Forlì, Electrolux. I lavoratori: "Persi 300 posti di lavoro, nonostante i ricatti"

Forlì, Electrolux. I lavoratori: "Persi 300 posti di lavoro, nonostante i ricatti"

Forlì, Electrolux. I lavoratori: "Persi 300 posti di lavoro, nonostante i ricatti"

FORLI' -Troppi ricatti sulle spalle dei lavoratori: è quanto dicono in sintesi le rappresentanze sindacali interne dell'Electrolux, lamentando di lavorare sempre sotto minaccia. Ricordano tutta la storia Cinzia Colaprico e Gianluca Camerani (delegati Rsu Electrolux Forlì): "Nel 2006 fummo ricattati dall'azienda che minacciava, più o meno velatamente, la chiusura dello stabilimento, da allora si sono persi 300 posti di lavoro"

 

E ancora:  "Tutto il reparto free standing fu trasferito in Polonia. Fu fatto un accordo col sindacato, usando strumenti quali la mobilità volontaria con incentivi e l'allargamento del Part-Time. Ci dissero che le nuove linee e la nuova piattaforma dei forni avrebbero portato benefici. A distanza di nemmeno 4 anni, l'azienda oggi ci dice che quel tipo di forno non va più bene e per rimanere competitivi sul mercato, dobbiamo costruire una nuova piattaforma di forni, la Sputnik (con la cavità più ampia) che costerà 3,50 euro in più rispetto al vecchio modello in produzione".

 

Spiegano i due: "Ovviamente l'azienda fa capire che vuole far ricadere il costo del prodotto tutto sulla nostra pelle. Come nel passato, noi crediamo che l'azienda vorrà agire creando esuberi e peggiorando ulteriormente le condizioni di lavoro. Dal 2006 a noi lavoratori è diminuito il salario: premi variabili sempre più bassi anche a causa del trasferimento delle produzioni in Polonia. Nonostante questo, negli ultimi 4 anni, si sono persi circa 300 posti di lavoro. Le linee EMS hanno portato solo vantaggi all'azienda. Per noi operai sono peggiorate le condizioni di lavoro psico-fisiche e sono aumentate le malattie professionali (che sempre di più l'Inail nemmeno riconosce)".

 

"Abbiamo la netta impressione che questa nuova piattaforma Sputnik sia l'ennesimo ricatto aziendale per abbattere i costi e guadagnare sulla pelle degli operai senza dare, come sempre, garanzie occupazionali. Questa azienda, non fornendoci dati esatti e non volendo rispondere alle domande sull'occupazione e sull'organico, alimenta consapevolmente la paura nei lavoratori e cavalca questo periodo di crisi, per riuscire ad agire indisturbata una volta che formalizzerà un' eventuale richiesta di esuberi. Il gruppo Electrolux si è comportato così con noi a Forlì nel 2006, si è comportato allo stesso modo per gli stabilimenti di Firenze, Susegana, Porcia e prima ancora a Mel, stabilimento ormai quasi chiuso dopo aver "spremuto" a dovere i lavoratori. In un momento del genere è necessario avere la forza di alzare la testa e battersi per il mantenimento dell'occupazione insieme al non peggioramento delle condizioni di lavoro".

 

"Se l'azienda vuole delocalizzare o chiudere - concludono Camerani e Colaprico - lo farà lo stesso, non prima di aver fatto guadagni sulla nostra pelle. Pensiamo sia necessario informare l'opinione pubblica di quello che l'azienda ci ha comunicato e coinvolgere le istituzioni a tutti i livelli. Crediamo opportuno riunire al più presto il coordinamento del Gruppo Electrolux ed iniziare a rivendicare il diritto al posto di lavoro senza che questo sia usato come ricatto per peggiorare le condizioni di lavoro. Siamo stanchi di questo "gioco al ribasso" in cui sempre più si chiede al sindacato di farsi portavoce delle volontà aziendali sotto il ricatto delle occupazioni. Le voci di corridoio che si inseguono, il terrorismo di qualcuno, rendono sempre più invivibile la situazione all'interno dello stabilimento. Vogliamo informazioni certe e garanzie sul futuro di questo stabilimento"

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