Forlì, Confesercenti all'attacco: "Da mesi si rinvia il nodo del centro"

Forlì, Confesercenti all'attacco: "Da mesi si rinvia il nodo del centro"

Forlì, Confesercenti all'attacco: "Da mesi si rinvia il nodo del centro"

FORLI' - Comune e Confesercenti sempre più ai ferri corti. La scintilla che ha innescato la lite è stato l'incremento del 10% sui canoni per l'occupazione del suolo pubblico. Una scelta che ha fatto infuriare i commercianti, a cui gli assessori Briccolani e Maltoni hanno replicato sostenendo che si tratta di rincari modesti dell'ordine di poche decine di euro. Ma la Confesercenti spara ora sull'immobilismo del Comune nell'affrontare il nodo del centro storico.

 

In una sua nota il direttore della Confesercenti forlivese Giancarlo Corzani attacca: "Attendiamo dallo scorso settembre di affrontare in un Consiglio comunale aperto le problematiche del centro storico e i progetti per rilanciarlo, un'occasione che viene rinviata di mese in mese, senza alcuna spiegazione convincente".

 

Qui torna al canone per l'occupazione del suolo pubblico per ambulanti e dehors: "Il costo dell'occupazione del suolo pubblico è una delle poche leve che il Comune può muovere per incentivare la vitalità del centro e il Comune non si degna di raccogliere un preciso invito a confrontarsi sul tema. Invece interrompono le dinamiche di incremento degli ultimi anni legate al tasso di inflazione e deliberano un aumento del 10% limitandosi a pubblicarlo sul sito del Comune, con allegata una tabella che esprime esattamente le cifre riportate da Confesercenti, dice Corzani.

 

Che, in merito alla risposta del Comune commenta: "Verranno applicate altre agevolazioni non citate in tabella e non richiamate in delibera? Bene, tanto di guadagnato. Resta il mancato confronto e il pessimo sistema comunicativo", conclude Corzani.

Commenti (4)

  • Avatar anonimo di J. Dorian
    J. Dorian

    SignorG dice cose sensate. E se fossimo, semplicemente, arrivati alla fine ? Le case popolari sono in buona misura abitate da extracomunitari, avendone i requisiti. Questo è vero. E' sensato allora che le forme di impresa e di commercio siano gestite da extracomunitari, facilitati se non altro dal fattore linguistico ad interfacciarsi con la loro etnia e a proporre prodotti alla portata delle loro tasche. In questo senso, il mercato fa il resto. E' normale che i negozi italiani progressivamente chiudano e lascino il posto ad altri. Io non ho mai sentito, che so, un italo-cinese o un italo-marocchino lamentarsi per il degrado del centro storico. Perché ? Perché a loro va bene così. Quanti cinesi, padroni di quartieri della città, chiedono un rilancio ? Un "rilancio" del centro storico che cosa sarebbe ? E quanto costerebbe ? E chi si assumerebbe il rischio di impresa ad aprire una botique o un pub in zone a forte caratterizzazione etnica ? Non voglio apparire più cattivo di quello che sono, semplicemente, la gente va in collina. La metafora della ciambella del signorG mi sembra molto azzeccata. Andrà esattamente a finire così. Le colpe dell'amministrazione ? Enormi Ma ormai è tardi. La sanzione politica dell'elettorato ? Inesistente, son tutti contenti. Che volete che vi dica ? A me un po' dispiace passeggiare per i posti dove andavo con mio nonno e vederli popolati di afro-italiani amanti dell'amaretto di saronno o della birra o di chissà che. Però è la vita.

  • Avatar anonimo di signorG
    signorG

    la situazione in tutto il territorio del comune di forlì paga le conseguenze di decenni di non-pianificazione territoriale. basti guardare al caso ex eridania: la fabbrica è chiusa da decenni e ancora oggi non si è deciso come utilizzare quel pezzo di terra. tornando al centro storico, chi pensate possa aprire un'attività in centro se non ci abita nessuno? si sono perseguite politiche che hanno fatto sì che i cittadini si allontanassero dal centro e che non ci abitassero. in centro abita pochissima gente. I nuovi cittadini che vi si insediano sono quasi tutti extracomunitari che abitano nelle case popolari (caso più unico che raro, a forlì ci sono moltissime case popolari in pieno centro storico). infatti gli unici negozi che aprono sono gestiti da extracomunitari. i commercianti esprimono da anni un disagio che, come dice giustamente lorenz, penalizza tutti i cittadini! tutte le amministrazioni che si sono susseguite non hanno avuto la volontà di intervenire. andando avanti di questo passo, la città sembrerà sempre più un enorme ciambella con un grande buco all'interno, quello del centro storico.

  • Avatar anonimo di L'uomo qualunque
    L'uomo qualunque

    La politica di scontro continuo serve solo a giustificare l'incapacità e la mancanza di volontà che portano, da anni, a non voler risolvere alcuno dei problemi del nostro centro storico che è oramai abbandonato a se stesso, triste e mal tenuto, privo sempre più di qualsiasi attrattiva. I turisti che arrivano a visitare le mostre del San Domenico e si fanno un giro in Piazza Saffi la domenica mattina cosa trovano? Se vogliono dormire comodamente, o mangiare bene, in centro dove vanno? In alberghi ed hotel che esistevano 50 anni fa? Se vogliono fare acquisti quali negozi sono aperti? La situazione attuale viene da almeno vent'anni di degrado e per recuperarla ne servirebbero forse altrettanti, ma guai a dirlo. A Forlì tutto va bene.

  • Avatar anonimo di lorenz
    lorenz

    Da forlivese D.O.C. mi dispiace molto che questa questione venga vista da buona parte della cittadinanza come una crociata combattuta dai commercianti per salvaguardare i loro denari o magari dai "comunisti" che vogliono l'iper per arricchirsi alle spalle di tutto e tutti, utilizzando anche metodi poco ortodossi (abusi edilizi). Purtroppo questo è solo uno degli esempi di come spesso tramutiamo ogni cosa in un mero scontro di parte tra destra e sinistra senza capire che i primi a perderci siamo proprio noi se non usciamo da questi schemi. Purtroppo, che si voti destra o sinistra, si deve ammettere che questa e le precedenti amministrazioni nei confronti del centro storico, che badate bene non sono i negozianti, non hanno combinato una benedetta cippalippa di buono

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