Forlì-Cesena, Croci (Sapro): "Se torniamo al cuore, siamo in grado di lavorare bene"

Forlì-Cesena, Croci (Sapro): "Se torniamo al cuore, siamo in grado di lavorare bene"

Forlì-Cesena, Croci (Sapro): "Se torniamo al cuore, siamo in grado di lavorare bene"

FORLI' - Cosa ha determinato che Sapro, la società pubblica provinciale che si occupa dell'insediamento delle aree produttive, arrivasse sull'orlo del fallimento, chiesto dalla Procura della Repubblica di Forlì? In sostanza, la società negli ultimi anni è stata riempita di onerose attività immobiliari che nulla riguardavano il suo scopo prioritario, che resta quello di fornire terreni  urbanizzati a prezzi calmierati per le attività produttive. E' l'analisi che proviene dallo stesso piano di ristrutturazione che la società ha presentato ai soci.

 

"La situazione reddituale, che presentava criticità già nel 2005, è stata ulteriormente appesantita
da nuove operazioni di investimento e diversificazione", spiega l'introduzione del piano di  rientro. I dati parlano chiaro: solo nel 2005 Sapro movimentava un volume di costi/ricavi di 79,5 milioni di
euro, cresciuto a dismisura tra il 2006 e il 2007, fino ad arrivare ai 116,5 milioni del volume di affari del bilancio 2009, ben 37 milioni in più: sarebbe stata una bella crescita se non fosse che in gran parte si trattavano di acquisizioni, effettuate con indebitamento, bilanciate in buona parte solo dall'aumento del valore del portafoglio, ma senza avere poi le risorse per urbanizzare le aree e
renderle così delle voci concretamente attive.

 

Poi con la crisi le vendite si sono inceppate e il meccanismo è saltato. "La forte variabilità dei ricavi è dovuta ai tempi di urbanizzazione e commercializzazione delle aree, riconducibili alla tipologia di
business che non consente una veloce e costante rotazione del magazzino", sintetizza il documento. Ma ora guarda la situazione con fiducia Vittorio Croci, presidente di Sapro: "Se Sapro viene messa in condizione di concentrarsi sul suo core business è in grado di far bene il proprio lavoro".

 

Il problema, d'altra parte, non sarebbero le aree industriali: "Nel 2009 abbiamo avuto circa 10 milioni di euro di venduto, non posso dire che abbiamo la fila davanti alla porta, ma gli acquirenti ci sono", continua Croci, che riconosce, invece, che è problemi maggiori sono "nell'extraproduttivo". Per esempio con la grossa partita dell'area ex Foro Boario di Forlì.

 

"All'epoca della convenzione si ritenne che non c'erano imprenditori immobiliari con le dimensioni necessarie per investire in aree del genere- illustra Croci-, da qui la decisione di affidarle a Sapro, ma per strada ci siamo resi conto che neanche da noi c'erano le risorse necessarie". La strada che ora Sapro propone è quella di cedere tutto a fondi immobiliari, in quanto solo "immobiliaristi fuori provincia possono avere le risorse per urbanizzare quelle aree".

 

L'idea è di cedere ai privati il più possibile, sia medianti ‘Stu' (società di trasformazione urbana), sia con un fondo immobiliare, come nel caso dell'ex Foro Boario. Croci accantona poi l'ipotesi di costituire un proprio fondo, come indicato nel piano di ristrutturazione (che pone la data del gennaio 2011): "E' solo un'ipotesi teorica e non perseguibile, Sapro non ha così tante aree da giustificare un fondo proprio". Più probabile, invece, la cessione a grandi fondi immobiliari esistenti con grandi disponibilità, anche di denaro liquido per contenere l'indebitamento in tempi rapidi.

 

Nonostante il quadro di crisi, tuttavia, Sapro sta continuando a investire in un altro "fiore all'occhiello" di Forlì, il polo tecnologico aeronautico, il distretto formativo-produttivo programmato nei terreni circostanti il Ridolfi. La società ha impegnato per queste aree 3,3 milioni di euro, di cui solo un milione già saldato. Questa partita si somma anche ad un'altra più a lungo termine, l'area di sviluppo industriale ‘A14', attualmente ancora agricola, con un impegno di spesa di 2 milioni di euro, di cui 850 mila ancora da pagare.

 

Sono operazioni ambiziose di scarsa prevedibilità che nel tempo rischiano di far piombare Sapro in un'altra crisi simile a quella attuale? "No- risponde Croci-, sono aree produttive e rientrano nel nostro core business, inoltre in convenzione è già previsto che si possano creare ‘Stu' in cui far confluire i beni". Il 30 aprile Sapro riunirà l'assemblea dei suoi soci per l'approvazione del bilancio 2009, che sarà, anticipa Croci, "in attivo di 100 mila euro prima delle tasse e di 20 mila euro dopo le tasse". "D'altra parte i problemi maggiori riguardano il 2008 e li stavamo già affrontando quando si è inserita la procedura di fallimento chiesta dalla Procura", conclude Croci.

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Paolo1
    Paolo1

    Il volere urbanizzare a tutti i costi è il problema, addirittura vista la situasione si propone pure di trovare immobiliaristi esterni pronti ad investire, mah. Speriamo che la procura faccia il suo dovere e questa volta ci metta una bella pietra sopra a sapro e tutti quelli che ci hanno speculato. non è possibile che sul sito della società pubblica non ci sia neppure una lista dei tecnici dipendenti

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