Forlì: eccidi di Branzolino e San Tomè, domani udienza in Cassazione

Forlì: eccidi di Branzolino e San Tomè, domani udienza in Cassazione

FORLI' - Dopo 64 anni da quel terribile 1944 che sconvolse il comune di Forlì e la provincia di Forlì così come tutta Italia, si celebra l'ultima pagina del processo per i tragici episodi conosciuti come gli eccidi di Branzolino e S. Tomè, due fra i tanti che insanguinarono la città di Forlì e il suo circondario.

Mercoledi 17 settembre 2008  avanti la prima sezione penale della Cassazione si tiene infatti l'udienza per la discussione del ricorso contro la sentenza di condanna all'ergastolo per l'imputato Heinrich Nordhorn pronunciata dalla Corte d'appello Militare di Roma in conferma della sentenza del Tribunale di La Spezia che aveva già emesso nel 2006 una sentenza di condanna alla massima pena per l'imputato.

 

Seppure con un ritardo che potrebbe considerarsi imperdonabile, tuttavia alcune fortunate circostanze consentono di dire una parola definitiva almeno per questi due episodi, nella speranza di chiudere con un atto di civiltà quale è un processo penale, i fatti criminali del periodo bellico forlivese. E di tentare di riparare, seppur tardivamente, alla profonda ingiustizia perpetrata ai danni dei parenti delle vittime che in quegli episodi persero i loro cari.

 

Grazie all'interessamento dell'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemponea di Forlì-Cesena e al lavoro di ricerca condotto da Miro Flamigni, si è potuto costituire in giudizio un nutrito gruppo di parenti delle vittime di quegli eccidi che sono  intervenuti nelle varie fasi processo quali parti civili. La Provincia di Forli-Cesena con l'assessore Iglis Bellavista e il Comune di Forlì con l'assessore Liviana Zanetti hanno  coadiuvato e coordinato i parenti delle vittime costituite parti civili, incaricando l'avvocato Lorenzo Valenti a rappresentarle.

 

L'imputato, mai presente nel dibattimento processuale, dopo le due sentenze di condanna nel primo e nel secondo grado del giudizio, ha dato mandato al suo difensore avv. Trucco di presentare il ricorso in Cassazione. A parte alcune questioni di tipo procedurale, la difesa del Nordhorn sostiene che l'imputato avrebbe agito sulla base di ordini, non potendo all'epoca valutare l'illegittimità della rappresaglia sulle popolazioni civili, avendo agito in stato di necessità per le conseguenze che sarebbero derivate in caso di disobbedienza all'ordine. 

 

Le sentenze di condanna impugnate sostengono invece che Nordhorn,  tenente con ruolo di comando nelle esecuzioni, ben sapeva che le vittime non erano in nessun modo responsabili del ferimento del loro commilitone e che nulla avevano commesso contro le truppe germaniche. L'imputato e suoi uomini operarono al solo fine di intimidire e colpire la città di Forlì. E nel farlo commisero il più grave dei delitti connessi alla guerra: la rappresaglia sulle popolazioni civili.

 

I fatti

 

Nel 1944, nelle retrovie della Linea gotica, le popolazioni civili forlivesi, ebbero a soffrire enormemente per la presenza delle truppe germaniche, le quali, impegnate in una strenua battaglia di resistenza contro gli Alleati, seppero mostrare il loro volto più duro e crudele con le popolazioni inermi.

A fine guerra nella Provincia di Forlì si contarono ben 350 morti fra i civili, uccisi in vari episodi di rappresaglia che costellarono tutti i mesi del 1944 sino al passaggio del fronte avvenuto nell'ottobre del 1944.

 

Le numerosissime truppe tedesche dislocate nella provincia forlivese, erano supportate poi nella loro azione di controllo del territorio della presenza della feroce Polizia Segreta SD proveniente a Forlì da Via Tasso in Roma, dove si era resa tristemente nota per le sue efferatezze.

