Forlì, cultura. Balzani: "Fusione tra Comuni per garantire i servizi"

Forlì, cultura. Balzani: "Fusione tra Comuni per garantire i servizi"

Forlì, cultura. Balzani: "Fusione tra Comuni per garantire i servizi"

FORLI' - La Romagna per la Cultura è l'incontro organizzato dall'area Cultura dell'Unione territoriale Pd Forlivese, in collaborazione con  il dipartimento  Cultura e Politiche per l'Europa. Si è tenuto sabato mattina, alla sala del consiglio della Camera di Commercio di Forlì. Il sindaco di Forlì Roberto Balzani: "Si può mettere in atto un processo più spinto, in cui il terreno della cultura potrebbe diventare momento di verifica: una fusione tra comuni. Tra due anni se continuano questi tagli non avremo più soldi per garantire i servizi".  

 

Una grande partecipazione, che ha visto seduti in platea tantissimi operatori del settore, amministratori romagnoli, consiglieri, rappresentanti dell'Università. La linea degli interventi ha messo al centro del dibattito il concetto di una rete territoriale ampia, senza confini, che permetta alla cultura, prima di tutto di sopravvivere, ma soprattutto di radicarsi nella società con alti standard qualitativi.

 

 

 

Ha introdotto e coordinato Laila Tentoni, responsabile area Cultura Unione territoriale Pd forlivese. Il segretario dell'Unione territoriale Pd forlivese, Marco di Maio, ha messo l'accento sulla necessità di "ampliare i confini tradizionali nei quali vengono inserite le politiche culturali. I cambiamenti per andare nella giusta direzione devono avere basi culturali solide. Questa è una sfida che deve vedere tutti coinvolti, le istituzioni ma anche le associazioni".

 

 

 

Roberto Balzani, sindaco di Forlì e responsabile dipartimento Cultura e Politiche per l'Europa Pd Emilia-Romagna, parte da alcuni presupposti fondamentali. "La legge  del maggio 2009 relativa al federalismo non prevede che  gli enti locali si occupino di cultura. I soldi, o i comuni se li trovano da soli, o delegano. Non credo che la legge sul federalismo sia una buona legge - afferma Balzani - Il pilastro della cultura di una società, la parte formativa,  ha colossali problemi di identità e costruzione del legame sociale. Le istituzioni che si occupano della tutela del patrimonio sono storicamente e cronicamente sottofinanziate, rete in affanno. Il mercato culturale e' sempre molto debole nei nostri paesi. Tuttora ci sono grandi difficoltà a costruire la figura di consumatori culturali,  per cui questo mondo non può reggersi sul finanziamento pubblico.Per il settore associazionistico la sopravvivenza è il problema numero uno. La crisi è pesantissima, la cultura  viene esplicitamente considerata dalle forze di governo come settore di sinistra. C'è dunque la necessità di costruire una rete che porti ad alleanze tra città, come, ad esempio, accade sulla candidatura di Ravenna a capitale della cultura europea 2019. Questo serve a  valorizzare quei pochi stralci di budget municipale che altrimenti andrebbero dispersi".

 

 

 

Ci sono delle soluzioni all'orizzonte: "Si può mettere in atto un processo più spinto, in cui il terreno della cultura potrebbe diventare momento di verifica: una fusione tra comuni. Tra due ann,i se continuano questi tagli - sottolinea Balzani - non avremo più soldi per garantire i servizi. La soluzione è una progressiva integrazione degli spazi amministrativi dal basso, in vista di vere e proprie fusioni che permettano di usare le risorse complessive. L'amministrazione deve coincidere con il territorio e non con il campanile. Questo processo potrebbe essere l'elemento qualitativo con cui il Partito democratico romagnolo e forlivese possa caratterizzarsi, a fronte di uno stato italiano dove viene tutto frantumat". Il paesaggio come saldatura territoriale. "Viene data pochissima attenzione al paesaggio di prossimità. Questo deve diventare un altro supporto di questa rete territoriale. Stiamo lavorando - conclude Balzani - per costruire una specie di porta verde che dal S. Domenico arrivi al parco Franco Agosto e poi fino a Castrocaro, a piedi o in bicicletta. Con la sistemazione della zona del Ronco, la stessa cosa è in programma verso a Forlimpopoli".

 

 

 

Andrea Baravelli, membro del comitato promotore del progetto Ravenna capitale europea della cultura 2019, spiega le basi della costruzione della candidatura: "Si tratta di un progetto costruito immaginando una procedura che partisse dal basso, con una selezione di persone, capacità, idee, come partenza. Ravenna ha deciso di utilizzare un metodo diverso dalle altre candidate italiane, coinvolgendo il più possibile cittadinanza e associazioni culturali, con incontri periodici. Il comitato di 9 persone è composto da giovani, quasi tutti under 40, attivi nel territorio culturale locale e non solo. A settembre ci sarà una chiamata pubblica per tutte associazioni territoriali per la messa in campo di attività che potrebbero andare a fare parte del programma complessivo per la candidatura. E' una strategia 'artigianale'. 'Mosaici di cultura' è un titolo molto evocativo, si associa ad un insieme di tessere infinito, che si avvicinano l'un l'altra, mantenendo la propria sfumatura di colore, ma creando una visione d'insieme ben definita".

 

 

 

Giordano Conti, presidente Ser.In.Ar e Casa Artusi, fa il punto sulle istituzioni culturali del territorio: "Pensiamo che fare cultura significhi davvero investire sul capitale umano, puntando su conoscenze, intelligenze e saperi. Costruire un progetto vero per il futuro. Viviamo fortunatamente in questa regione all'interno di una rete ben diffusa di istituzioni culturali. Il San Biagio a Cesena, Casa Artusi a Forlimpopoli, una grande tradizione di musei e pinacoteche, incrementata negli ultimi anni, con la nascita del  San Domenico. La  grande tradizione centenaria delle nostre biblioteche come la Malatestiana di Cesena, la Piancastelli a Forlì, la Gambalunghiana a Rimini e la Classense a Ravenna. Le fondazioni. Gli insediamenti universitari. I teatri con punti eccellenza anche tra i piccoli teatri restaurati. Credo che la Romagna possa passare ad una nuova fase di sviluppo, che superi i campanili, passando dal locale al globale. Ricordiamo la grande sfida di Romagna Acque, lo stesso sta avvenendo con l'Università. Insieme si può fare tanto, passare da una rete diffusa ad un sistema. Mettere insieme in un sistema aperto chi opera a livello culturale nel territorio".

 

 

 

Paolo Fabbri, direttore della Fondazione Fellini, semiologo, che non ha potuto presenziare, ha affidato il suo intervento ad un testo : "Fellinia una città glocale. Federico Fellini è in grado di rappresentare la città di Rimini, che  è più un territorio abitato che una città. Il solo modo di viverla è di reiventarsela. Così ha fatto Fellini in tutti i modi, partendo dal disegno, arrivando al film. Il grande registe diceva di non riuscire più a dividere i veri ricordi da quelli creati a Cinecittà. Siamo chiamati non a museificare un ricordo, ma a reinventare il reinventore. Consenso globale su Fellini come 'logo'che rappresenti la città, ma come tutti i loghi va rinnovato, rinfrescato e noi  stiamo andando proprio in questa direzione".

 

 

 

Thomas Casadei, consigliere regionale del Pd, capogruppo Pd commissione Cultura, Lavoro, Turismo, Scuola, Università, chiude gli interventi: "Non è possibile concludere un percorso che parte oggi. Queste iniziative vanno inserite in una sfida che parta da questa strada. Nel nostro territorio romagnolo ci sono, appunto, nuove sfide da cogliere, con la riorganizzazione dei rapporti istituzionali. Un grande laboratorio che deve proseguire,al di là della candidatura di Ravenna. Lanciare nuove iniziative che si muovano a diversi livelli, tenuti insieme anche nel partito Democratico. A questo proposito è importante un dialogo che vada dal livello nazionale, a quello regionale, a quello locale. L'assessore regionale alla cultura, Massimo Mezzetti ci seguirà in questo percorso. Ora bisogna proseguire con uno scatto di dinamicità sulle iniziative concret, costruendo  un ponte sempre più forte tra i territori e l'Europa, attraverso la Regione. Dobbiamo dimostrare che la cultura ha bisogno di fondi. Credo che le istituzioni debbano migliorare nella comunicazione della progettualità"

 

 

 

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