Forlì: doppia visita guidata dedicata a Barbara Manfredi

Forlì: doppia visita guidata dedicata a Barbara Manfredi

FORLI' - Per la festa "de borg" di corso Mazzini dedicata a Barbara Manfredi sono previste due visite guidate, condotte da Simona Dall'Ara e Gabriele Zelli. Il doppio appuntamento si terrà domenica 4 ottobre, alle 16,30 e alle 17,15. Per entrambe il ritrovo è davanti a S. Mercuriale (Piazza Saffi). Questo l'itinerario: S. Mercuriale (per raccontare davanti al monumento funebre le vicende di Barbara Manfredi), a seguire Palazzo Numai - Foschi e Torre Numai.

  

La tappa a Torre Numai + per rievocare le ultime fasi di Caterina Sforza, Signora di Forlì, prima di arrendersi a Cesare Borgia).  Il cortile di Palazzo Numai - Foschi, i locali del Museo Ornitologico "Ferrante Foschi" e la Torre Numai rimarranno aperti al pubblico dalle ore 15,30 alle ore 18,00.

 

 

Barbara Manfredi.

16 maggio 1462, domenica. Giorno di grandi festeggiamenti per Forlì e per i Forlivesi. In città si celebrano le nozze del Signore di Forlì, Pino III Ordelaffi, con la giovane e bella Barbara, figlia diletta del Signore di Faenza, Astorgio II Manfredi e di Giovanna Vestri, contessa di Cunio. Un'unione, quella di Pino e di Barbara, che lega ancora di più le famiglie Ordelaffi e Manfredi e le città di Forlì e Faenza. Elisabetta, sorella di Barbara, è già sposata con Cecco III, fratello di Pino.

 

Barbara ha 18 anni e già dall'età di 7 era stata promessa dal padre al più giovane dei fratelli Ordelaffi, Pino, che nel 1462 ha 26 anni. Bella, colta e raffinata, così doveva essere la giovane, cresciuta in un ambiente in cui il padre Astorgio II, uomo guerriero e sanguinario, aveva però cercato di portare le suggestioni culturali conosciute nella corte fiorentina dei Medici. L'amata figlia Barbara è però destinata ad essere ricordata nei secoli attraverso il marmo finemente lavorato che la mostra ancora oggi sul letto di morte.

 

Gli avvenimenti che portano Barbara alla morte, all'età di appena 22 anni, 6 mesi e 4 giorni, si susseguono frenetici nell'arco di poche ore. Il 7 ottobre 1466, dopo una cena veloce, in procinto di partire per un viaggio verso Firenze, la giovane manifesta le prime avvisaglie, febbre e "flusso di corpo". Dopo un temporaneo miglioramento, la situazione precipita e Barbara muore.

 

Le voci cominciano a circolare immediamente. Come è possibile che, in così poco tempo, una giovane donna in salute possa morire? La risposta che inizia a serpeggiare è una sola: veleno, somministrato a Barbara da una persona a lei particolarmente vicina, Pino. Le voci diventano sempre più insistenti e accompagneranno il marito, unico indiziato, per molti anni a venire. Lui, forse per mettere a tacere i pettegolezzi, divenuti vere e proprie accuse, organizza in onore di Barbara funerali degni di una principessa e chiama Francesco di Simone Ferrucci da Fiesole a realizzarne il monumento funebre, un'opera di derivazione toscana che non ha eguali nella Forlì del Quattrocento.

 

Nella pietra è scolpita una donna distesa dolcemente addormentata, accompagnata da versi, forse dettati dallo stesso Pino, in cui Barbara è descritta come donna dalle virtù divine. Il monumento, originariamente collocato nella chiesa di S. Biagio in S. Girolamo, si mostra ancora oggi nella sua bellezza nella basilica di S. Mercuriale, dove fu trasferito all'indomani della distruzione della chiesa di S. Biagio, avvenuta il 10 dicembre 1944.

 

Nell'occasione il corpo di Barbara, sbalzato fuori, fu sottosposto ad esami, da cui risultò che naturali furono le cause della morte di Barbara, peritonite perforante, e non veleno, di cui non furono riscontrate tracce. A distanza di tempo Pino, marito e Signore di Forlì, può essere scagionato dall'accusa di avvelenamento. Si conserva fortunatamente il marmo scolpito da mastro Francesco, che ha consegnato alla memoria la storia di Barbara, bella e sfortunata moglie di Pino III Ordelaffi.

 

Simona Dall'Ara

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