Forlì, Di Maio (PD): "Federalismo, giù la maschera"

Forlì, Di Maio (PD): "Federalismo, giù la maschera"

FORLI' - "Ci sono soldi pronti per essere investiti che non possono essere spesi perché gli enti locali sono bloccati dai vincoli di un iniquo patto di stabilità. Accade anche qui, nella provincia di Forlì-Cesena, dove decine di Comuni non possono fare investimenti ritenuti fondamentali per uscire dalla crisi economica".

 

A parlare è Marco Di Maio, segretario territoriale del Partito Democratico a Forlì, che si chiede: "Perché i Comuni non possono investire? Perché non lo permette la legge, fatta da un Governo che ha tagliato i fondi agli enti locali - eliminando per puri scopi elettoralistici l'ICI a tutti, anche per chi ha i redditi più elevati - senza restituire come annunciato i fondi sottratti con questo taglio indiscriminato. In più il Governo non accetta di adeguare il patto di stabilità dei Comuni agli standard europei, escludendo dai vincoli le spese per investimenti".

"I parlamentari di centrodestra - dice Di Maio - che anche da noi sbandierano il tema dell'autonomia e del federalismo è ora che facciano la propria parte, smettendo di votare, una volta a Roma, provvedimenti che affossano le libertà locali. A loro in particolare chiediamo un impegno preciso, affinché venga al più presto restituito ai Comuni il mancato introito derivato dall'ICI. È necessario anche rivedere il patto di stabilità, escludendo le spese per investimenti pubblici e facendolo gestire dalle Regioni d'intesa con gli enti locali, così come prevede la Legge 42/2009".
 
"Anche l'assetto della pubblica amministrazione nazionale va rivisto. La riduzione del debito pubblico deve passare prima di tutto da una riduzione delle spese che vengono sostenute a livello centrale, dai ministeri, dalla presidenza del consiglio in primo luogo".

"Gli enti locali - prosegue - hanno ridotto la spesa di 1,2 miliardi di euro (dati riferiti all'anno 2008), mentre complessivamente la Pubblica amministrazione statale ha speso in un anno 20 miliardi di euro in più. Mentre nelle amministrazioni locali si riducevano i costi a Roma si spendeva in modo sconsiderato, senza il minimo controllo. Salvo poi dichiarare guerra ai costi della politica additando, ad esempio, le Circoscrizioni come il luogo dello spreco e arrivando a proporne l'abolizione".

"Ora che la campagna elettorale è finita - conclude - il centrodestra e la Lega Nord che governano questo paese ed ha il potere di farlo (il ministro per le riforme è il suo leader Umberto Bossi) diano attuazione al federalismo vero e mettano i Comuni in condizione di fare gli investimenti che servono. Soldi che andrebbero tutti a beneficio dei cittadini, delle imprese, delle famiglie, dei lavoratori il cui posto di lavoro oggi è messo seriamente a repentaglio".

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Manù
    Manù

    Vorrei aggiungere al gi? chiaro comunicato del segretario territoriale, che, mentre metteva in ginocchio la maggior parte dei comuni, la finanziaria ha per? "devoluto" la bellezza di 140 milioni di euro a Catania (guarda caso la citt? natale del suo legale), 500 milioni a Roma, 160 milioni a Palermo, e siccome Roma non ne ha abbastanza con lo scudo fiscale, sono arrivati altri 80 milioni. Mi piacerebbe sapere che posizioni prender? la Lega, che del federalismo fiscale ha sempre fatto il suo cavallo elettorale, nei confronti del chiaro intento centralistico dei suoi alleati del PDL. A meno che, le sventolate riforme di Bossi non siano solo slogan senza contenuto, dal momento che anche sul fronte del nucleare, a Roma votano a favore, poi nelle singole regioni, costituiscono i comitati contro il nucleare stesso! Ma come orami ? evidente, la coerenza non fa parte n? del pensiero leghista, n? tantomeno di chi li appoggia e sostiene negli enti locali.

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