Forlì, crescono gli abusi di eroina e cocaina

Forlì, crescono gli abusi di eroina e cocaina

FORLI' - Aumentano le persone che fanno uso di sostanze psicotrope, ma cambiano e si differenziano i modelli di consumo, ponendo nuove sfide a chi si occupa di coloro che sono afflitti da dipendenze patologiche. Pur restando l’eroina il prodotto primario d’abuso (55,2%), crescono infatti quanti usano cocaina (+3,7% dal 2005 al 2006) e fumano cannabis (+2,3% dal 2005 al 2006). E’ questo il quadro dell’uso di droghe nel forlivese in basi ai dati del Sert dell’Ausl di Forlì.


Il servizio, inserito all’interno del Dipartimento di Salute Mentale, ha seguito, nel corso del 2006, 495 tossicodipendenti, 181 alcoldipendenti, e 78 tabagisti, prestando inoltre aiuto sia a 88 detenuti della casa circondariale di Forlì con problematiche legate all’abuso di sostanze stupefacenti sia 77 pazienti provenienti da altre Aziende Usl.


Le attività della struttura, diretta dal dottor Edoardo Polidori, si articolano in quattro sedi: quella di via Orto del Fuoco, dove vengono seguiti coloro che presentano dipendenza da sostanze psicoattive, legali e illegali, il Centro di Alcologia di piazzale Foro Boario, l’ambulatorio antifumo ed il carcere, per i tossicodipendenti detenuti. Il Sert partecipa inoltre, con propri operatori, alle attività del polo adolescenza dell’Ausl in via Giorgina Saffi. Oltre al direttore, il personale dipendente o convenzionato che svolge la propria attività nel settore delle dipendenze patologiche è formato da: 6 medici, 8 psicologi, 7 infermieri, 4 assistenti sociali, 5 educatori, un sociologo e 2 amministrativi


«In questi ultimi anni – illustra il direttore Edoardo Polidori – abbiamo potuto constatare come la dipendenza da sostanze legali e illegali sia divenuta una realtà trasversale per età ed estrazione sociale: come servizio ci troviamo a fare i conti sia con ragazzi giovanissimi sia con adulti, di ogni ceto». L’età media dei soggetti seguiti, non a caso, è di 34 anni – anche se i nuovi sono di 5 anni più giovani di quelli già in carico - con un utente su due regolarmente occupato e solo il 30,3% senza impiego. La maggioranza risiede nel territorio forlivese (74,9%), l’11,1% fuori Regione e il 6,7% a Cesena o in altre città dell’Emilia-Romagna. «Ormai è superata l’immagine che vuole il ricorso alle droghe come conseguenza di disagio sociale o come via d’uscita dai problemi della vita – prosegue Polidori – sempre più persone fanno uso di sostanze per desiderio di trasgressione, di evasione da momenti di noia, o anche solo per la ricerca di attimi di piacere e divertimento». Fra quanti sono in cura al Sert, infatti, si registra un aumento di consumatori di cocaina (22% contro il 18,3% del 2005) e di cannabinoidi (16% contro il 13,7% del 2005), mentre l’eroina, pur restando il prodotto d’abuso primario (55,2%), è in calo percentuale.


«Le variazioni percentuali sono segno di una maggiore differenziazione dei consumi di sostanze, non vanno intese come una diminuzione dell’uso di questa o quella droga – commenta Polidori - per intenderci, l’eroina è sempre ben presente come consumo e dipendenza, ma a questa si aggiungono oggi molte altre sostanze». Fra queste, non vanno dimenticate le nuove droghe, diffuse fra chi frequenta discoteche o eventi come rave e techno-rave. «In questo caso assistiamo a circuiti differenziati – rivela Polidori – nelle discoteche si riscontra prevalentemente l’uso o l’abuso di cocaina e anfetamine o metanfetamine, soprattutto ecstasy, mentre nei rave prevalgono la ketamina e acidi quali funghi e Lsd».


