Forlì: col 10% la Fondazione resta "arbitra" di Cariromagna

Forlì: col 10% la Fondazione resta "arbitra" di Cariromagna

Forlì: col 10% la Fondazione resta "arbitra" di Cariromagna

FORLI' - La Fondazione Carisp manterrà al controllo della Cassa dei Risparmi, anche col 10% delle quote. E' il senso della rassicurazione del presidente Piergiuseppe Dolcini illustrando l'operazione con cui la Fondazione passa dal 18,7% al 10,7% nelle quote societarie di Cariromagna, cedendo l'8% al socio di maggioranza, Intesa-Sanpaolo, che così sale al 76,8% nella proprietà della prima banca romagnola. La Fondazione incasserà 50,7 milioni di euro, che, assieme ad altri 45 milioni di liquidità, saranno investiti nelle azioni dello stesso gruppo bancario.

 

Ad illustrare l'operazione è stato il presidente della Fondazione CarispFo Piergiuseppe Dolcini, che ha subito mandato un segnale alla realtà locale: "La Fondazione mantiene un diritto di veto, un controllo sulle decisioni strategiche della Cassa dei risparmi di Forlì e della Romagna". Il timore, infatti, è quello ricorrente della perdita di radicamento territoriale del "forziere" di Forlì.  Ma, secondo Dolcini, così non sarà: mentre prima, infatti, la Fondazione era tutelata da maggioranze qualificate (all'85%) richieste per statuto per una serie di decisioni, ora invece, "si riconosce alle azioni della Fondazione una categoria speciale, per cui certe cose non si fanno se non siamo d'accordo", sempre Dolcini.

 

In altre parole non si è lavorato sullo strumento più fragile dei patti parasociali, bensì l'affare con Intesa-Sanpaolo è stato accompagnato da una riscrittura dello statuto, tanto che "è equipollente a quello del 2005, quando la Fondazione cedette la maggioranza". Per effetto di questo nuovo statuto, la Fondazione potrà scendere fino al 7,5% nella proprietà mantenendo intatti i suoi privilegi. Che cosa resterà sotto questo nuovo diritto di veto? Il cambiamento dell'oggetto sociale, il cambio di denominazione, il trasferimento della sede sociale fuori dal Comune di Forlì, incorporazioni e scissioni, alcuni tipi di aumento di capitale, la cessione a terzi dell'azienda bancaria e la modifica stessa dello statuto.

 

L'altra colonna dell'operazione, poi, è l'ingresso della Fondazione Carisp Forlì nell'azionariato del gruppo bancario, per lo 0,25% di proprietà. Dolcini la chiama "un'alleanza di vertice, dopo l'alleanza di base". Continua: "Non vogliamo certo far credere che abbiamo comprato una banca, ma possiamo dire che entriamo in una stanza dei bottoni che conta". E stare là dentro, assicurano al palazzo del Monte di Pietà, "vuol dire lavorare con le fondazioni più piccole anche per orientare le scelte del gruppo e tutelare il modello di banca dei territori".

 

"Abbiamo chiuso così un'operazione iniziata nel dicembre 2000: la Fondazione, oggi, è molto di più di quello che era allora", conclude Dolcini, sciorinando i numeri: oggi il patrimonio della fondazione bancaria è di 403 milioni di euro, diminuito per effetto della crisi dai 413 che erano. Grazie alle plusvalenze che derivano da un prezzo fissato a 2,96 euro per azione, il patrimonio balzerà a 425 milioni di euro. "Ben 11,5 milioni di euro andranno al fondo per stabilizzare il credito, di fatto torniamo pronti ad affrontare anche una nuova crisi finanziaria", conclude il cerchio del ragionamento Dolcini.

 

Il nuovo consiglio di amministrazione, formato da 11 membri, vedrà la presenza di due consiglieri nominati dalla Fondazione, tra cui il presidente. Col il 20% circa del proprio patrimonio investito su una sola voce, la Fondazione si espone maggiormente ai rischi del mercato finanziario? "E' un problema che ci siamo posti- conclude Dolcini-, per noi è un investimento strategico e molte fondazioni, come Bologna e Firenze, hanno parti del loro patrimonio ben più rilevanti della nostra investite in Intesa-Sanpaolo".

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -