Forlì, Gagliardi (PdL) a difesa dell'università: "Valorizzare il decentramento virtuoso"

Forlì, Gagliardi (PdL) a difesa dell'università: "Valorizzare il decentramento virtuoso"

Forlì, Gagliardi (PdL) a difesa dell'università: "Valorizzare il decentramento virtuoso"

FORLI' - Stefano Gagliardi, capogruppo del PdL in Consiglio Provinciale di Forlì-Cesena scende in campo a difesa del campus romagnolo, dopo che da Bologna si stanno modificando gli statuti che vedono la partecipazione degli enti romagnoli. "Il contenuto nello statuto dell'Alma Mater in molte parti rappresenta un arretramento rispetto alla situazione attuale sia nella struttura generale sia nel non voler riconoscere l'importanza e l'autonomia che le sedi romagnole".

 

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Gagliardi rileva che "lo Statuto non include neppure le possibilità che la Legge Gelmini prevede per i casi di decentramento virtuosi qual è il nostro". Per questo propone un ordine del giorno in cui "il consiglio provinciale invita il Presidente della provincia ad attivarsi nei confronti dei Presidenti delle altre province romagnole, e dei Presidenti delle società di sostegno universitario romagnole (Serinar, Flaminia ed Unirimini ), affinchè vengano posti all'Alma Mater i seguenti temi, necessari a garantire anche per il futuro la piena valorizzazione delle sedi decentrate e la qualità della didattica: pretendere che l'interlocutore dell'Alma Mater sia il Campus Romagnolo nella sua interezza, comprendendo le diversità e le complessità della Romagna ma anche la complementarietà dell'offerta didattica e culturale; prevedere il rapporto sempre più stretto fra insegnanti, città e territorio, con docenti sempre più imperniati nelle varie sedi", conclude Gagliardi.

Commenti (1)

  • Avatar anonimo di J. Dorian
    J. Dorian

    Passando vicino alla stazione di forlì mi è capitato di vedere quella che sembra essere una sede distaccata della CEPU, e mi sono chiesto: Possibile che questi qui siano riusciti a trovare il modo di fare i milioni con la formazione mentre l'Università è un pozzo senza fondo ? Poi ho pensato alle "sedi romagnole" dell'UNIBO. Quando ai tempi si rifiutò l'ateneo romagnolo e si accettò la presenza bolognese lo si fece per due ragioni: 1) Costi ridotti, 2) prestigio del marchio "la più antica università del mondo". Si è trattato di una scelta che, personalmente, non ho MAI condiviso, ma riconosco la validità di molti degli argomenti che la supportavano. Insomma, io non avrei fatto così, ma siamo in democrazia. Oggi purtroppo sembra che venga fuori un altro effetto collaterale al quale non abbiamo mai pensato. Alle sedi romagnole, salvo rari ed encomiabili casi personali sono stati assegnati come docenti (1) Profesori "in transito" presso qualche sede prestigiosa, (2) nobili locali che hanno avuto un benefico effetto sulla loro professione, (3) parenti / amici / amanti dei Professori bolognesi: questi sì di prima categoria, ma chi lascerebbe Bologna per Forlì ? Nessun radicamento in romagna. Morale ? l'impatto sul territorio non si è visto più di tanto, e adesso che arrivano anni di vacche magre, bologna non ci pensa neanche un secondo a sacrificare le sedi decentrate. detto, fatto. Come biasimarli ? Anche io, da bolognese, farei così. Quindi ? Mah, io probverei a fare opera di umiltà, a capire come fa CEPU + ECAMPUS a fare i milioni con l'università, e a creare qualcosa di simile. Non dico per guadagnarci, ma almeno per ridurre i costi. E poi facciamoci una nostra piccola università. Se costa poco, perché non provare ?

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