Forlì-Cesena, oltre 28mila disoccupati nel 2010

Forlì-Cesena, oltre 28mila disoccupati nel 2010

Forlì-Cesena, oltre 28mila disoccupati nel 2010

FORLI' - "La ripresa debole non ha creato nuova occupazione, al massimo ha svuotato le scorte di magazzino e poco altro. In compenso sta diminuendo il margine di resistenza delle aziende del territorio al perdurare della crisi": è l'analisi dell'assessore provinciale al Lavoro Denis Merloni, di fronte ai dati dell'andamento del mercato del lavoro nel territorio di Forlì-Cesena, presentati giovedì in Provincia. I disoccupati sono 28.674, il 9,6% in più rispetto al 2009.

Nel  2010 cresce leggermente di più la disoccupazione maschile (+10,1%) rispetto a quella femminile (+9,3%). Ma il dato decisamente negativo riguarda la cosiddetta "cronicizzazione" della disoccupazione: l'88,5% dei disoccupati, infatti, sono lavoratori che hanno perso o cessato un posto di lavoro, vale a dire persone che già lavoravano ma che non riescono a re-inserirsi nel mercato. L'11,5% sono invece quelli alla ricerca della prima occupazione. Negativi i dati per fasce d'età: ben il 54,7% dei disoccupati ricade nella fascia tra i 30 e i 49 anni. Molto preoccupante il fatto che il 24,9% dei disoccupati (uno su quattro) ha più di 50 anni. Gli stranieri sono il 24,7% del totale dei disoccupati.

Insomma, come spiega Merloni, "nel 2010 la crisi ha picchiato duro e non ci sono ancora segnali di inversione di tendenza". Nel 2010 le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia sono state 6.333.000, contro le 4.635.000 del 2009. Il picco massimo dell'onda ormai lunghissima della crisi dovrebbe arrivare tra marzo e aprile: "In quel periodo finirà la cassa integrazione per molte aziende e se non ci saranno segni di ripresa, saranno tempi difficili in quanto dopo la cassa integrazione non può che venire la mobilità, cioè i licenziamenti", sempre l'assessore.

Altri dati dalla Provincia: alla fine del 2010 gli iscritti alle liste di mobilità erano 3.479, il 25,1% in più del 2009. Un dato così alto rischia di "drogare" anche il mercato delle assunzioni: "Le aziende per le poche assunzioni si rivolgono prevalentemente al mercato del lavoro in mobilità e in cassa integrazioni, in quanto godono di vantaggi contributivi e della riscossione dei benefici non goduti dal lavoratore. Questo rende ancora più difficile a chi non è in queste condizioni di trovare lavoro, mentre altera la percezione del costo reale della manodopera per le aziende", rileva sempre Merloni.

Non gioisce neanche chi il lavoro ce l'ha. L'unico consolidamento, paradossale, è quello della precarietà: nella provincia di Forlì-Cesena gli avviamenti al lavoro del 2010 sono stati per il 90,8% a tempo determinato, mentre i nuovi contratti a tempo indeterminato diminuiscono del 23,9%. Di converso crescono gli ‘atipici' (contratti a progetto, collaborazioni) dell'8,5%, i tirocini formativi del 24,3%.

 

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"Il segnale è che un giovane accetta anche forme deboli di contratto pur di lavorare", commenta Merloni. Un avviamento su quattro riguarda gli stranieri, per effetto soprattutto del lavoro stagionale. Gli uffici provinciali del lavoro stimano che il 12,6% delle cessazioni di lavoro sono posti di lavoro "bruciati" dalla crisi.

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