Forlì, congresso Pd. Dellavalle (Marino): "Se lo Stato si sostituisce alla Chiesa"

Forlì, congresso Pd. Dellavalle (Marino): "Se lo Stato si sostituisce alla Chiesa"

Era il 2006, quando il senatore Ignazio Marino presentò il primo di segno di legge volto ad introdurre nel panorama giuridico italiano il testamento biologico. Un atto in cui il cittadino, ora per allora e nel rispetto dell'autodeterminazione delle cure sancita all'art.32 della Costituzione,  definisce i trattamenti sanitari ai quali potrà essere sottoposto nel caso in cui non sia più in grado di manifestare la propria volontà, anche nei tragici momenti della conclusione della propria vita.

 

Nel dibattito parlamentare sono di colpo fiorite altre proposte sullo stesso argomento e poco prima della campagna elettorale per le Elezioni europee, il disegno di legge Calabrò è stato approvato dai due rami del Parlamento e sta per diventare Legge dello Stato. Ma mentre il ddl Marino, basava il proprio costrutto su principi quale l'autodeterminazione, il consenso informato, il rispetto delle scelte del paziente, della persona e della sua dignità, il ddl Calabrò si muove su ben altre vie, definendo uno strumento volto in realtà a limitare le libertà di scelta del cittadino.

 

Alla quasi-legge Calabrò è sotteso, anche se non chiaramente esplicitato, il concetto di indisponibilità della propria vita, che assume significato solo nell'ottica di vita come sacro dono divino.  Un concetto assoluto per il quale la vita umana è inviolabile "dal concepimento fino alla morte naturale" come ebbe a dire, al suo insediamento sul soglio pontificio nel 2005, Joseph Ratzinger.

 

La legge proposta da Calabrò non ha il coraggio di rifarsi esplicitamente ai valori richiamati dalla Chiesa, unico ambito dove può assumere un senso il concetto di indisponibilità della propria vita, ma inserisce  comunque un principio religioso in una nella legge dello Stato, accogliendo le forti pressioni della CEI e del Pontefice, senza accorgersi, così facendo, di stuprare la laicità del nostro Paese. Sono poche le differenze, in tale processo di  asservimento delle leggi civili alla dottrina della Chiesa Cattolica, rispetto alla velayat-e faqih del Consiglio dei Guardiani  Iraniano che controlla la corrispondenza delle decisioni del proprio Parlamento con la shari'a.

 

L'estensore del testo è costretto a ricercare i modi più disparati - e disperati - per limitare il più possibile le scelte del paziente che vanno nella direzione di un termine volontario della propria vita.

 

Solo alcuni esempi.

Art. 5: i trattamenti sanitari di idratazione e alimentazione forzata non sono più terapie ma diventano "sostegni vitali";  non sono così più rifiutabili in base all'art. 32 della Costituzione e non necessitano più del consenso informato.

Art. 6: il testamento biologico è "a scadenza", da redigere e riconfermare davanti al notaio ogni tre anni.

Art. 8: l'ultima decisione spetta comunque al medico, che può anche non tener conto delle ultime volontà del paziente. In caso di controversie sarà il giudice a decidere.

 

Questa è una legge che vuole appropriarsi dei momenti finali della vita della persona, sostituendo alla Chiesa, che svolgeva questo compito in passato,  uno Stato etico che decide come e quando devi morire, in barba a qualunque autonoma e consapevole decisione del cittadino.

 

La legge Calabrò non si preoccupa affatto della persona nella sua essenza, ma si occupa del corpo, riducendo la vita umana alla dimensione del fatto biologico, colorandosi così di un inaspettato materialismo che esalta la vita come insieme di processi biochimici, in cui il destino dell'Uomo viene lasciato, anziché alla sua coscienza e alla sua libertà, alla tecnologia medica e alle sue macchine.

 

 E' per evitare leggi liberticide come questa che oggi si impone la necessità, da parte del Parlamento, di riappropriarsi di una laicità che non sia solo un vago principio ideale, ma sia soprattutto metodo e prassi nelle decisioni politiche. Una laicità che, come prevedeva il ddl di Ignazio Marino, sia a garanzia del rispetto di ogni posizione e di ogni fede religiosa.

 

Massimo Dellavalle

candidato per l'Assemblea Regionale del PD per la Mozione Marino.

Commenti

Notizie di oggi

I più letti della settimana

    -
    -