Forlì, Di Maio (PD): "Nessuno si occupa del futuro dei giovani"

Forlì, Di Maio (PD): "Nessuno si occupa del futuro dei giovani"

Forlì, Di Maio (PD): "Nessuno si occupa del futuro dei giovani"

FORLI' - "Mercoledì 17 novembre è la Giornata mondiale dello studente. Un appuntamento simbolico, ma anche un appuntamento in cui migliaia di ragazzi in tutta Italia e in Romagna danno vita a manifestazioni e cortei, per dire una cosa molto semplice: non c'è futuro senza di noi, non c'è futuro senza le nuove generazioni, non c'è futuro senza la conoscenza". Lo afferma Marco Di Maio, segretario territoriale del Partito Democratico forlivese.

 

"La giornata dello studente (scelta il 17 novembre, ricordando che in questo giorno del 1939 gli occupanti nazisti uccisero 9 studenti all'Università di Praga ed i loro insegnanti) - continua Di Maio - deve essere l'occasione per riportare al centro dell'attenzione questa emergenza. Perchè il futuro è un'emergenza nazionale di cui nessuno si occupa".

 

"Il dibattito politico non si occupa mai dei giovani - insiste il segretario - arrivando a preoccuparsi persino di commentare il mondiale di Formula Uno. Oppure se ne occupa quando serve per dare scandalo o per aiutare qualche politico a ricaricare le batterie, dopo una dura giornata di 'lavoro'. In Italia c'è una generazione senza futuro: quella dei 20enni e dei 30enni, stanchi delle urla e del gossip politico, desiderosi, invece, di sapere cosa la politica può fare per loro".

 

"Non servono soldi a pioggia, non serve demagogia. Serve, ad esempio, finanziare le borse di studio per permettere anche a chi soffre di più la crisi economica, e non potrebbe permetterselo, di frequentare l'Università; serve, ad esempio, un sistema-paese basato sul merito e non sulla 'spintarella', sulla raccomandazione o sulla svendita di se stessi. Serve, ad esempio, un sistema che affianchi i giovani nel loro progetto di vita, partendo dall'atteggiamento che le banche hanno nei nostri confronti - spiega Di Maio - costringendoci spesso a presentare garanzie per ottenere finanziamenti che non potremmo mai avere. Serve un piano straordinario per l'edilizia pubblica, che metta i giovani in condizioni di costruire un futuro, di contare su relazioni durature. Serve che un'ora di lavoro precario non costi meno di un'ora di lavoro stabile, perchè altrimenti la nostra condanna sarà quella di essere precari a vita".

 

"Serve, insomma, fare in modo che essere giovani non sia più uno svantaggio - conclude - ma un vantaggio. Serve che, quando ci presentiamo in banca, dall'assicuratore, in un'azienda, in un ente pubblico, in uno studio legale, in una 'stanza dei bottoni' o in qualsiasi altro ambito, non si venga visti come un pollo da spennare o un cagnolino da mettere a tacere. Dobbiamo e vogliamo essere ascoltati, al pari delle altre generazioni. Al pari dei più 'grandi', che spesso, alla fine, tanto 'grandi' non sono".

 

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