Forlì-Cesena, Confcooperative: "Cooperazione sociale una risorsa del territorio"

Forlì-Cesena, Confcooperative: "Cooperazione sociale una risorsa del territorio"

CESENA - "La cooperazione sociale sia di tipo A che di tipo B nel nostro territorio provinciale è uno dei settori che più di altri è riuscito a garantire la tenuta sul piano occupazionale negli ultimi anni, nonostante la crisi. Complessivamente, le cooperative sociali associate a Confcooperative Forlì-Cesena sono 65 e propongono un valore occupazionale di oltre 3600 addetti. Alcune delle realtà imprenditoriali oggi più significative sono nate da forme di associazionismo impegnato attivamente nella lotta all'esclusione sociale. Sono cooperative che da anni operano sul territorio a fianco delle istituzioni pubbliche, fornendo un supporto di grande professionalità, mettendo in campo progetti socio-assistenziali di ampio respiro, investendo in persone e strutture, svolgendo insomma un ruolo concreto, e crediamo indispensabile, in risposta ai bisogni della collettività".

 

E' quanto si legge in una nota di CONFCOOPERATIVE Forli Cesena.

 

 

"La forza di questo tipo di impresa, infatti, sta nel fatto che risponde a bisogni reali espressi dalla comunità, operando nelle problematiche dell'assistenza, della riabilitazione e del reinserimento sociale delle persone secondo logiche di mercato e, contemporaneamente, creando occupazione. Il lavorare in termini di co-progettazione, anche su singoli casi e in forte collaborazione con i servizi socio-sanitari del territorio è il modo di lavorare con cui la cooperazione sociale è cresciuta mettendo le basi anche per i cambiamenti che oggi sono già realtà, nell'ottica di una partnership pubblico-privato sempre più necessaria."

 

"Le sfide che si propongono oggi - prosegue la nota dell'associazione - con l'accreditamento degli enti abilitati a lavorare in questo settore, garantiscono una sempre maggiore qualificazione delle cooperative stesse, già da tempo abituate alla definizione di modalità condivise nell'operare quotidiano con l'ente pubblico. L'orientamento al benessere dell'utente non è un elemento che guida l'operato della committenza ma di ciascun gestore che si qualifichi come davvero sociale".

 

"Nel settore della salute mentale, da anni la cooperazione sociale, sia tipo A che di tipo B, propone modelli personalizzati di intervento finalizzati sia alla riabilitazione terapeutica che all'inserimento lavorativo di persone con patologia anche gravi, gestendo servizi residenziali, semiresidenziali, centri diurni e servizi domiciliari, oltre che proponendo modelli percorribili di inserimento lavorativo non solo di tipo protetto".

 

"Nel quadro dell'accreditamento le cooperative che offrono servizi riabilitativi hanno la possibilità di crescere ulteriormente in un quadro di partnership con il servizio pubblico, quadro che al tempo stesso garantisce e preserva l'autonomia gestionale e professionale dell'impresa sociale. L'accreditamento non è solo una garanzia di qualità uniforme rispetto al cittadino, che rimane la sua funzione primaria, ma anche un sistema di gestione dell'equilibrio tra domanda ed offerta di servizi di salute mentale fondato sul principio della cooperazione e sullo sviluppo delle sinergie tra ente pubblico e impresa sociale. Oltre a ribadire dunque il grande valore della cooperazione sociale in generale in termini di occupazione e di progettualità - si conclude la nota - crediamo sia fondamentale riconoscere la serietà di queste imprese che a livello locale da decenni ormai sono protagoniste attente del nostro welfare".

 

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