Forlì, i Verdi: "Città ciclabile? Non servono metodi da gendarmi"

Forlì, i Verdi: "Città ciclabile? Non servono metodi da gendarmi"

FORLI' - Ieri alcuni  articoli apparsi sulla stampa locale riguardanti l'atteggiamento dei vigili nei confronti dei ciclisti, di stampo unicamente repressivo, contraddicendo una volontà espressa che propone il rilancio della mobilità sostenibile nel centro storico e nella intera città.

 

Le misure anticipate ieri sulla stampa saranno capaci solo di disencentivare ancora di più l'uso della bicicletta a Forlì.

 

E' necessaria una politica che metta i ciclisti al centro delle attenzioni, che riconosca il loro particolare status di soggetti più vulnerabili, che sappia considerare fra i ciclisti i bambini, gli anziani, persone che devono avere più diritti di tutti gli altri .

 

I ciclisti devono diventare, soprattutto in centro, i re della strada, la loro mobilità deve diventare prioritaria rispetto agli altri modi di trasporto, si devono mettere in atto azioni, come avviene negli altri paesi, capaci di rispondere anche agli atteggiamenti psicologici, ai desideri e alle esigenze dei ciclisti , che devono compiere i percorsi più brevi su pavimentazioni lisce e scorrevoli, che devono sentirsi ovunque protetti e difesi.

 

 Fin dal 1983  il comune si era dotato di  un piano di piste ciclabili, mai messo in atto, un assessore Verde lo aggiornò e sappiamo come andò a finire, mentre invece è stato attuato un ampio programma di infrastrutture e di rotonde tutte rivolte a soddisfare le esigenze del traffico motorizzato.

 

La realizzazione di una rete di piste ciclabili, sicure e protette, dipende dalla gestione quotidiana degli interventi, con obiettivi chiari, ma anche da opere mai programmate e fatte, che avrebbe dovuto passare anche dalla attuazione dei nuovi insediamenti, così numerosi negli anni e nello stesso tempo così poco attenti alle esigenze dei ciclisti.

 

Lasciare, come si sta facendo, alla valutazione della polizia urbana il tema mobilità ciclistica sarebbe abdicare ad una funzione di governo, non capire che, ad esempio è privo di senso assimilare ovunque il ciclista alle auto e prescrivendo che vi debbano essere piste ciclabili unidirezionali significa impedire a ragazzini ed anziani di muoversi per brevi tratti all'interno della propria zona senza dover obbligatoriamente compiere, fra andate e ritorno, ben 4 attraversamenti  di strade  molto pericolose.

 

Purtroppo non sono state molto utili in questo periodo talune piccole campagne riguardanti i "ciclisti indisciplinati "  perché esse non hanno fatto capire in modo sufficientemente chiaro le ragioni per cui certi comportamenti vengono messi in atto e infatti, come si è visto, invece di un programma di piste ciclabili collegate fra loro, sicure e piacevoli da utilizzare, sono comparse solo idee repressive.

 

Idee prodotte dalla stessa cultura repressiva che ha portato unicamente a multare i giovani, che protestando col metodo della critical mas,s rivendicavano in bicicletta, rumorosamente ma con metodi che anche Forlì dovrà imparare a conoscere, il diritto a muoversi in bici in una città asservita all'auto.

 

Federazione dei Verdi di Forlì-Cesena

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Commenti (2)

  • Avatar anonimo di Giancarlo Romanini
    Giancarlo Romanini

    Da questo comunicato, dal commento e dalle vicende degli ultimi giorni si capisce quanto arretrata sia la cultura della MOBILITA' (non tanto e non solo della ciclabilità;) a Forlì. Parlare di piste ciclabili sicure e protette, cioé dei ghetti per le bici, significa essere indietro di trentanni. Il fatto è che né i verdi, né il comune, né i forlivesi in genere, riescono a fare il salto di qualità, passando a parlare non di ciclabilità e di piste ciclabili, ma di moderazione del traffico (non è la stessa cosa!). Il patetico e paradossale annuncio del "giro di vite" della Polizia Municipale e lo stesso piano del centro storico che il sindaco va presentando in giro sono una pietra tombale per l'uscita di Forlì dal medio evo della mobilità. Ci sono già tante belle esperienze, anche vicino a noi, che sarebbe bello far conoscere, per capire che quello che ci ostacola è un blocco mentale, non certo la struttura della viabilità o la mancanza di soldi.

  • Avatar anonimo di matteol
    matteol

    Da forlivese che gira spesso in città in bicicletta mi sento di dissentire, in parte, con l'articolo. Sono d'accordo sulla realizzazione di piste ciclabili sicure e protette, nonche' al doppio senso di marcia delle stesse quando fattibile (in Corso della Repubblica, per esempio, non lo e', ma in viale Roma si'), ma i ciclisti non possono e non devono ignorare le indicazioni stradali: vedo continuamente biciclette in mezzo a Piazzale della Vittoria o in controsenso nell'incrocio della Rocca, per non parlare delle bici da corsa sui viali Roma e Dell'Appennino. Se ci sono delle regole, le dovono rispettare tutti: automobilisti, ciclisti e pedoni.

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