Forlì-Cesena, l'economia torna a una lenta ripresa, ma l'occupazione ristagna

Forlì-Cesena, l'economia torna a una lenta ripresa, ma l'occupazione ristagna

Alberto Zambianchi

FORLI' - Sostanzialmente invariato il quadro delle assunzioni in provincia nel 2010, secondo quando emerge dai dati dell'indagine Excelsior sui fabbisogni occupazionali, realizzata da Unioncamere italiana e Ministero del Lavoro. I primi segnali incoraggianti che arrivano dal sistema delle imprese sembrano confermare il tono più positivo della congiuntura economica, ma non riescono ancora a produrre effetti incisivi sul mercato del lavoro.

 

Le stime elaborate per il 2010 da Unioncamere Italiana e Ministero del Lavoro evidenziano nella nostra provincia circa 9.240 entrate e 10.150 uscite, con un saldo negativo di 920 unità, che equivalgono ad un calo dell'1% e confermano la cautela delle imprese nelle assunzioni. Il quadro occupazionale sostanzialmente quindi non cambia. Va detto che la tendenza alla flessione rilevata nella nostra provincia è in linea con quella degli altri territori di riferimento; i dati provinciali evidenziano, però, cali meno accentuati rispetto al -1,4% dell'Emilia-Romagna e del Nord Est e al -1,5% rilevato a livello nazionale.

 

Si conferma anche una maggiore capacità di contenimento degli effetti negativi della situazione economica da parte del nostro sistema territoriale, già rilevata con le stime 2009. Questi e altri numerosi dati sono il risultato del monitoraggio sui fabbisogni professionali realizzato nell'ambito del Sistema Informativo Excelsior - 100.000 le imprese intervistate a livello nazionale dei settori industria e servizi privati-.

 

In provincia le imprese che assumeranno nel corso dell'anno sono il 22,6% (in calo rispetto al 24,5% del 2009); i dati regionali (19,2%), del Nord Est (20,1%) e nazionali (18,6%) sono però più negativi. Sotto il profilo della dinamica "quantitativa", quindi, la nostra provincia mostra una buona capacità di tenuta e adattamento; più critico è il confronto sul piano "qualitativo" della domanda di lavoro espressa dalle nostre imprese.

 

L'analisi per tipologia contrattuale evidenzia, per esempio, che solo il 15,7% delle assunzioni sarà a tempo indeterminato, a fronte di incidenze nettamente migliori per l'Emilia-Romagna (25,8%), il Nord Est (24,6%) e l'Italia (31,8%). Anche il livello di istruzione richiesto si conferma mediamente più basso di quanto rilevato negli altri livelli territoriali: rispetto al totale delle assunzioni "non stagionali", solo per l'8,2% è richiesto il titolo universitario a fronte dell'11,1% segnalato dalle imprese regionali e del Nord Est e del 12,5% dato italiano.

 

La dinamica per macrosettore evidenzia il perdurare della "sofferenza" dell'Industria nel suo complesso, con un saldo negativo del movimento occupazionale stimato intorno all'1,4%, che presenta la sua maggiore criticità nel comparto delle costruzioni (-3,7%). Il macrosettore dei "Servizi" si attesta, invece, su una sostanziale stabilità: il dato più negativo è quello relativo ad alberghi e ristoranti, mentre l'unica performance positiva è quella dei servizi di informazione e "avanzati" alle imprese.

 

La lettura per classe dimensionale evidenzia che la perdita più netta si prevede per le imprese più piccole: il dato peggiore è riferito a quelle da 1 a 9 dipendenti (-2,3%). Dal punto di vista della dinamica dei flussi occupazionali, va evidenziato l'andamento del tasso di variazione, che è passato dal +1,2% del 2008, al -1,6% del 2009, per ridimensionarsi al -1% del 2010; sempre nello stesso arco temporale, che osserva il periodo pre e post crisi, le assunzioni annuali "non stagionali" stimate sono passate da oltre 6.800 a circa 4.900.

 

Fra le tendenze principali, va evidenziato che alcuni aspetti di "frizione" nell'incontro domanda e offerta di lavoro sembrano più distesi: sono in netto e graduale calo le assunzioni di profili considerati di difficile reperimento.

 

Volendo commentare questi risultati - dichiara il Presidente della Camera di Commercio di

Forlì-Cesena, Dott. Alberto Zambianchi - ciò che emerge in maniera evidente è, da un lato, il perdurare della crisi, dall'altro, il fatto che, grazie soprattutto agli ammortizzatori sociali, i livelli occupazionali, pur subendo cali più o meno sensibili, abbiano "sostanzialmente tenuto".

Fra gli indicatori delle nostre più antiche debolezze strutturali, c'è poi sempre la nostra scarsa propensione all'assunzione di personale dotato di alti livelli di istruzione.

Ulteriori approfondimenti, valutazioni e analisi dettagliate saranno rese disponibili, dall'Ufficio Statistica della Camera di Commercio nei prossimi mesi, quando sarà divulgata la pubblicazione annuale sui dati provinciali, attualmente in corso di realizzazione.

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