Forlì-Cesena. Il 34% compra frutta biologica, ma il 46% prende la frutta estera

Forlì-Cesena. Il 34% compra frutta biologica, ma il 46% prende la frutta estera

Forlì-Cesena. Il 34% compra frutta biologica, ma il 46% prende la frutta estera

FORLI' - CESENA. La campagna frutticola 2010 è partita moderatamente bene come prezzi, ma le variazioni meteorologiche di metà agosto, soprattutto nell'Europa centrale, hanno riportato i prezzi a livelli "tristi": ben sotto i 30 centesimi per le pesche e le nettarine all'agricoltore. E' quanto emerge dall'osservatorio dei prezzi (www.oppa.it), gestito dal Servizio agricoltura della Provincia di Forlì-Cesena, in collaborazione con la Camera di Commercio di Forlì-Cesena, e coordinato da Rosamaria Pavoncelli.

 

Nato da ormai 5 anni, è l'unico osservatorio pubblico che tiene sotto monitoraggio settimanalmente ben 14 punti vendita della grande distribuzione nel territorio provinciale. La questione della volatilità dei prezzi, che sta caratterizzando sempre più i mercati agricoli, fa emergere l'esigenza di mettere a punto nuovi strumenti di tutela del reddito in agricoltura quale le assicurazioni sul reddito.

 

Dall'altra parte della filiera emerge però anche un consumatore profondamente stordito dalle politiche di vendita della distribuzione. Infatti, oltre alla rilevazione dei prezzi è stata condotta anche una indagine sul consumatore presso gli stessi punti vendita. Ben il 34% acquista prodotti biologici, il 94% guarda alla provenienza, ma nello stesso tempo il 46% è interessato al prodotto di importazione. I servizi aggiunti al prodotto sono un tema sempre più importante: ben il 37% acquista prodotti di IV gamma.

 

"Ma queste sono scelte maturate individualmente o condizionate dalla gestione mirata dei punti vendita?": è la criticità che solleva l'assessore alle Politiche agroalimentari della Provincia di Forlì-Cesena, Gian Luca Bagnara. "I supermercati - fa osservare Pavoncelli - hanno mediamente ridotto lo spazio dedicato all'ortofrutta fresca, e contratto sensibilmente la parte dedicata al bio. E' aumentato invece lo spazio per la IV gamma. In generale le referenze del bio sono spesso non di stagione e di provenienza estera (pere, kiwi. Banane)".

 

Nell'ortofrutta in generale mele, banane, ananas sono presenti tutto l'anno, così come zucchine, peperoni, sedano, pomodori e tutte le insalate. Cavolfiori, asparagi, carciofi, finocchi, zucche e poco altro hanno una più stretta stagionalità. E' come se alcuni prodotti fossero diventati "base" e presenze fisse sulle nostre tavole, mentre ad altri è lasciata una certa ciclicità stagionale o, come meglio definire, "presenza/assenza" per attirare l'attenzione del consumatore.

 

Colloquiando con i consumatori, emerge poi un profilo di responsabile acquisti per le famiglie piuttosto tradizionale: chi gestisce il carrello è prevalentemente donna. Lo stile alimentare delle famiglie sembra nascere dalla congiunzione di tre cose: tradizione famigliare, tempo a disposizione e gusti personali.

 

Questi ultimi sono spesso condizionati da una combinazione fra il livello culturale personale ed un tendenza a mettere in tavola "cose di moda". Su questo incide l'effetto dei media: trasmissioni TV che parlano di cibo lanciano tendenze sia terminologiche che propriamente alimentari. Ad esempio: la parola "impiattare" è ormai di uso comune dalla trasmissione di Clerici in poi. Tuttavia, lo stato famigliare condiziona i comportamenti di acquisto: chi ha figli piccoli è più attento alle scelte di qualità, gli anziani più attenti ai prezzi, la fascia adulta, che lavora e ha fretta, ha un costo che è rappresentato dal tempo sia per la spesa sia poi in cucina.

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -