Forlì: Elettrochemioterapia, un’arma in più contro il melanoma

Forlì: Elettrochemioterapia, un’arma in più contro il melanoma

FORLI' - L'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì dispone di un'arma in più contro il melanoma. E' l'elettrochemioterapia (ECT), metodica innovativa già utilizzata nei principali centri di riferimento europei per il trattamento delle patologie neoplastiche e ora praticata anche dall'U.O. di Chirurgia e Terapie Oncologiche avanzate, diretta dal dottor Giorgio Maria Verdecchia. Grazie alla Fondazione Cassa dei Risparmi, che ha fornito la strumentazione per attuare questo trattamento, la struttura forlivese si pone così allo stesso livello di prestigiosi istituti italiani e stranieri quali il Gustave Roussy di Parigi, il Cork Cancer Centre di Cork, in Irlanda, l'Herlev Hospital di Copenaghen, l'Universite Catholique de Louvain, in Belgio, l'University of Bielefeld, in Germania, l'Institut de Pharmacologie et de Biologie Structurale, in Francia, l'Istituto Europeo di Oncologia, di Milano, e l'Azienda Sanitaria Ospedaliera ‘'Molinette'' San G. Battista, di Torino.

 

Con la donazione del Cliniporator, la macchina che permette l'esecuzione dell'intervento, l' U.O. di Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate, ma anche quella di Dermatologia, diretta dalla dottoressa Maria Giovanna Righini, sono in possesso di tutte le tecnologie oggi disponibili per il trattamento delle malattie neoplastiche della pelle, in primis il melanoma, la cui incidenza nella popolazione locale è in progressivo aumento. Tale neoplasia, che necessita di un trattamento complesso persino nelle forme iniziali, richiede non solo un elevato impegno tecnico-scientifico e clinico, ma esige anche pluridisciplinarità e pretende un impegno clinico permanente e ricerca continua.

 

In questo senso, i vantaggi offerti dall'elettrochemioterapia sono notevoli. Quest'ultima consente infatti di trattare tutti i pazienti affetti da metastasi cutanee e sottocutanee di melanoma non asportabili chirurgicamente e difficilmente curabili con le sole terapie mediche. Inoltre, la terapia con ECT di tali metastasi, anche complicate, in quanto ulcerate, sanguinanti e dolorose, rende possibile una migliore qualità di vita, compresa quella di relazione, grazie alla risoluzione o al controllo delle complicanze, ovvero il dolore, l'ulcerazione e l'emorragia.     

La metodica, poi, è utilizzata per il trattamento locale dei tumori primitivi cutanei (carcinoma basocellulare e spinocellulare, Sarcoma di Kaposi) e delle metastasi cutanee e sottocutanee di altri tumori (carcinoma mammario, tumori del distretto cervico-facciale fra cui il cancro della tiroide, sarcomi dei tessuti molli, ecc...). Nei tumori cutanei localizzati, l'elettrochemiaterapia permette la completa guarigione della malattia.  

 

L'ECT è il risultato della combinazione di due effetti: l'elettroporazione della membrana della cellula tumorale e la somministrazione di farmaci antineoplastici sia all'interno del tumore sia in vena, così da raggiungere la neoplasia attraverso la circolazione ematica.

L'elettroporazione è un fenomeno fisico che permette, attraverso impulsi elettrici, brevi ed intensi, di aumentare la permeabilità delle membrane cellulari consentendo ai farmaci citotossici di penetrare con facilità all'interno delle cellule maligne.

 

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L'ECT può integrare la chemioterapia, ma anche l'immunoterapia, oppure essere utilizzata  allo scopo di rendere operabili o trattabili con la radioterapia lesioni tumorali troppo numerose o  voluminose e/o situate in regioni del corpo ove tali trattamenti non sarebbero indicati. Gli effetti collaterali sono minimi.

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