Forlì-Cesena celebra le donne. Bulbi: "La politica deve aiutarle"

Forlì-Cesena celebra le donne. Bulbi: "La politica deve aiutarle"

Forlì-Cesena celebra le donne. Bulbi: "La politica deve aiutarle"

FORLI'-CESENA - "Cent'anni fa veniva istituita ufficialmente la "Giornata della Donna" e  vorrei far giungere a tutte voi, donne della nostra comunità provinciale, il mio più cordiale augurio per quest'occasione di festa e, ancor più, di riflessione e ringraziamento per il vostro impegno nella famiglia, nel mondo del lavoro, nelle istituzioni e nella cultura". Lo ha detto il presidente della provincia di Forlì-Cesena, Massimo Bulbi, nel celebrare l'8 marzo, Festa della Donna.

 

"Quest'anno tale giornata è, ancor più del solito, occasione di riflessione perché, in questi tempi difficili, la crisi economica ha colpito particolarmente le donne. Esse sono state, spesso, le prime a perdere il lavoro e nonostante questo devono continuare a sostenere la loro famiglia, essendone il perno naturale, anche quando il marito non ha più il suo lavoro.  Per questo vostro ruolo insostituibile, nella famiglia e nella società,  si avverte, come sempre più necessario, il cambiamento di atteggiamenti culturali ancora troppo radicati nella nostra società."

 

"Atteggiamenti che non aiutano a raggiungere una più profonda condivisione fra uomo e donna sui compiti che ciascuno deve e può svolgere nell'ambito della famiglia, del mondo del lavoro ed anche nella politica, dove la parità fra i sessi sembra ancora un traguardo lontano nonostante che, le donne presenti negli organismi elettivi del nostro territorio, siano ormai più di centocinquanta".

 

"Tutte le istituzioni, anche la Provincia - conclude Bulbi - hanno un fondamentale compito da assolvere: mettere in campo politiche capaci di aiutare le donne a poter esprimere pienamente e paritariamente la loro cittadinanza, aiutandole a conciliare i diversi e impegnativi ruoli che, ogni giorno, devono svolgere. Andiamo avanti insieme!"

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di miky
    miky

    Gli uomini, che tengono le redini dell'organizzazione della politica, del sindacato, del lavoro, come possono auspicare una maggiore partecipazione femminile, senza cambiare questa organizzazione logistica? Noi donne abbiamo una diversa sensibilità, abbiamo diverse priorità. Per andare avanti insieme, bisogna che i tempi siano compatibili con le necessità familiari. Una maggiore sensibilità verso questo problema primario, sicuramente aprirebbe le porte a tante donne che, per necessità familiare, rinunciano ad un impegno sociale, politico, sindacale. Ad ogni uomo suggerisco di porsi questa domanda: " se mia moglie ( o la mia compagna) si comportasse come me, la nostra famiglia, la nostra casa, i nostri figli, come andrebbero a finire ? cosa mangeremmo, con cosa ci vestiremmo, in che ambiente vivremmo?". Facciamo in modo che per le donne non si tratti più di scegliere fra famiglia e lavoro, famiglia e impegno sociale. E perchè questo si avveri, non dobbiamo essere noi donne a cambiare, devono essere gli uomini ad abbandonare una falsa cultura che rende inconciliabili la pluralità degli aspetti della vita di una persona. E quelle 150 donne che fanno parte degli organismi elettivi del territorio dovrebbero smettere di adattarsi ai ritmi imposti dagli uomini e iniziare a porre una organizzazione del lavoro alternativa, tutto l'anno, non solo l'8 marzo ( e lo dico per esperienza, cinque anni in CGIL, senza orari di lavoro al giorno, e riunioni serali, che inevitabilmente iniziavano un'ora dopo l'orario fissato, tanto se si fà tardi......loro avevano la moglie che badava i figli, noi donne, invece avevamo la nonna)( e se vuoi fare carriera, anche lì, devi stare in quell'ingranaggio, altrimenti trovi pure qualcuno che sfotte 364 giorni all'anno.....- l'8 marzo no-)

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