parità dei sessi non sarà effettiva e mentalmente assimilata, quelle dell'8 marzo son solo chiacchiere. E ai nostri politici dico che non mi sono sentita affatto gratificata dallo sforzo che lo Stato ha fatto per parificarmi agli uomini aumentando l'età pensionabile delle donne, anzi, mi è sembrata una presa in giro, perchè ho sempre lavorato e dopo il lavoro mi sono sempre dovuta occupare della casa (pulire, lavare, stirare) e dei figli (l'asilo, la scuola, il pediatra) e quando c'è da scegliere chi dei due prende un permesso dal lavoro per impegni familiari, tocca sempre a me, perchè, ovviamente, sono quella con la retribuzione più bassa .

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