Tuttavia, sarebbe sbagliato desumere da questi dati la scomparsa del problema dell’abuso di droghe da parte di chi si trova in condizioni di marginalità sociale. «Tutt’altro – illustra il direttore – una delle nuove sfide cui ci troviamo davanti è proprio la presenza di modelli di consumo e dipendenza quanto mai differenziati: da una parte ci sono coloro che conducono una vita “normale”, perfettamente integrata nella società, e tendono, in determinate situazioni, a fare uso o abuso di sostanze, dall’altra, invece, c’è chi, assumendole in condizioni di estrema precarietà e povertà, sviluppa più facilmente forme di dipendenza molto distruttive e autodistruttive. Si tratta di due mondi del tutto diversi, ma che dobbiamo riuscire comunque a intercettare». Al momento, infatti, l’utenza del Sert è composta soprattutto da persone appartenenti alla seconda sfera, mentre l’obiettivo è arrivare a curare anche i consumatori della prima fattispecie.


«C’è l’idea diffusa che solo la dipendenza da sostanze sia pericolosa – spiega Polidori – in realtà, pure il consumo e l’abuso contengono aspetti di pericolosità e di rischio, in quanto possono alterare i normali comportamenti, con pericoli per se stessi e per gli altri». Per raggiungere anche quella fascia di utenza che normalmente non si rivolge al Sert, occorre quindi che siano «i servizi ad andare verso i consumatori». «E’ la strada indicata dall’assessore regionale Giovanni Bissoni quando parla di realizzare “servizi di prossimità” – sostiene il direttore – per intercettare un’utenza così differenziata, però, la prossimità va declinata sia come attività di sensibilizzazione verso i giovani che frequentano luoghi di forte aggregazione quali discoteche, rave, techno rave, sia come aiuto a chi vive in condizioni disagiate e di marginalità sociale». Tale progetto, per poter camminare, «ha bisogno di gambe».


«La prima – dichiara Polidori – è l’integrazione socio-sanitaria, quindi il rapporto con il Comune; l’altra è la cooperazione, nel rispetto della diversità dei ruoli, con forze dell’ordine, volontariato e comunità terapeutiche. Da questo punto di vista, la situazione nel nostro territorio è buona: c’è molta collaborazione fra i vari enti».


Anche per quanto riguarda l’alcol, si registrano nuove abitudini di consumo. «Nella cultura tradizionale italiana, l’assunzione di alcol era associata a bere qualche bicchiere di vino durante i pasti – illustra Polidori – oggi, al contrario, è diffuso, specie fra i giovani, un consumo di tipo nordeuropeo, basato sull’uso o l’abuso di superalcolici e birra dal venerdì sera alla domenica, spesso associato all’utilizzo di droghe». Per quanto riguarda i soggetti in cura al Sert, si segnala un aumento rispetto al 2005, con 62 nuovi accessi. L’età media è di 45,7 anni, con i nuovi più giovani di circa 5 anni. Quasi la metà è occupata regolarmente (46,4%), mentre i disoccupati sono il 21,5%, con un 16,2% di pensionati. La maggioranza risiede a Forlì (83,4%) ma il 40% dei nuovi proviene da territori esterni al comprensorio locale. Fra le sostanze d’abuso nella popolazione in carico, quella primaria rimane il vino (59,1%), seguito da birra (24,9%) e superalcolici (13,3%). Questo, però, perché, fra i soggetti in cura, coloro che hanno meno di 30 anni sono praticamente inesistenti.


Degli 88 detenuti seguiti, invece, - 81,2% già in carico e 19,8% nuovi – 19 sono alcoldipendenti e il restante tossicodipendenti. L’età media è di 35,4 anni, mentre le sostanze d’abuso sono nell’ordine cocaina, eroina e alcol.


