Forlì-Cesena, la Coldiretti si sfila dall'alleanza sul consorzio agrario. Dure le altre organizzazioni

Forlì-Cesena, la Coldiretti si sfila dall'alleanza sul consorzio agrario. Dure le altre organizzazioni

Forlì-Cesena, la Coldiretti si sfila dall'alleanza sul consorzio agrario. Dure le altre organizzazioni

CESENA - Le organizzazioni dell'agricoltura cia, confagricoltura, uimec e le centrali cooperative confcooperative e legacoop delle province di Forlì-Cesena e Rimini, alla luce della presa di posizione di coldiretti di non voler più proseguire nel percorso unitario di gestione che ha caratterizzato il consorzio agrario territoriale sottolineano il loro totale dissenso rispetto a una decisione che ritengono poco responsabile e miope rispetto alle esigenze di coesione di cui gli agricoltori hanno, oggi più che mai, bisogno e che il territorio esprime.

 

Questo perché la Coldiretti ha deciso di sfilarsi dalla tradizionale alleanza con le altre organizzazioni agricole per il governo del consorzio agrario interprovinciale e reclamando la maggioranza nel consiglio. Sabato si voterà e si consumerà quindi la frattura.

 

Dicono le organizzazioni all'unisono: "Nell'accordo siglato nel 1997, fu concordata, unitariamente, la chiusura di alcune esperienze cooperative romagnole, per consentire il potenziamento del consorzio agrario, come interlocutore di riferimento per i cereali e i mezzi tecnici. tale accordo nella sostanza è stato confermato nel 2007. la conseguente gestione unitaria, ha determinato un crescente sviluppo e il consolidamento di un consorzio che ha saputo essere una delle più efficienti esperienze a livello regionale e nazionale. un percorso che, grazie allo spirito unitario, si e dimostrato lungimirante e precursore nell'applicare politiche di governance che, a partire dalla centralità del socio, hanno creato una produttivo coordinamento tra le organizzazioni che, a pari titolo, lo rappresentavano".

 

E ancora: "In una situazione di crisi come quella attuale le citate organizzazioni, responsabilmente, sono a confermare le posizioni assunte nel 2007, in accordo a quanto costruito a partire dal 1997, considerandole assolutamente attuali e valide. Gli obiettivi che avremmo voluto perseguire sono l'affermazione dell'ottica consortile di un mondo agricolo organizzato capace, attraverso un responsabile e innovativo percorso unitario, di essere il riferimento riconosciuto da tutti i produttori che ne sono, a pari titolo, parte".

 

Ed infine: "Creare divari in un momento di difficoltà e recessione economica come il presente è una conclamata mancanza di attenzione nei confronti degli agricoltori, dei soci e, altresì, di sfiducia verso un consiglio di amministrazione che, invece, ha sempre operato con serietà, equità e nell'interesse unico del socio aldilà di ogni sua appartenenza. Ogni associazione deve sapere mettere in campo, anche a discapito delle proprie esigenze specifiche e delle politiche nazionali che spesso le condizionano, le azioni migliori per lo sviluppo di questo territorio che, in quanto tale, è unico, distintivo e risponde ai bisogni degli agricoltori romagnoli che non sono omologabili a quelli di altre realtà geografiche".

 

Per questo le associazioni con un documento hanno manidfestato all'assemblea dei soci il loro disaccordo nei confronti di Coldiretti che, "non tenendo conto di quanto costruito in questi anni, si è posta in una logica non unitaria ma di rottura".

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di miky
    miky

    Il consorzio agrario opera nell'interesse degli agricoltori. Ritira i prodotti e li commercializza. Gli agricoltori sono alla fame perchè i prezzi di mercato sono troppo bassi e non remunerativi, mentre il consorzio investe in nuove sedi e non solo. Corrisponde al vero che il consorzio ha acquisito la proprietà di svariate centinaia di ettari di terreno nei paesi dell'Est, che vengono coltivati a cereali e barbabietole da zucchero ? Se ciò è vero, è nell'interesse degli agricoltori romagnoli che coi soldi derivati dal guadagno sulla commercializzazione dei loro prodotti, si sono fatti investimenti in altri paesi per poi importare cereali e abbassare le quotazioni di mercato? Come mai gli agricoltori, che sopportano tutti i rischi della produzione (grandine-pioggia-gelate), ormai sono al fallimento, mentre i consorzi agrari e le cooperative riescono a costruire nuovi capannoni e quel che è peggio, investono nei paesi dove i costi di produzione sono inferiori e poi importano i prodotti contribuendo all'abbassamento delle quotazioni di mercato ? E non basta, perchè poi i consorzi e le cooperative sono i primi e privilegiati percettori dei contributi CEE. E a questo proposito, le associazioni degli agricoltori dovrebbero impegnarsi affinchè non vengano più erogati, per nessun motivo, contributi o finanziamenti CEE a quelle attività che hanno effettuato investimenti fuori dal territorio italiano.

  • Avatar anonimo di Lepidus
    Lepidus

    Infatti, il titolo non è corretto

  • Avatar anonimo di pm
    pm

    Mi pare di capire che la coldiretti, più che sfilarsi, sta cacciando via le altre organizzazioni dalla gestione del consorzio agrario. Il tutto nel solco delle antiche tradizioni democriistiane che hanno in un recente passato portato allo sfascio dei consorzi agrari, ed alla faccia degli accordi per una gestione unitaria.

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