Fra le truppe tedesche, nella fase bellica del 1944 sulla linea gotica, ebbero un ruolo primario le truppe corazzate, che più di altre sostennero l'urto alleato.  Fra queste la  525^ Compagnia. I componenti della 525^ si insediarono quindi all'inizio di luglio 1944 nella case dei civili nei dintorni di Roncadello, San Martino Villafranca, S.Tomè di Forlì.

 

 Nordhorn Heinrich, tenente appartenente al 525^, è nato il 12 novembre del 1919 ad Hattingen/Ruhr piccola cittadina della Germania. Era un tenente del Genio, essendo da civile un ingegnere edile.

 

BRANZOLINO

Il 29 agosto 1944, appare affisso ai pali per un certo raggio intorno a Roncadello di Forlì, un avviso importante firmato dal Comandante germanico della zona. Annunciava l'attentato dinamitardo avvenuto alla mezzanotte e trenta in località San Pietro nella strada della Minarda contro un soldato tedesco che era rimasto ferito. Annunciava inoltre "noi impiccheremo quattro terroristi ".(vedi anche "Diario" di Mambelli )

 

A causa del ferimento del milite nella notte del 28 agosto, il giorno dopo, 29 agosto 1944, a Branzolino viene quindi effettuata una rappresaglia intimidatoria.

Venivano pertanto condotti all'angolo fra Via Minarda e via Lama quattro operai della fabbrica forlivese Orsi Mangelli: Ferdinando Dell'amore di anni 38, Secondo Cervetti di anni 37, Ivo Gamberini di anni 38 e Giovanni Golfarelli di anni 33, tutti di Forlì, arrestati un mese prima perché avevano organizzato alcuni scioperi nella loro fabbrica.

 

A Branzolino, nei preparativi della rappresaglia, Nordhorn aveva fatto erigere due forche e, i quattro, come narrano i testi, vennero impiccati a due a due.

Una quarantina di rastrellati furono costretti ad assistere alle impiccagioni. A due degli impiccati furono inferti anche colpi di pistola alla testa.

SAN TOME'

Verso la mezzanotte dell'8 settembre 1944 un soldato della 525^, urtò una mina e rimase ferito gravemente. Il luogo del ferimento era poco fuori dall'abitato di San Tomè, nei pressi della villa Belli.

Il ferito, Caporale Maggiore Walter Müller (che morirà poi nell'ospedale di Imola il 22 settembre 1944) apparteneva allo stesso comando compagnia pionieri comandato dal Nordhorn.

E' chiaro che l'appartenenza del ferito Muller allo stesso plotone pionieri comandato dallo Nordhorn investiva quest'ultimo di ulteriori della responsabilità della conduzione della rappresaglia, cosi come peraltro previsto dalle norme militari germaniche e naziste.

 

L'esplosione avvenne nel luogo dove il giorno dopo avvenne l'impiccagione dei 6 uomini  verso le ore 24 e fu udita dalle case vicine.

Alle ore 14 iniziò il rastrellamento effettuato dalla 525^. A comandare l'impiccagione dei sei uomini fu il Tenente Nordhorn.

Quando i rastrellati ammontarono a circa un centinaio, furono allineati e fatti marciare verso il campo a retro della villa Belli dove c'erano altri cento uomini, vennero tutti circondati dai militari tedeschi che erano armati.

 

Verso le diciotto invece arrivò sul luogo un'auto scoperta con sei prigionieri prelevati dal carcere: Foietta Celso di anni 37, Mosconi Michele di anni 40, Gori Natale di anni 24, Zamorani Emilio di anni 55, Zamorani Massimo di anni 26, padre e figlio di stirpe ebrea, e Zaccarelli Antonio di anni 19, tutti provenienti dal carcere di Forlì di via Salinatore della Polizia segreta tedesca S.D.

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Alcuni elementi fascisti li fecero scendere dalla macchina e li portarono nei pressi dei patiboli. Finita l'impiccagione tutti i civili furono fatti marciare sulla strada verso Roncadello. Alcuni di loro furono rilasciati mentre molti altri furono inviati in Germania da dove alcuni non ritornarono più.

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