Passando ai trattamenti, sono diversi i percorsi predisposti dal Sert per aiutare a uscire da situazioni di dipendenza: psicoterapie individuali e di gruppo, supporti medico-farmacologici, riabilitazione attraverso inserimento in comunità o gruppi di auto-aiuto.

Nel 2006, i soggetti con problemi di tossicodipendenza trattati dal Sert sono stati 480, per un totale di 1.595 prestazioni erogate, pari a 3,3 per persona. Il 57,7% dei pazienti ha usufruito di un “sostegno socio-educativo”, il 38,5% di “colloqui psicologici”, il 32,3% di un trattamento “metadone a lungo termine”, il 31,9% di “controlli di salute”, mentre l’8,8% è stato in comunità terapeutica. Gli alcoldipendenti che hanno ricevuto almeno un trattatamento sono stati invece 171, con 683 prestazioni erogate, per una media di 3,9 per soggetto. Per quanto riguarda le tipologie, più di un utente su due ha usufruito dei “controlli di salute”, circa uno su due di trattamento farmacologico specifico per l’alcoldipendenza, il 38,6% di un “colloquio psicologico”, e il 31% di un “sostegno socio-educativo”. Il 15,8%, infine, è stato inserito in “gruppi di auto-aiuto pazienti”.


Sul fronte fumo, nel 2006 dei 78 utenti (43 femmine e 35 maschi) che hanno effettuato una prima visita e un colloquio di valutazione all’Ambulatorio Antifumo, il 79,5% ha intrapreso un programma: 43 hanno optato per la terapia individuale, 19 per quella di gruppo. I tipi di trattamento integrato spaziano dalla terapia cognitivo comportamentale a quella farmacologica sino all’acudetox, ovvero l’auricoloterapia, una sorta di agopuntura che aiuta a superare l’astinenza da nicotina.


Per quanto riguarda gli accessi, il 42,4% degli utenti arriva al servizio spontaneamente, grazie «al tam tam che si diffonde fra la gente», il 33,1% è stato inviato per “problemi con la giustizia”, mentre il 21,8% è mandato da altri Servizi pubblici, percentuale in aumento rispetto all’anno precedente (14,7%).


Oltre al trattamento delle dipendenze, il Sert è comunque molto attivo anche dal punto di vista della prevenzione. «Da tempo, grazie al sostegno che ci fornisce l’Azienda, cerchiamo di sensibilizzare i ragazzi delle scuole, sviluppando o collaborando a diversi progetti, come quello denominato “L’Acchiappasogni” – illustra Polidori – per il futuro, stiamo valutando come strutturare la nostra presenza all’interno di eventi e luoghi di aggregazione giovanile. A questo proposito, la nostra Azienda è referente del programma varato dal Centro Controllo Malattie, organo del Ministero della Salute, per la definizione delle linee guida riguardanti il mondo della notte e i comportamenti connessi all’uso di sostanze. E’ un progetto che ci rende particolarmente orgogliosi, in quanto due terzi delle attività complessive previste sono state affidate all’Area Vasta Romagna, essendo l’Azienda Usl di Cesena, tramite il Sert diretto dal dottor Michele Sanza, referente per un parte della progettualità e della ricerca in questo settore». Analoga attenzione è rivolta dal Sert allo sviluppo di contatti internazionali. «Siamo sempre più europei – commenta Polidori - i nostri servizi e le nostre attività devono ispirarsi a modelli europei di programmazione e di intervento. D’altronde quello delle droghe è uno dei primi esempi di globalizzazione: oggi si trovano le stesse sostanze a Forlì come a Londra o a New York, a Sidney come a Parigi o a Rio de Janeiro. Recentemente abbiamo ricevuto la visita, nelle strutture del Sert, di delegazioni spagnole e svedesi, mentre i nostri operatori sono stati coinvolti in iniziative a livello europeo, come il progetto “Democrazia, città, droghe”. Inoltre, attraverso il Comune di Forlì, stiamo avviando una collaborazione per la formazione di operatori in Comunità Terapeutiche del Montenegro».



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