Forlì, divani cinesi. Cna: "Col marchio etico anche gli imprenditori rischiano"

Forlì, divani cinesi. Cna: "Col marchio etico anche gli imprenditori rischiano"

Forlì, divani cinesi. Cna: "Col marchio etico anche gli imprenditori rischiano"

FORLI' - Un "marchio territoriale etico" per arginare l'illegalità nel comparto di divani e poltrone, in cui forte è la presenza dei laboratori cinesi. La Cna ci crede proprio. Con questo marchio, per altro, gli imprenditori locali rischiano "perché codificando le commissioni irricevibili, si mette i committenti stranieri nella scelta di remunerare meglio il territorio, ma anche di andarsene, la dove non ci sono queste regole", spiega Riccardo Guardigli (Cna). Insomma, gli imprenditori, sostiene la Cna, stanno facendo la loro parte.

 

Questa l'analisi del problema da parte dell'organizzazione degli artigiani: "La crisi del mobile imbottito è partita nel 1990, quando il settore si è trovato a dipendere completamente dal mercato francese, che è in mano completamente alla grande distribuzione", spiega Guardigli. Da quel momento i divanifici forlivesi hanno iniziato a loro volta a lavorare come terzisti: dalla Francia arrivano modelli e richieste. "Questo ha portato in continuazione a tentare di ridurre i costi", spiega Guardigli. Insomma, chi dà da lavorare ai terzisti cinesi, a loro volta sono terzisti capo-commessa delle grandi catene di commercializzazione dei salotti che hanno richiesto prezzi sempre più bassi.

 

Da qui l'idea del 'marchio etico territoriale'. "Se quantifichiamo una retribuzione minima oraria si può calcolare un costo minimo del prodotto sotto il quale non si può andare", sempre Guardigli. Questo farebbe da discrimine tra le commesse ricevibili e irricevibili. "Certo, i committenti stranieri a quel punto saranno liberi di andare dove non c'è questa regola, direttamente nei paesi dove il costo della manodopera è più bassa". Ma almeno non avranno la foglia di fico del 'Made in Italy'.

 

Insomma, col codice etico- argomenta il funzionario della Cna- anche gli imprenditori locali si assumono il loro rischio. Un tale esperimento fu fatto una ventina di anni fa, ma fallì "perché all'epoca il lavoro c'era per tutti e le imprese non seppero lavorare assieme", ricorda Guardigli. Fu il momento in cui Forlì perse il treno per diventare distretto. Ma non tutto è perduto, per Guardigli: "I tempi sono cambiati ora". Inoltre "è indispensabile irrobustire il sistema del divani forlivesi e cercare altri mercati più remunerativi, ci sono già imprenditori che vendono negli Stati Uniti e in Giappone, salotti con proprio marchi e modelli".

 

Sui controlli, invece, Guardigli è scettico: "Ben vengano e ci vogliono, ma non risolveranno da soli la situazione: molte dei laboratori cinesi si stanno trasferendo nel Faentino e nel Ravennate, dove i controlli sono più tenui, e continuano a rifornire le stesse imprese forlivesi, fanno solo qualche chilometro in più". E conclude: "Si è detto che fare il codice etico è come dare un'aspirina a un malato di tumore, forse è vero. Ma i controlli sono come dare la tachipirina ad uno che ha la febbre: butta giù la febbre temporaneamente ma non risolve la malattia".

Commenti (5)

  • Avatar anonimo di samigidi2
    samigidi2

    E cosa rischierebbero gli imprenditori? Lo dico da imprenditore di questo settore, un imprenditore che però ha fatto scelte molto diverse per la realizzazione dei suoi prodotti. Chi controlla chi? Anche per quanto riguarda il numero verde chi volete che denunci dovendo dire nome e cognome avendo già la certezza che nessuno controllerà e che ci sono solo rischi da correre, vedi Manuela ed Elena. Mi dispiace signori miei ma questo è l'ennesimo paravento. Non servono altri protocolli, leggi o leggine, basta applicare quelle che ci sono, non si possono ridurre in schiavitù delle persone. Che escano dalle caserme polizia, carabinieri e GDF. Che escano dai loro uffici, se non li secca troppo, sindacati ed ispettorato del lavoro. Che escano dalla loro criminale posizione associazioni di categoria e sindacati, amministratori pubblici e confindustria e, dopo essersi vergognati, provvedano immediatamente ad abbattere questo sistema rilanciando in un colpo solo, con una operazione di marketing che chi coraggiosamente ha denunciato gli ha offerto su un piatto d'argento, la nostra zona ed il made in italy. Come? DICENDO BASTA!!!!! A partire da domanimattina questi laborastori, che come dimostrato dalle indagini sono fuorilegge nella misura del 100% (fonte LA Voce) devono essere messi in condizioni di non lavorare più, ne a Forlì, ne a Lugo, ne a Ravenna! Se non avete il controllo del territorio per che cosa lo amministrate? ED INTANTO, come ha detto qualcuno, QUESTA NOTTE I CINESI LAVORANO, ED ANCHE QUESTO FINE SETTIMANA E QUELLO DOPO!! Ed io aggiungo: ed i laboratori con i dipendenti in regola chiudono ed i nostri stipendi vanno a fasri fottere!

  • Avatar anonimo di luca.p
    luca.p

    ...scusate la banalità ma mi sembra che i buoi ormai li abbiamo fatti scappare in tempi non sospetti ed ora siamo alla canna del gas...quoto J. Dorian aggiungendo che i silenzi di coloro che dovrebbero proteggere i lavoratori sono segni inequivocabili di scarsa lungimiranza e di poca propensione alla programmazione... buona serata

  • Avatar anonimo di J. Dorian
    J. Dorian

    Qualsiasi sia la soluzione, non può venire da un grande decisiore, dal legislatore, da chissà chi, ma a chi amministra il territorio, che di responsabilità ne ha a iosa. Continuo a leggere le righe di questo articolo e quello che capisco è: "Hey ragazzi, o si fa così o la gente i divani li va a fare all'estero e il problema non si risolve" e anche i controlli sono come dare la tachipirina a uno che ha la febbre. Non si cura la malattia. Allora. La prima frase suma come: "hey in Viet Nam e in Cambogia fanno lavorare i bambini fin da 5 anni perché la loro manodopera costa zero, dovremmo farlo anche noi in romagna ... perché tanto anche se non lo facciamo noi ci sarà sempre qualcuno che lo fa". La seconda frase suona come "E' inutile mandare in galera un delinquente perché tanto uno che delinque c'è sempre e mandare in galera un delinquente non risolve i problemi dell'origine della delinquenza". Che è, davvero per estremizzare, come dire : "Inutile mandare in galera un assassino, perchè mandando in galera l'assassino non si risolverà il motivo per cui ha ucciso". Che dire ? E' vero in entrambi i casi, ma io gli assassini li preferisco in galera, e i bambini a giocare (o a scuola). Evidentemente, non si tratta di banalità.

  • Avatar anonimo di sefossi
    sefossi

    E perchè discriminare i cinesi? Se una azienda è in regola non dovrebbe fare concorrenza sleale neppure se è cinese. Quando si parte tutti con gli stessi costi il vantaggio lo si puo trovare nelle capacità imprenditoriali e nell'eperienza dell'imprenditore.....che ai forlivesi certo non manca...... Perchè non provare con un codice etico delle associazioni, invitandole ad espellere le imprese iscritte che hanno evidenti difformità...tipo: fatturato/manodopera impiegata materie prime acquistate/manodopera impiegata le associazioni lo sanno dal momento che nella maggioranza dei casi fanno contabilità e paghe....

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    Pablito

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