Forlì-Cesena, fallimento Sapro. I revisori lanciarono l'allarme due anni fa

Forlì-Cesena, fallimento Sapro. I revisori lanciarono l'allarme due anni fa

Forlì-Cesena, fallimento Sapro. I revisori lanciarono l'allarme due anni fa

FORLI' - Il campanello d'allarme per il fallimento di Sapro era già suonato da tempo, almeno due anni prima che il tribunale arrivasse a decretarne il fallimento per via giudiziaria. Per capirlo basta spulciare tra i documenti della società, accessibili al pubblico anche on-line. Già nell'autunno del 2008 il collegio dei revisori contabili della società aveva evidenziato il rischio che la società stava correndo, sia per difficoltà proprie sia per la negativa congiuntura economica.

 

In un verbale del 27 novembre 2008, dopo un avviso già indicato il 16 settembre, il collegio faceva notare che "dall'esame della situazione finanziaria risulta che attualmente la Sapro ha utilizzato al massimo le disponibilità accordate sui conti correnti, pari a circa 80/81 milioni di euro, mentre ha nel contempo impegni urgenti da onorare per circa 6 milioni di euro".

 

Insomma, a fronte di una liquidità pressoché in esaurimento vi erano ingenti somme da corrispondere già allora. Inoltre, aggiungono i revisori, "alla criticità della suddetta situazione di liquidità si deve aggiungere il rarefatto interesse degli imprenditori ad acquistare nuove aree e la temibile recessione economica in atto che, a detta di autorevoli economisti, può durare diverso tempo". A influenzare la rotta della società, dunque, c'era anche la crisi economica che stava già cominciando a bloccare il mercato immobiliare.

 

Una situazione che stava portando la società in passivo per 2,5 milioni. "I sindaci - affermava il collegio dei revisori sempre nel novembre 2008 - rilevano che le previsioni di realizzo, evidenziate anche ai soci nell'agosto 2008, si sono in gran parte annullate determinando un notevole sbilancio di esercizio che, su richiesta del collegio, il direttore ha quantificato in circa 2,5 milioni di euro". Da qui l'invito a sollecitare i soci della società, cioè gli enti pubblici: "Il collegio ritiene opportuno che i soci vengano informati, al più presto, del risultato di esercizio previsto", chiedevano i revisori.

 

Il 22 dicembre del 2008, dopo la rimozione dell'allora direttore generale della società, il collegio dei revisori effettua un nuovo controllo, al termine del quale si esprime così. "Il collegio, dalla disamina della citata lettera (quella di licenziamento del direttore, ndr), prende atto dell'operato della presidenza e chiede, ad essa, come intenda provvedere per la governance della società, atteso che non si è premurata di trovare un sostituto, quando ne è evidente la necessità in momento così delicato sia finanziariamente che economicamente".

 

Dopo l'uscita del direttore generale, dunque, i revisori hanno evidenziato l'esigenza di dotare la società di una guida. Anche perchè altri problemi incombevano. "Il collegio evidenzia, inoltre, che l'indebitamento della società - scrivevano i professionisti il 22 dicembre 2008 -, le difficoltà di vendere i terreni e la situazione economica di recessione di molti settori e, in particolare, la stagnazione dell'immobiliare consigliavano una grande prudenza: anche in funzione dei danni economici che il licenziamento, probabilmente, comporta".

 

Da qui l'invito, "per evitare eventuali responsabilità personali, a soppesare e valutare attentamente le implicazioni" del licenziamento del direttore. "Da parte sua il collegio si riserva, perdurando l'attuale crisi societaria, di valutare quali azioni gli competano d'intraprendere nell'interesse della società Sapro, per la sua salvaguardia economica e patrimoniale."

 

Questi stralci dei verbali dei revisori effettuati nel 2008 (dieci sono quelli svolti durante quell'anno dal collegio) sono contenuti nella relazione al bilancio 2009 presentata dall'attuale collegio dei revisori dei conti, composto da Giorgio Contarini (presidente), Valter Rusticali e Aride Missiroli, subentrati nel 2009 ai precedenti.

 

Gli stessi professionisti nella relazione all'ultimo bilancio definiscono il 2009 "un anno difficile, sia per il fermo di mercato, sia per la pesante situazione finanziaria dovuta alla mancanza di liquidità che, ora, sembra in parte superata dall'aumento di capitale ed altri provvedimenti ventilati dai soci e da noi auspicati nella relazione al bilancio 2008".

 

Mentre sul 2010 i revisori riconoscono "che il management ha fatto il possibile per garantire la continuità della società ed ha presentato un bilancio che registra un utile al lordo delle imposte pari a 607 mila euro e un utile netto di 21 mila euro".

 

Per il risanamento della società hanno consigliato "di velocizzare la nomina di un direttore, di chiedere la costituzione di una STU (Società di Trasformazione Urbana) per gli interventi relativi al Polo Tecnologico,  di prevedere il finanziamento o la ricapitalizzazione da parte dei soci nonché una rivisitazione della governance aziendale ed un piano industriale energico ed efficace di ristrutturazione dell'azienda". Tutte indicazioni prese "in attenta considerazione sia dai soci sia dal Consiglio di Amministrazione; purtroppo i tempi decisionali e di attuazione si sono notevolmente dilatati e sono ancora in itinere". E ormai il tempo è scaduto per qualsiasi intervento di salvataggio.

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