Forlì, dibattito sul futuro della città. Casadei (Pd): "E' mancato il ricambio generazionale"

Forlì, dibattito sul futuro della città. Casadei (Pd): "E' mancato il ricambio generazionale"

FORLI' - In queste settimane, con vari contributi a mezzo stampa, si è discusso del futuro di Forlì. Alcuni interventi hanno messo in risalto un supposto stato di torpore da bella addormentata in attesa del principe che con tocco fatato la trasformi tout court in scattante e agile pulzella. Qualcuno ne ha segnalato la chiusura nei ricordi del bel tempo che fu, la sazietà dei risultati raggiunti, l'assenza di spinte emozionali e progettuali di lungo periodo.


Forlì non è certamente città decadente o a rischio decadenza, come invece qualche spigoloso intervento ha fatto quasi credere, ma indubbiamente qualcosa manca. Manca per la carenza di progettualità degli anni recenti e, soprattutto, per un deficit di partecipazione attiva. A fare la differenza - in grandi processi di trasformazione - non può essere "il principe" (o un suo "consigliere") ma la mobilitazione di tante energie, intelligenze, risorse.


Le dichiarazioni del Presidente della Fondazione Dolcini hanno dato l'avvio alla sequela di pareri: egli ha segnalato quali ultimi sprazzi di vitalità progettuale la realizzazione del serbatoio della Romagna, la Diga di Ridracoli e, bontà sua, anche del Polo Universitario. Altre voci hanno poi opportunamente aggiunto al piatto positivo della bilancia il Parco Urbano, il Nuovo Ospedale, i lavori al Campus, la tangenziale (ancora da completare). Qualcuno ha dimenticato, forse per cattiva memoria, il Polo Fieristico e il Palazzo di Via Punta di Ferro dove si è trasferita la Sala Contrattazioni e il San Domenico, luogo grazie al quale il nome della Fondazione e il capoluogo stesso hanno tratto risonanza e richiamo nazionale in virtù delle belle mostre organizzate.


Si tratta, come ha ben richiamato Roberto Balzani fin dal suo primo impegno diretto nella vita politica del territorio, di costruire insieme la nuova visione di città: una visione che necessita - prima di tutto - di cooperazione (parola troppo spesso sacrificata in nome della fantomatica "competitività"), ascolto reciproco, partecipazione di tanti cittadini attivi, e certamente non solo dell'attività di pochi - per quanto influenti e a volte pretenziosi - settori economici.


Le linee-guida del futuro di Forlì e del suo territorio sono state tracciate nel programma di governo della Giunta Balzani, ma spunti e discussioni, e soprattutto soluzioni concrete, non possono che trovare sintesi in una metodologia nuova: ascolto, proposte accompagnate da piani di fattibilità e messa in atto di soluzioni (con rigorosa attenzione ai conti: abitudine che negli ultimi anni non sempre si è rispettata e certamente non solo da parte del mondo politico-istituzionale: il macigno di Sapro ne è esempio lampante).


Ben venga, anche se tardiva rispetto alla maggiore età della Fondazione, l'indagine da commissionare sulle prospettive di Forlì: sarebbe stato un investimento gradito ed opportuno anche in anni passati dato che la Fondazione è uno dei principali, se non il maggiore motore economico cittadino.


Da questa ridda di pareri sulla città non sono venute peraltro indicazioni chiare, soprattutto, si sono espresse le voci ben note, quelle che l'azione politica ed economica l'hanno agita sulla città negli ultimi decenni almeno, consegnando nelle mani del Sindaco Balzani, scelto con le primarie PD, una città così come è, con i suoi pregi e i suoi difetti. Un contesto dal quale non possono elegantemente e con distacco chiamarsi fuori coloro che hanno esercitato ruoli e avuto influenza su decisioni di rilievo. Le voci che si sono sentite in questo periodo, in ruoli e assisi diverse, c'erano tutte (anche quelle di chi ha utilizzato toni perentori e inopportunamente spazientiti), le giovani generazioni invece - complici mondi un poco refrattari, anche nel nostro territorio, al ricambio e al rinnovamento - erano assenti allora e anche oggi a fatica riescono a trovare riconoscimento e spazi di accesso.


Ciò che è mancato, ma ci sono positive eccezioni (a testimonianza comunque di una città in movimento), è stato il rinnovamento generazionale a tutti i livelli e una fiducia piena in nuove sfide, come quella del radicamento del mondo universitario - studenti, docenti, ricercatori - nella nostra città.


