Forlì-Cesena, Sapro verso il fallimento: il tribunale respinge il piano di rientro

Forlì-Cesena, Sapro verso il fallimento: il tribunale respinge il piano di rientro

Forlì-Cesena, Sapro verso il fallimento: il tribunale respinge il piano di rientro

FORLI' - Una nuova tegola cade su Sapro, la società per l'insediamento industriale della provincia di Forlì-Cesena. Il salvataggio della società pubblica dal baratro del fallimento, infatti, si fa più lontano. Ad annunciarlo è stato il sindaco di Forlì Roberto Balzani in apertura del Consiglio comunale di lunedì pomeriggio: "Il tribunale fallimentare, con un atto depositato in cancelleria il 10 luglio, ha rigettato l'istanza di omologazione del piano di rientro sottoscritto coi creditori".

 

Di fatto, quindi, riparte l'iter del fallimento, richiesto dalla Procura della Repubblica (pm Filippo Santangelo), che era stato solo "congelato" in attesa del giudizio del tribunale fallimentare di Forlì sul piano stipulato con la banche. L'esposizione debitoria di Sapro è molto elevata: il debito ammonta a circa 104 milioni di euro, di cui il 92% con gli istituti di credito. Il patrimonio è stimato, secondo una recente perizia, in circa 120 milioni di euro, in gran parte aree industriali urbanizzate e urbanizzabili, in maggioranza invendute.

 

Tra il patrimonio e il debito, invece, resta una grossa crisi di liquidità, a cui gli enti soci si erano già impegnati a porre rimedio, stanziando 3,4 milioni di euro che sarebbero stato erogati solo in caso di omologazione del piano di rientro, che però non è arrivata. Da parte sua precisa il sindaco Balzani nella sua comunicazione al Consiglio: "Il Comune non ha mai approvato il piano di rientro, ma ne ha solo preso atto". E ancora: "Il rigetto dell'omologa riguarda il vecchio consiglio di amministrazione di Sapro e il Comune di Forlì assumerà i provvedimenti conseguenti".

 

Specifica poi meglio il primo cittadino, alla domanda se il municipio inizierà un'azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori della società: "Per un socio pubblico è un atto dovuto". In particolare, il tribunale ha bocciato il piano in quanto, spiega sempre Balzani, "è mancata un'effettiva rinegoziazione del debito con gli istituti di credito, si è trattato solo di rinvii delle scadenze di pagamento".

 

Insomma, le banche non avrebbero fatto la loro parte nell'attenuazione dell'esposizione debitoria. Che cosa accadrà ora? Scelte politiche non ne sono state ancora fatte, ammette il sindaco, che tuttavia non sembra affezionato all'idea di una società di questo tipo: "Non ha avuto quel ruolo di moderazione dei prezzi dei terreni industriali, lo dimostra anche la grande mole di aree invendute".

 

Intanto, in una nota, anche il sindaco di Cesena Paolo Lucchi e il presidente della Provincia Massimo Bulbi spiegano di "aver appreso, nella tarda mattinata di oggi, che il Tribunale Civile di Forlì, nella camera di consiglio dell'8 luglio, con decreto depositato in Cancelleria sabato 10 luglio, ha respinto l'istanza proposta da Sapro Spa, di omologazione dell'accordo di ristrutturazione della propria esposizione debitoria". Nessuno si lancia in ipotesi su cosa accadrà: "La Provincia di Forlì-Cesena, il Comune di Forlì e il Comune di Cesena, per tale ragione, saranno nelle condizioni di esprimere opinioni in merito solo a seguito di un'attenta valutazione della situazione unitamente al Cda di Sapro", chiude il comunicato.

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di miky
    miky

    Prima si sono scapicollati a cambiare il CDA, poi adesso vedranno di capire se qualcuno ha sbagliato. Succederà come per ACER, che, cambiato il vertice, non si pensa più al buco dei soldi investiti nelle azioni invece che negli appartamenti. Quì si sta cercando di salvare la faccia, ma ormai i "BUCHI" sono troppi e troppo grandi e la matrice della gestione è sempre quella. Quì fra SAPRO- ACER-AUSL-Aeroporto-Area Vasta- ecc. ecc. Si parla di centinaia di milioni di Euro! E noi cittadini dobbiamo sentirci dire che restituiscono le deleghe perchè la finanziaria taglia i fondi !!! Ma prima di restituire le deleghe, restituite la montagna di sodi dei deficit che avete creato amministrando scelleratamente tutte queste attività!

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