Forlì-Cesena, la Cia lancia l'allarme prezzi di cereali e orticole

Forlì-Cesena, la Cia lancia l'allarme prezzi di cereali e orticole

Maurizio Solfrini, presidente di Cia Forlì-Cesena

Discreta la quantità, buona la qualità, ma prezzi in calo generalizzato e soprattutto costi per le imprese agricole schizzati alle stelle. Così la Confederazione degli Agricoltori di Forlì-Cesena legge l'annata agraria 2008. Un giudizio ancora sospeso su diverse varietà stagionali ancora in corso - come uva da vino, kiwi e kaki - ma che delinea già una tendenza precisa. Il presidente: "Ricavi crollati per cereali e orticole, i costi tecnici stanno esplodendo".

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«I raccolti sono stati abbondanti - spiega il presidente di CIA Forlì-Cesena, Maurizio Solfrini - specialmente per quanto riguarda i cereali. Più scarse, invece, le produzioni del settore ortofrutticolo, in particolare per pesche, nettarine e albicocche. Quello che ci preoccupa sono i ricavi: i prezzi della frutta hanno sostanzialmente retto, mentre le produzioni orticole, il grano e le produzioni zootecniche hanno avuto un picco negativo».

Tra i casi più eclatanti il mais e il grano duro, sceso dai 50 euro al quintale della primavera scorsa a quasi la metà.  «La speculazione sta entrando di nuovo in gioco, ma questa volta "a rovescio" - afferma Solfrini - e in più siamo molto preoccupati dall'aumento esponenziale dei costi di produzione. Il problema non riguarda più solamente il gasolio, rincarato di oltre il 40% nell'ultimo anno, ma anche i fitofarmaci, per cui sono previsti aumenti anche del 30-40% per i prodotti più utilizzati come Ziram, Mancozeb e zolfo. Senza parlare dei concimi: a noi risulta un aumento medio del 52%, con prodotti come il fosfato biammonico che nel giugno 2007 costava circa 30 euro al quintale e ora viaggia attorno ai 100 euro».

Di fronte a una prospettiva di ulteriore affanno per le imprese agricole la ricetta della CIA è chiara. «Sta emergendo un nucleo forte di imprese professionali orientate al mercato e all'innovazione, che però vanno appoggiate concretamente. Serve un progetto complessivo che tenga in considerazione innovazione tecnologica, ricerca e servizi allo sviluppo, promozione del made in Italy, sostegno finanziario, semplificazione burocratica e aiuto al ricambio generazionale». E la vendita diretta? «Noi la sosteniamo, perché accorcia la filiera, ma le esperienze pluriennali svolte in altri Paesi dimostrano che può incidere solo in modo marginale sul totale dei consumi dell'agroalimentare. Soluzioni che da sole risolvano i problemi non esistono. Piuttosto crediamo sia utile cercare di incrementare e consolidare sempre più i rapporti con la distribuzione organizzata, per raggiungere intese relative alla fornitura dei prodotti e alla politica dei prezzi che determinino davvero vantaggi per gli agricoltori e per tutti i vari anelli della filiera».

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