Forlì, diritti umani violati da 35 anni nell'indifferenza dell'Occidente

Forlì, diritti umani violati da 35 anni nell'indifferenza dell'Occidente

L'assessore Davide Drei-5

FORLI' - Malainin Lekhlal, segretario generale dell'Unione dei giornalisti e scrittori Saharawi, sul banco degli imputati per il dramma del suo popolo, da 35 anni costretto all'esilio nel deserto algerino, mette un po' tutti. A cominciare dall'Unione Europea, che sulla vicenda tiene un atteggiamento pressoché schizofrenico: con una mano aiuta i profughi, e con l'altra favorisce lo sfruttamento delle terre occupate militarmente dal Marocco.

 

Lekhal interverrà martedì 25 gennaio, a Forlì, in occasione dell'incontro pubblico programmato per le 21 in Sala Randi, sul tema: "Storia e cultura Saharawi: la memoria di un popolo, il suo presente e il suo futuro". Al tavolo dei relatori siederanno anche Giuliana Laschi, docente della Facoltà di Scienze Politiche "Roberto Ruffilli" di Forlì e responsabile del "Punto Europa" dell'Università di Bologna sede di Forlì, e Giulia Olmi del Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli-Cisp.

 

In attesa dell'evento, Lekhlal, giornalista poliglotta coraggiosamente impegnato a sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale sul dramma Saharawi, porterà la sua testimonianza in alcune scuole superiori forlivesi, a partire dall'Itis "Marconi" e dalla professionale "Giorgina Saffi". Già da una decina d'anni, la Regione Emilia-Romagna segue con particolare attenzione il dramma dei Saharawi, con interventi a favore dei campi profughi, di prevenzione sanitaria e di riaffermazione dei loro diritti. "Uno di questi progetti - comunica l'assessore forlivese alla cooperazione internazionale Davide Drei - vede come capofila proprio il nostro Comune".

 

Si tratta del "Sostegno all'istruzione pubblica ed alla conservazione ed al consolidamento della cultura Saharawi", che coinvolge anche i già citati "Punto Europa" e Cisp". Alcuni rappresentanti di questi enti hanno da poco realizzato una missione nei campi algerini, per rendersi conto delle condizioni dei profughi. Il quadro emerso è devastante: violazione dei diritti umani più elementari, nell'incuranza colpevole dell'Occidente democratico e della stessa Unione Europea. E' dal 35 anni che i Saharawi, gli abitanti del Sahara Occidentale, lottano per liberare la propria terra occupata militarmente del Marocco. "Il dramma nel dramma - denuncia Lekhlal - è che non riesce ad ottenere giustizia neppure l'ONU, che si occupa istituzionalmente della questione dal 1990".

 

L'ultima violenza ai danni di quella povera gente senza terra né diritti, risale al 9 novembre scorso: i soldati marocchini hanno sparato ad altezza d'uomo sui circa duemila esuli Saharawi provenienti dalla mega tendopoli di Tindouf, in Algeria, che avevano osato sfidare il coprifuoco imposto da Rabat. Fonti del fronte Polisario parlano di 13 morti, 70 feriti e 65 arresti. Il dramma dell'ex colonia franchista del Sahara spagnolo ha inizio nel 1975, l'anno dell'occupazione militare da parte del Regno del Marocco, intenzionato a sfruttare le ingenti risorse naturali presenti sul territorio, in particolar modo fosfati, utilizzati dall'industria chimica di tutto il mondo.

 

I circa duecentomila abitanti della regione sono accampati stabilmente a Tindouf, nel deserto algerino. Per proteggere la sua azione invasiva, il Marocco ha innalzato un muro di sassi, sabbia e mine lungo ben 2.600 chilometri. I reiterati tentativi dell'Onu di consentire agli abitanti della regione un referendum per l'autodeterminazione, si è finora infranto nel veto sistematico posto dalla Francia, protettrice del Marocco.

 

Piero Ghetti

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