Le assisi tradizionali hanno perduto il loro ruolo discussione, la partecipazione diretta è stata a lungo rarefatta e la politica è risultata negli anni e nel tempo intaccata nella sua vocazione più naturale: quella di realizzare il bene comune, con uno sguardo al presente ma sempre e comunque anche al futuro prossimo. E con uno sguardo oltre i confini: solo di recente si sta procedendo finalmente verso un'integrazione tra i territori, che dovrebbe divenire anche un'integrazione tra province della Romagna. I tempi nuovi, che sono anche tempi di crisi strutturale, richiedono energie e sguardi che difficilmente chi è stato in campo fino ad ora può assicurare. Anche se ogni contributo può sempre essere d'aiuto, magari anche in funzione di integrazione anziché di "indicazione della linea".


In un recente articolo apparso su "La Stampa", Paolo Verri riportava la necessità di "cooperare per competere" e significativamente - la cosa andrebbe segnalata anche ad importanti esponenti del mondo della cooperazione - assegnava la priorità al principio orizzontale e dialogico della cooperazione. Egli affermava che quasi tutte le città italiane, a parte rare eccezioni, non hanno affrontato le sfide del cambiamento e che ancora oggi, dopo tanti anni, manca una politica nazionale, un "Dipartimento delle Aree Urbane" che tratteggi le linee programmatiche per lo sviluppo della trasformazione urbana e che unendo le migliori creatività e gli spazi architettonici fornisca spunti adeguati ai tempi. Nessuna città italiana sembra oggi in grado di impegnare risorse per immaginare il suo futuro fra 20 o trent'anni. Per questo, secondo Verri, serve uno sforzo nazionale di rivalutazione del ruolo delle città.


Mi pare questa una proposta di sano federalismo indotto, una intelligente strategia per mettere insieme territori e sviluppo di qualità, ma soprattutto per animare e mettere in movimento tanti cittadini, tante associazioni, tanti mondi.


Ben venga quindi lo studio proposto dalla Fondazione, ben venga la borsa delle idee proposta dal Sindaco: non può bastare il mecenatismo culturale ed intellettuale di un solo principe o gruppo di potere, serve ad ogni cittadino di qualunque città e alla città futura non l'antagonismo di bottega, ma la cooperazione e l'esaltazione dei talenti e delle idee.


C'è ancora margine e speranza per recuperare spazio alla progettualità: facce nuove e idee fresche, intrecciate con un'esperienza accorta (che trae giovamento dai fallimenti, anziché fingere di ignorarli e che rendiconta a tutti i cittadini il suo operato), sta qui il senso di una Forlì che guarda con convinzione al futuro, al di là delle belle parole.

 

Thomas Casadei

Cons. reg. Pd

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di germano pestelli
    germano pestelli

    Apprezzo le parole di Casadei improntate a buon senso politico con richiami alla gestione del territorio e con uno sguardo prospettico .Ho seguito con attenzione i vari interventi susseguitisi sull'argomento che ritengo ampiamente positivi e positivo perchè ognuno ha dato una spinta ad un miglioramneto della Città.Si è parlato di molte cose:tecnologie,cultura,innovazione ma prevalentemente viste dal lato superiore della cosa.Se vogliamo costruire un sistema equilibrato ed a misura deve essere a misura di tutti ricchi poveri belli brutti di destra e di sinistra.Cominciamo allora a proporre anche altre cose ne cito alcuno: la partecipazione: favoriamola; l'inclusione,se cogliamo una città vera ed a misura di tutti ebbene tutti ne devono essere inclusi,il concetto di inclusione è un concetto assolutamente innovativo che una gestione politica moderna non deve dimenticare; e poi ancora : la solidarietà: quale concetto è piu' innovativo piu' tecnologico e piu' culturale della solidarietà: probabilmente nessuno poichè è cio' che permette a tutti di usufruire di un sistema equo che faccia partire tutti senza handicap per poter percorrere con la maggiore serenità possible la strada della vita personale e sociale. Certo che ci sono cose piu' semplici ed altre piu' difficili da attuare,mafermarci a cio' che possiamo misurare e tocare con mano potrebbe essere riduttivo per un vero e reale rinnovamento della Città e per una sua proiezione in percorsi che diano a tutti,ma proprio a tutti,la possibilità di parteciparvi.Bene: buon lavoro,le idee ci sono,la volontà,mi sembra,pure ..se ci aggiungiamo una visione prospettica a 360 gradi e un'" esprit de finesse" e non solo un'"esprit de geometrie" forse le generazioni future potranno realmente raccogliere i frutti del nostro lavoro.

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