Forlì, Furani: "Scavare nella Rocca, a caccia del 'Paradiso'"

Forlì, Furani: "Scavare nella Rocca, a caccia del 'Paradiso'"

Forlì, Furani: "Scavare nella Rocca, a caccia del 'Paradiso'"

FORLI' - "Occorrono scavi urgenti nell'area della Rocca di Ravaldino: sono convinto che riscriverebbero la storia della città". L'accorata richiesta proviene dall'architetto Gabrio Furani, progettista del recupero del San Domenico. Il "padre" della rinascita del San Domenico chiede con forza che si intervenga scientificamente a Ravaldino, nell'area oggi adibita a giardino frapposta fra il torrione dell'acquedotto e l'ingresso principale al castello.

 

Il professionista è intervenuto lunedì scorso, al Circolo Democratico di Forlì, al termine della serata promossa da CartaCanta Editore, in collaborazione con Aquacalda Srl, a conclusione dell'anno dedicato al cinquecentesimo della morte di Caterina Sforza. In quell'area della rocca tutti i cronisti d'epoca collocavano la sontuosa residenza di Caterina Sforza denominata "Paradiso". Della reggia della "Signora di Forlì" ne parlano in tanti, ma sempre sotto una patina di mistero, quella coltre che hanno cercato di alzare i sette forlivesi che, nel corso del 2009, si sono cimentati su Caterina con saggi e romanzi storici.

 

Quattro di questi letterati, Marco Viroli, Simone Valmori, Silvio Lombardi e Adelchi Tini, tutti autori di lavori editi da "CartaCanta", sono intervenuti lunedì 11 gennaio al "Democratico". Dopo i saluti di rito della giovane editrice Chiara Partisani e l'introduzione dell'operatore culturale Gabriele Zelli, che ha poi moderato ha serata, ha preso la parola Simona Dall'Ara.

 

La giovane ricercatrice, forte di studi recenti ed intensi sulla "Lady di Ferro", ha relazionato su "Caterina e i personaggi del suo tempo", con ampi cenni alle incursioni politiche operate dalla "signora di Ravaldino" nel panorama politico del Rinascimento. "E' sorprendente - esordisce Dall'Ara - quanto sia ancora popolare fra i forlivesi, a 500 anni dalla morte, la figura di questa donna. Questo avviene - continua la studiosa - non solo per via delle conoscenze e delle parentele giuste, ma anche perché dotata di un carattere, di un'intelligenza e di un carisma fuori dall'ordinario. In effetti, l'Italia del Rinascimento non annovera altre donne di potere così imponenti".

 

Persino il grande Nicolò Macchiavelli, ambasciatore di Firenze, che la conobbe personalmente, ne parla ampiamente e con toni enfatici in ben tre sue opere. Sino al punto da attribuirle il clamoroso aneddoto della gonna scandalosamente alzata al pubblico, per mostrare ai suoi nemici, che gli avevano sequestrato i figli per indurla a cedere il potere, la "fabbrica" per farne degli altri.

 

Di grande interesse, fra gli altri interventi della serata, la simpatica teoria di Silvio Lombardi, secondo cui fu Caterina Sforza, e non Alexander Fleming, lo scopritore inconsapevole della penicillina. Degno di nota anche il lavoro di Adelchi Tini, autore del testo "La Forlì di Caterina Sforza", edito da Aquacalda, contenente il primo tentativo, apparentemente riuscito, di redazione di una piantina della Forlì rinascimentale.

 

Furani è intervenuto anche sule indagini al San Domenico, effettuate in occasione dei lavori di restauro del monumento per adibirlo a contenitore dei musei forlivesi e delle grandi rassegne internazionali - il 24 gennaio scatterà la quinta, dedicata a "I Fiori" - hanno portato alla luce reperti inaspettati. Non solo: "Proprio quegli scavi - precisa Furani - hanno condotto a conoscenze nuove, non contemplate dalle cronache del tempo, ma hanno anche sconfessato credenze ritenute assodate. Come il fatto che la chiesa del complesso conventuale, già dedicata a San Giacomo Apostolo, non avesse subito interventi dalla fondazione, nel XIII secolo, sino al Settecento".

 

Le indagini fatte hanno, invece, rivelato ben tre "versioni" del luogo di culto prima dell'attuale. "Solo i cantieri di restauro possono portare a verificare la consistenza delle teorie storiche formulate".

 

Piero Ghetti

Commenti (3)

  • Avatar anonimo di d_a_v_i_d_e
    d_a_v_i_d_e

    Ok ma non si può neanche scavare a vanvera. Cerchiamo di valorizzare quello che c'è, a cominciare dalla Rocca. Bisogna fare tesoro del grande patrimonio storico che possiamo vantare: Forlì, città di Caterina Sforza... Deve essere l'immagine della città al pari di Melozzo e Saffi.

  • Avatar anonimo di marinag
    marinag

    penso anch'io che sia un'ottima idea, soprattutto in previsione dello spostamento delle carceri.

  • Avatar anonimo di paolone
    paolone

    Personalmente la ritengo una bella idea. Ci potrebbe essere tanta di quella roba là sotto - vedi gli scavi sotto il Monte di Pietà - che troverebbero forse da recuperare e riempire la stessa Rocca, pressoché inutilizzata da 40 anni.

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