Forlì-Cesena: aree convertite in commerciale e residenziale per salvare Sapro

Forlì-Cesena: aree convertite in commerciale e residenziale per salvare Sapro

Forlì-Cesena: aree convertite in commerciale e residenziale per salvare Sapro

FORLI' - Il riequilibrio dei conti della Sapro, la società totalmente pubblica per l'insediamento industriale - sull'orlo del fallimento chiesto dalla Procura della Repubblica e già in discussione al Tribunale di Forlì - passerà anche per il cambio di destinazione di alcune aree attualmente nello stock del patrimonio immobiliare invenduto della società. Lo rivela Stefano Gagliardi, capogruppo del Pdl in Provincia, che denuncia progetti, contenuti nel piano di ristrutturazione, di convertire da direzionale a residenziale e commerciale alcune aree.

 

L'area chiamata 'Pru1', vale a dire una vasta area dismessa in via di recupero tra via Pandolfa e via Macero Sauli, a Forlì. Stessa sorte per alcune capacità edificatorie nell'area attigua dell'ex consorzio agrario, che nel piano passerebbero a medie superfici commerciali. Sorte simile dovrebe subire l'area ex Irs di Bagno di Romagna.

 

"Queste aree verranno poi scorporate in un fondo immobiliare, alla faccia della programmazione urbanistica e dei piani regolatori: qui si immette sul mercato altro residenziale e commerciale al di fuori di ogni valutazione territoriale", rileva ancora Gagliardi. E' il contenuto del suo intervento per la discussione che si è tenuta giovedì pomeriggio in Consiglio Provinciale su Sapro: con la delibera il consiglio provinciale ha approvato delle modifiche nello statuto di Sapro (società partecipata da Comuni di Forlì e Cesena, Provincia di Forlì-Cesena, Camera di commercio e altri comuni minori).

 

La prima modifica riguarda il cda (si dà ai soci di Sapro la possibilità di insediare un amministratore unico, per ottenere maggiori risparmi), la seconda, invece, immette nello statuto, la possibilità di ottenere prestiti dai soci. Facoltà che sarà subito utilizzata: i due comuni capoluogo, infatti, presteranno a Sapro un milione di euro ciascuno, la Provincia e la Camera di commercio altri 500 mila euro a testa e 200 mila euro ciascuno dai comuni di Forlimpopoli e Bertinoro.

 

Il ricorso al prestito, piuttosto che alla ricapitalizzazione, è dovuto al rispetto del patto di stabilità. Ciò non lenisce la situazione di grave indebitamento di Sapro, stimato in 108 milioni di euro. "E' un prestito per offrire liquidità alla società, altri 5,6 milioni di euro arriveranno da un finanziamento dato dalle banche creditrici", spiega l'assessore alla Pianificazione territoriale Maurizio Castagnoli. La data cruciale sarà il 5 maggio: entro tale data, infatti, tutte le banche creditrici si saranno espresse sul piano di rientro, e il 18 maggio, se tutto andrà bene, la società si presenterà in tribunale con l'accordo dei creditori.

 

Le banche detengono il 95% del credito, ma un altro 5% è costituito da privati, "stiamo lavorando anche con loro per siglare un accordo", sempre Castagnoli. Intanto, sempre sugli scranni dell'opposizione propone una ricetta alternativa Maria Grazia Bartolomei, capogruppo dell'Udc: "L'acquisizione di aree da parte degli enti soci, in alternativa all'erogazione dei prestiti, in tal modo si eviterebbe di mettere a rischio altri soldi pubblici". Scettico sulla formula dei 'prestiti' anche Gagliardi: "Non è ben chiaro il significato, nella delibera, della dicitura 'con o senza rimborso'".

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -