Forlì, danno erariale all'Ausl: stangata da 300 mila euro

Forlì, danno erariale all'Ausl: stangata da 300 mila euro

Forlì, danno erariale all'Ausl: stangata da 300 mila euro

BOLOGNA - Una stangata da 300.000 euro. E' questa la cifra (a cui vanno aggiunti tutti gli interessi) che l'ex direttore generale dell'Ausl di Forli', Claudio Mazzoni, il suo predecessore Lino Nardozzi e gli altri quattro direttori amministrativi che si susseguirono alla guida dell'Ausl forlivese tra il 2001 e il 2005, dovranno risarcire all'Ausl e al Servizio sanitario nazionale per la vicenda delle prestazioni sanitarie 'garantite' dall'Ausl a due case di cura accreditate (Villa Igea e Villa Serena) mettendo a disposizione il lavoro dei propri medici in libera professione.

 

Lo hanno deciso i giudici della Corte dei conti dell'Emilia-Romagna in una sentenza depositata nei giorni scorsi: hanno accolto la tesi del pm contabile Paolo Novelli, titolare dell'inchiesta, e condannato i sei ex direttori per responsabilita' amministrativa. Con il loro comportamento, e con i contratti che stipularono con le case di cura private per conto dell'Ausl, secondo i giudici causarono un danno erariale alle casse del servizio sanitario. La legge vieta ai medici del servizio pubblico che scelgono il regime di intramoenia di lavorare o collaborare con strutture private accreditate.

 

Mazzoni e gli altri, invece, permisero che i medici lo facessero e allo stesso tempo continuarono a pagargli l'indennita' esclusiva (non dovuta vista la situazione), favorendo inoltre le due strutture accreditate. La condanna e' per dolo contabile, come chiesto dal pm Novelli: Mazzoni e gli altri, scrivono i giudici, crearono un "sistema istituzionalizzato e con durata pluriennale finalizzato all'elusione" del divieto, per i medici pubblici, di lavorare per strutture accreditate.

 

I contratti stipulati negli anni dall'Ausl di Forli' con Villa Serena e Villa Igea prevedevano che l'Unita' operativa di Anatomia patologica potesse eseguire esami su richiesta delle due case di cura: a svolgerli, ci pensavano medici e biologi in regime libero professionale di intramoenia. Ogni mese, poi, l'Ausl inviava le note di addebito alle due strutture, che pagavano. La maggior parte dei guadagni (dal 72 all'81%) veniva girata dall'Ausl ai sanitari, propri dipendenti, che avevano lavorato nel laboratorio di analisi.

 

Ai medici, nel contempo, l'Ausl continuo' a pagare annualmente l'indennita' di esclusivita', dovuta solo a chi sceglie l'intramoenia (e rispetta dunque il vincolo di esclusivita' che questa richiede). Proprio la somma delle indennita' che vennero ingiustamente pagate a medici e biologi nei cinque anni, ovvero 429.000 euro, era il danno erariale quantificato dal pm Novelli e richiesto come condanna. I giudici, pero', hanno deciso che il risarcimento dovra' essere di 'soli' 300.000 euro, perche' hanno considerato l'introito che il sistema ha portato all'azienda nei cinque anni,

al netto del denaro 'passato' ai sanitari.

 

I 300.000 euro di condanna saranno cosi' suddivisi: Mazzoni e Nardozzi, in quanto ex direttori generali, sono stati considerati maggiormente responsabili e ne pagheranno da soli la meta' (150.000), sborsando dunque 75.000 euro a testa. I quattro direttori amministrativi, che diedero parere favorevole ai contratti (Sandro Casoli, Carlo Adamczyk, Francesco Soldati e Lucio Boattini), si divideranno invece in parti uguali i restanti 150.000 euro.

 

La prassi illecita fu scoperta alla fine del 2003 da una verifica ispettiva ministeriale (da cui poi parti' l'indagine della Procura). L'Ausl, pero', mantenne in vigore la prassi e continuo' a rinnovare i contratti con le due strutture anche in seguito: il rapporto si interruppe solo nell'estate del 2009. Tra l'altro, scrivono ancora i giudici, "non e' mai stato adottato un sistema destinato a verificare che tali prestazioni fossero effettivmente svolte al di fuori dell'orario di servizio".

 

Dei sei ex dirigenti condannati, Nardozzi fu direttore generale nel 2001 e Mazzoni lo fu nel 2006 (e fino all'anno scorso); Boattini fu il responsabile del distretto di Forli' dal 2001 al 2004; Casoli fu il direttore amministrativo dell'Ausl dal 2002 al 2005, mentre Soldati lo fu nel 2001. Infine, Adamczyk fu il direttore amministrativo del distretto nel 2002-2003. All'appello manca Massimo Pieratelli, direttore generale dell'Ausl forlivese nel 2002-2005: e' morto nel 2005, quindi la Procura non lo ha citato a giudizio. (Dire)

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di J. Dorian
    J. Dorian

    A onore loro, va detto che rarissimissimamamente le amministrazioni di sinistra sono amministrazioni di rapina, a differenza di altre realtà del territorio. Questo non toglie, però, che di errori se ne possano fare. Davanti a un modello lombardo con la sanità in outsourcing alle cliniche private (efficientissime) e a un modello siciliano ove ... lasciamo perdere, il vanto della nostra regione è stato (ed è ancora) quello di avere persone con un senso etico che tiene, e anche laddove gestiscono le cose per tornaconto di qualcuno, raramente lo fanno per interesse personale, ma in genere per soggetti altri (coop, associazioni, colleghi o compagni) comunqeu, lato sensu "altri". Secondo me, nel panorama nazionale, è un merito. Un po' parassiti sì, ma con il senso della misura: è politica anche questo, in fondo. Qui il discorso è più o meno uguale: questa questione (che credo non vada confusa con il maxibuco) non ha mica arricchito i dirigenti. Però loro hanno amministrato male, tutto qui. Senza rancore, se la sentenza è confermata, pagheranno il dovuto, e poi amici come prima. Per altro verso, credo che un ragionamento molto più approfondito debba essere fatto per tutti i professionisti che invece da questa situazione ci hanno guadagnato.

  • Avatar anonimo di Loris
    Loris

    stangatona

  • Avatar anonimo di benpensante
    benpensante

    Tutto questo è completamente assurdo.Leggendo i capi di imputazione si capisce benissimo che sono state fatte cose fattibili con le finalità di dare un servizio al cittadino ed alla sanità.Penso che occorrerebbe valutare anche l'operato di chi va a fare queste indagini spendendo denaro pubblico.La sanità forlivese funzionava bene perchè aveva (ed ha) alla sua testa persone che capivano il da farsi in base ai bisogni della gente.Questa azione non ha provocato danni a nessuno,Stato compreso,non ha portato guadagni illeciti e ha dato un servizio.Tutto questo ,oggi,in Italia è punibile con pene severe !Speriamo che prevalga il buon senso !

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