Forlì -Cesena, welfare. Le cooperative reclamano unità tra pubblico e privato

Forlì -Cesena, welfare. Le cooperative reclamano unità tra pubblico e privato

FORLI' - CESENA - Agci, Confcooperative e Legacoop Forlì-Cesena chiedono un possibile maggior coinvolgimento del privato sociale nei servizi per l'infanzia. "In un momento di tagli pesanti al welfare da parte del governo centrale, che si trasformano purtroppo in conseguenze drammatiche per gli enti locali e per i servizi sul territorio, le Centrali Cooperative di Forlì-Cesena ritengono che la prima scelta da compiere sia quella di procedere uniti, in un'ottica di concertazione tra tutti i soggetti che sono coinvolti nel sistema di welfare".

 

 

Per questo "enti pubblici, privato sociale, cooperative e organizzazioni sindacali. Nei prossimi anni è probabile che i tagli saranno ancora più consistenti, indipendentemente dagli indirizzi di governo. Quello che abbiamo visto fin'ora non è che l'inizio di un percorso che necessariamente costringerà le istituzioni a tagli oppure indicare ai privati gli obiettivi di territorio a cui insieme dobbiamo tendere - continuano le centrali cooperative - Welfare e servizi educativi devono continuare ad essere le priorità nelle agende politiche e delle pubbliche amministrazioni, anche con la capacità di mettere in campo forme di collaborazione e sussidiarietà in grado di dare risposte alle esigenze, non in diminuzione, dei cittadini. Se non riusciremo a mettere in sinergia le competenze e le energie che sono presenti a Forlì-Cesena i primi a pagarne il prezzo saranno i lavoratori, i cittadini e le famiglie".

 

 

"A Forlì-Cesena il coinvolgimento delle cooperative sociali, in particolare nelle scuole materne e negli asili nido, ha dato in questi anni risultati molto positivi in termini di ampliamento delle opportunità per le famiglie e risparmi per l'ente pubblico. Riteniamo che un potenziamento del ruolo dell'economia sociale, tra l'altro ancora tutto da discutere nelle sedi opportune, farebbe il bene di questa comunità. Il problema non e' se sia meglio un modello del tutto pubblico o un modello con crescente protagonismo del privato sociale: il vero tema è capire come pubblico e privato, nelle proprie competenze e ruoli, possano insieme mettere a punto le risposte nuove che il contesto, mutato, richiede. Siamo sicuri che il posto pubblico per tutti sia la soluzione? In tal caso, la domanda è: chi paga? La risposta è una sola: le famiglie, con aumenti spropositati delle rette o nuove imposte. A meno che non si pensi di poter attingere ulteriormente allo strumento del debito pubblico e delle statalizzazioni. Ma si tratta di un modello superato dalla storia, per non dire dalla matematica. Rendite di posizione non ci sono più per nessuno, mentre la cooperazione in questi anni ha fatto tanto in termini di difesa dell'occupazione e qualificazione dei servizi".

 

 

"Nelle cooperative sociali lavorano migliaia di giovani e operatori qualificati, con professionalità riconosciute. È stato dimostrato nei fatti, e proprio in questo territorio, che la collaborazione tra pubblico e privato funziona, sia per gli enti, anche in termini di risparmio, sia per le famiglie, in termini di qualità e quantità dei servizi offerti. E sempre in un'ottica di tutela del lavoratore in termini di applicazione del contratto nazionale, sicurezza e formazione continua. Chiediamo rispetto per questa esperienza".

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