Forlì-Cesena, i soci di Sapro: "Effetti negativi su economia e occupazione"

Forlì-Cesena, i soci di Sapro: "Effetti negativi su economia e occupazione"

FORLI' - "I soci manifestano una grande preoccupazione per le conseguenze negative che il fallimento di Sapro provocherà sul nostro sistema produttivo e sul livello occupazionale del nostro territorio, in particolare per le imprese che hanno crediti da riscuotere, per le imprese che hanno acquistato terreni e sono soggette al rischio di revocatorie, per le imprese che hanno progetti di insediamento in corso e per quelle che subiranno forti ritardi nella realizzazione dei loro piani industriali".

 

Sono le parole di un comunicato congiunto degli otto enti soci di Sapro (Comuni di Cesena, Forlì, Forlimpopoli, Bertinoro, S. Sofia, Galeata, Provincia di Forlì-Cesena e Camera di Commercio di Forlì-Cesena). Che aggiungono, nella loro nota, attaccando le banche: "Ricadute negative vi saranno anche sul sistema degli istituti di credito coinvolti. In particolare dispiace notare come le disponibilità dimostrate dalle banche siano state evidentemente diverse tra di loro mostrando valutazioni diverse sul futuro di Sapro e sulle conseguenze negative per l'economia della provincia di Forlì-Cesena".

 

Per il resto la nota degli enti soci non è altro che la cronistoria che ha portato Sapro al fallimento. "Ripercorrendo i fatti dal giugno del 2009, sottolineiamo come gli enti soci abbiano operato con convinzione e con impegno per far uscire la società dalla fase critica e per raggiungere l'obiettivo del risanamento: la società manifestava già nel corso del 2009 una crescente tensione finanziaria, acuitasi a seguito dei riflessi della crisi generale e di quella di settore; fin dall'insediamento nel giugno 2009, le nuove Amministrazioni comunali di Cesena e di Forlì, l'Amministrazione Provinciale e la Camera di Commercio si sono confrontate tra loro, con gli altri soci e con il consiglio di amministrazione di Sapro, nominato dal 2008, per affrontare in modo adeguato le difficoltà economiche della società".

 

Sull'ultimo piano di salvataggio, tentato e non riuscito dicono i soci: "Le linee guida per il nuovo piano sono state elaborate nei seguenti termini: messa in liquidazione della società; separazione dei debiti bancari dagli altri debiti, prevedendo che solo quelli bancari avrebbero fatto parte del piano di ristrutturazione; il fabbisogno finanziario necessario alla completa estinzione dei debiti diversi sarebbe stato coperto dalle banche creditrici; vendita delle aree alle migliori condizioni di mercato con procedure trasparenti e competitive sotto il controllo dei creditori; crediti bancari trattati secondo le regole concorsuali; all'esito delle vendite delle aree disponibili le somme mancanti al saldo sarebbero state oggetto di rinuncia da parte dei creditori". Ma nonostante lo scambio di lettere concordato tra il 4 e il 6 agosto con gli istituti di credito per la concessione di un prestito ponte necessario per la liquidità urgente della società, il prestito non è mai stato concesso.

 

"La liquidatrice ha richiesto agli istituti bancari la rinuncia agli interessi sui rispettivi crediti almeno a partire dalla messa in liquidazione della società (1 ottobre 2010), avendo risposta positiva solo da parte di alcuni di essi; da parte loro gli enti soci, ciascuno con le possibilità di impegno offerte ed ammesse loro dalle funzioni, dal ruolo e dall'ordinamento giuridico, hanno percorso tutte le strade praticabili; l'impegno di tutti i soci pubblici è stato comunque intenso e compatto durante tutte le fasi interessate dall'azione della Procura, e tale da assicurare la piena trasparenza degli atti e la completa informazione delle rispettive rappresentanze e dell'opinione pubblica".

 

Un ultima menzione va alle responsabilità: "Va inoltre ricordato che i soci già nell'assemblea del 20 luglio 2010 avevano dato mandato di verificare la sussistenza delle condizioni per ogni possibile azione di responsabilità verso i precedenti amministratori e sindaci e, naturalmente, continueranno a perseguire questo intento soprattutto nell'attuale fase fallimentare".

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di miky
    miky

    Rischi per economia ed occupazione ? E che rischi portava una società che operava in campo immobiliare, acquistando terreni a destra e manca, anche in presenza di un mercato "fermo" ? Un imprenditore "normale" avendo terreni invenduti, non ne avrebbe mai acquistati altri, loro sì, questo non ha dererminato niente per il mercato locale ? e conseguentemente per le attività correlate ? Solo adesso che fallisce ci sono problemi ? Occupazionali? Forse per i dirigenti del PD che devono trovarsi altre sedie, ma a questi la fantasia non manca, adeso hanno scoperto le "energie alternative" per gli "incarichi alternativi".

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