Forlì-Cesena: aumentano gli infortuni femminili nell'industria. Nel 2008 sono quasi 3 mila

Forlì-Cesena: aumentano gli infortuni femminili nell'industria. Nel 2008 sono quasi 3 mila

Forlì-Cesena: aumentano gli infortuni femminili nell'industria. Nel 2008 sono quasi 3 mila

Nel 2008 sono stati denunciati  all'Inail quasi 3mila infortuni femminili sul lavoro nel settore industria di Forlì-Cesena, che rappresentano 28,69% del totale degli infortuni, a fronte di una media nazionale del 25%. Considerando che l'occupazione femminile subisce decrementi il dato risulta maggiormente preoccupante. I dati dal 2004 aumentano. Un piccolo passo in avanti è stato fatto nell'agricoltura, dove i numeri scendono, con un 27,23% di donne infortunate.

 

Due testimonianze servono a comprendere i disagi che derivano dall'infortunio, soprattutto per una donna. Maria Concetta Del Greco, 43 anni, meldolese, ha perso una mano in un tritacarne, il 20 dicembre 1990. "Non ti senti più utile, ti si chiudono tutte le porte in faccia. Ho trovato lavoro come bidella inserendomi nelle liste di invalidità". Il 4 luglio del 1986, Debora Rossi, 40enne di Cesena, ha perso 3 dita sul lavoro. "Ti guardano tutti con occhi diversi - racconta - dopo 10 anni di lavori stagionali, oggi ho un impiego fisso".

 

"Punto di partenza di tutte le nostre riflessioni - osserva il consigliere nazionale Anmil (Associazione nazionale Mutilati ed invalidi del lavoro), Luca Chiadini - è il riconoscimento che  la donna svolge sistematicamente due attività di pari dimensione e gravosità lavorativa. Infatti accanto all'attività propriamente professionale che le donne svolgono all'esterno, vi è quella di cura della ‘società familiare', che è loro affidata purtroppo spesso in via esclusiva, entrambe portatrici di fattori di stress e di affaticamento".

 

Per quanto riguarda l'insorgenza delle malattie professionali nelle donne, i numeri per la provincia di Forlì-Cesena, soprattutto se paragonati a quelli regionali, sono pesanti. Parlando delle patologie più frequenti, ovvero le tendiniti, i casi denunciati all'Inail sono stati nel 2008, 287, in costante aumento dal 2006. In questo periodo l'incidenza sul dato dell'Emilia-Romagna si è ridotta di 2 punti percentuale, ma si attesta lo stesso su un 29,28%.

 

"Quanto alla tutela assicurativa delle donne - sottolinea Chiadini - è da ammettere che il legislatore non ha fino ad ora brillato nel riconoscere differenze di genere che pure esistono. Non si tiene infatti conto dei diversi riflessi che un infortunio sul lavoro o una malattia professionale hanno su una donna piuttosto che su un uomo: dalla perdita di un arto, ad esempio, ad una cicatrice, alla riduzione di funzionalità, che ledono capacità ed abilità, ma prima ancora dignità personale e sociale. L'Anmil ha più volte ribadito che nella valutazione dell'evento lesivo debba essere considerata anche la specificità di genere, perché variabile della complessiva situazione personale del lavoratore. Solo da questa prospettiva è possibile fornire alla lavoratrice infortunata tutte le cure necessarie e utili, nel rispetto peraltro della pluralità degli impegni cui la donna deve assolvere nel lavoro dentro e fuori casa".

 

Chiara Fabbri

 

 

 

 

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