Forlì, concluso il ciclo di incontri PD sul welfare

Forlì, concluso il ciclo di incontri PD sul welfare

FORLI' - Si è concluso sabato 7 maggio, al Circolo Arci del Ronco, il ciclo di incontri sul welfare, organizzato dall'Unione territoriale Pd forlivese, in collaborazione con il Dipartimento Welfare Pd Emilia-Romagna e il Gruppo assembleare Pd Regione Emilia-Romagna. Dopo l'introduzione del segretario dell'Unione territoriale Pd forlivese, Marco di Maio, gli interventi sono stati affidati ad Alessandro Martelli, docente di Politiche sociali all'Università di Bologna, sede di Forlì, Roberto Balzani, sindaco di Forlì, Teresa Marzocchi, assessore regionale alle Politiche Sociali. In platea sindaci, assessori, consiglieri regionali, addetti ai lavori.

 

"I temi sono quelli del federalismo, servizi sociali e ruolo delle istituzioni sociali - introduce Di Maio - Nulla sarà più come era prima della crisi economica. Serve un adeguamento alle nuove sfide, ai nuovi bisogni, alle nuove difficoltà che gli enti pubblici devono affrontare, con bilanci profondamente viziati dalle politiche di questo governo. Nel territorio abbiamo dato priorità alla salvaguardia di quella rete di servizi indispensabile per dare sostegno alle classi più disagiate".

 

"Dobbiamo partire dal basso per analizzare le risorse sociali che arrivano su ogni cittadino - ha sottolineato Marzocchi - C'è una sfida che ci aspetta. Il governo non ha stabilito i livelli di assistenza minimi, vogliamo farlo noi, per stabilire insieme quali sono le prestazioni sociali che noi ci assumiamo la responsabilità di garantire i cittadini. Se non lo fa lo Stato dobbiamo farlo noi. Una piccola rivoluzione dal basso é quello che ci chiede il nostro partito".

 

"Sulla spesa totale, quella per la protezione sociale, a livello regionale, (previdenza, sanità, assistenza sociale) rappresenta il 7-8% - entra nel merito Martelli - Gran parte se ne va in previdenza, gran parte in sanità, poca parte per assistenza sociale. Sul territorio arriva una piccola parte di questa quota. La spesa del 2008 dei comuni ammonta allo 0,42% del Pil, coloro che detengono la piena titolarità ai servizi sociali. Questa spesa fatta soprattutto di interventi e poco di denaro è a per 2/3 da risorse proprie dei comuni. Il quadro della spesa per funzioni mostra una configurazione della spesa nazionale ingessata su certi capitoli. Famiglie e minori, quasi interamente a carico dei comuni, assorbono il 40% di quello 0,42% citato. Insieme ad anziani e disabili assorbono l'80%".

 

"La legge sul federalismo del maggio 2009 non è una legge federalista - premette Balzani - ma che decentra funzioni dall'alto alla periferia. Il federalismo vero parte dal basso. Quello del governo è il processo esattamente contrario: i nostri Comuni dovranno avere solo alcuni servizi finanziati dal centro. Ne consegue una necessità da parte dei Comuni di ridimensionare radicalmente la propria funzione. Questo è un passaggio culturale colossale a fronte di una legge deleteria per il nostro Paese e per i nostri Comuni. Invece di una conquista dell'autonomia, c'è un federalismo del taglio. Il welfare ancora rientra tra le funzioni che la legge del 2009 attribuisce ai Comuni. Il sistema Romagna ha scelto di mantenere questo pezzo della nostra spesa, dall'impegno regionale a quello comunale, mantenendo il livello di spesa storica. Se l'entità dei tagli resta questa non funzionerà nel 2012 e sicuramente nel 2013. Come fare nei prossimi anni? Va fatto un ragionamento di organizzazione territoriale, amministrativa dei nostri enti locali, altrimenti non riusciamo a spezzare quel vincolo localistico alla spesa, costruendo dei bacini amministrativi. Serve una trasformazione razionale del territorio che deve partire dal basso, e credo che la Romagna sia matura per fare questo processo".

 

"Mettere insieme i comuni grandi e piccoli è un obbligo - continua Marzocchi - A Premilcuore abbiamo dovuto chiudere l'asilo nido. Non c'è più niente da tagliare. Non avendo più risorse siamo costretti a fare un lavoro di analizzi di utilizzi per le risorse che abbiamo, la parte che arriva dagli enti locali, quella che arriva dalla Regione. Noi abbiamo un sistema estremamente integrato, noi sappiamo esattamente il ruolo del pubblico e quello del privato e questa integrazione nessuno ce la tocchi. Il piano socio-sanitario lo abbiamo già fatto e lo stiamo riaggiornando. I sindaci devono imparare a lavorare insieme agli altri, perchè è insieme che si ha la forza. Quindi - conclude - gestione del welfare condivisa, partecipazione della cittadinanza e costruire dentro al welfare anche una nuova dinamica economica. Bersani ci dice 'non separare il sociale dall'economia'. Se volete accogliere la sfida partiamo. Le proposte del partito ci sono. Noi il cambiamento lo generiamo dal basso".

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